giovedì 20 settembre 2012

Blaise e la fede



Blaise era un giovane di non ancora trent’anni, con moglie e figli ed una bella professione, riparatore di moto, un vero “mago” del settore, i meno esperti dovevano ricorrere a lui per risolvere i problemi più difficili. Un lavoro che gli permetteva di guadagnare il necessario per sé e la famiglia. Poi inspiegabilmente, dal giorno alla notte, la follia lo ha preso, parole e gesti senza logica apparente. Si intuiva nel suo straparlare che aveva qualcosa da comunicare ma non riusciva ad esprimerlo, si era rifugiato alla missione nel primo giorno della sua follia, ma è mancato il tempo per ascoltarlo e tentare di comprenderlo. La famiglia lo ha immediatamente preso con sé a forza e trasportato altrove ad una ventina di chilometri dal nostro villaggio, presso un famoso mfumu, un guaritore/stregone. Una sola settimana dopo ne hanno riportato a casa il cadavere.


Blaise non voleva andare dal mfumu, gridava che non era né pazzo né malato e che lì avrebbero ucciso la sua fede e lui stesso. Così è stato, legato e picchiato al fine di ‘domarlo’ e ‘guarirlo’, costretto ad assumere polveri ed infusi ‘miracolosi’, non sappiamo per quali cause precise, ma dopo soli sette giorni è morto. E’ stato grande lo sconcerto ed il dolore a Babonde, perchè è morto un giovane, un marito, un padre, un grande meccanico... ed anche nella comunità cristiana lo abbiamo pianto, per tutte queste ragioni e perchè il modo con cui è morto è stata una sconfitta per la fede. Piangiamo l’amico Blaise e constatiamo con amarezza che sono numerosissimi i casi in cui le famiglie continuano ad affidare i loro malati non agli ospedali, non ai medici, non alla preghiera della comunità cristiana, non all’intercessione del Signore, ma confidano nei guaritori/stregoni, che mescolano una piccola percentuale di conoscenze sulle proprietà curative di alcune erbe e piante ed allo stesso tempo introducono una grandissima percentuale di credulità popolare su alcune presunte personali capacità magiche e terapeutiche. 

Nel caso di Blaise la ‘fede’ della sua famiglia negli stregoni è stata più forte della fede cristiana ed è stata alla fine per lui fatale. Il mfumu locale è apparso più forte degli ospedali e di Gesù, e la partita della fede si è giocata sul piano della potenza della guarigione: a chi la forza, a chi il potere? 
Molte altre volte, se non sulla guarigione, la fede si gioca sulla fortuna e la ricchezza, sul successo ed il piacere di questa vita: chi potrà assicurarcene o procurarcene di più? Quando Gesù non guarisce più come quando era assieme ai discepoli o quando, nelle società occidentali, la medicina  si mostra più efficace della preghiera, quando le ricchezze, la banca, la pensione e la sicurezza sociale assicurano il futuro molto meglio che la speranza nella vita futura, a chi la forza ed il potere? In chi riporre la nostra fede?
Anche a Babonde, nella immensa e sperduta foresta della Repubblica democratica del Congo abbiamo saputo che sarà la chiesa universale, a partire da Roma fino ai posti più sperduti della terra, a celebrare un Anno della fede. “Guai a me se non annunciassi il Vangelo”, scriveva S. Paolo. Provocati dalla morte di Blaise annunceremo con forza la stessa fede in Gesù Cristo che fu di S. Paolo e della prima comunità cristiana fino ad oggi: Gesù unico Salvatore ed unico guaritore, perchè se l’uomo cura, per quanto faccia con tutta la sua scienza e tecnica, sappiamo che chi guarisce è Dio, ed i molti che ancora oggi un pò ovunque si propongono come potenti guaritori, ebbene sono fuori della verità e portatori di menzogna se non di morte. Lavoreremo per accrescere la scienza e la tecnica negli ospedali e altrove, purchè questa scienza e tecnica siano veramente a servizio dell’uomo e non per servirsi di esse a proprio interesse e a scapito dell’uomo. Annunceremo allo stesso tempo che il Cristo quando lo vediamo di fronte alla sua morte può apparirci incapace o sconfitto nel dare risposta alle molte e legittime attese dell’uomo: una vita senza malattie e dolori, senza fatiche ed infelicità, senza bisogno di attese e rinunce...
Ma al contrario, quello stesso Cristo nella sua indifesa piccolezza, grazie alla risurrezione ci manifesta chiaramente la sua vera “forza e potere”. Esse non sono innanzitutto una vittoria di fronte alla sfida del dolore o alla ricerca di una felicità da consumare qui , ma sono una vittoria di fronte ad un’altra  sfida, quella dell’Amore. Se lo crediamo e se chiediamo la sua intercessione è innanzitutto per essere vittoriosi con lui di fronte a questa sfida, e colui che vince la sfida dell’amore sarà vincitore anche altrove: vincitore di fronte alle provocazioni della malattia, di fronte alla mancanza di ricchezze, di fronte alle lunge e disperate attese. E se non crediamo che Cristo è risorto facendo vincere l’Amore sopra ogni cosa, allora “vana è la nostra fede”.  Tante volte in luoghi di missione ed in particolare in Africa, l’annuncio del Vangelo di Cristo è risultato vincente poichè si è presentato assieme a tutte le capacità tecniche della società occidentale, della medicina e della scienza, dell’istruzione e delle risorse finanziarie. Ma appunto, non è questo il cuore del Vangelo e come capitò a Gesù quando non moltiplicò più i pani “a comando”, quando si ritirò in preghiera piuttosto che restare a guarire tutti i malati, quando fu imprigionato piuttosto che esibire la sua forza, così capita anche oggi che se la fede si appoggia principalmente su questi elementi, egli il Cristo, rimane ancora una volta solo, ed il Vangelo ha ancora una volta bisogno di essere annunciato. E’ il compito di ogni missionario in terra di missione, dove la musica e la sinfonia del Vangelo non è ancora risuonata, è il compito di ogni cristiano là dove vive ed opera, affinchè la musica e la sinfonia di una nuova evangelizzazione possa continuare a risuonare. Buon Anno della fede alla famiglia di Blaise, alla gente di Babonde, a noi e voi tutti indistintamente.

mercoledì 12 settembre 2012

Promesse mantenute


Promessa mantenuta da parte nostra e promessa mantenuta da parte dei ragazzi.

Gli studenti davanti alle loro classi
Noi ci eravamo impegnati ad essere pronti all’inizio dell’anno scolare – il 3 di settembre – con le prime 4 aule necessarie all’avvio della stagione 2012/2013, ossia con 3 classi di prima superiore ed una di seconda, così da accogliere i nuovi iscritti (139) ed i reduci dello scorso anno 38 passati in seconda. Muratori e falegnami si sono fatti in quattro per raggiungere l’obiettivo, ed ora il minimo indispensabile è già un dato acquisito: tetto, intonaci e pavimenti, banchi e lavagne...

 Alcuni giovani insegnanti e il preside p. Jean Pierre



I ragazzi con le loro famiglie da parte loro hanno ugualmente mantenuto le promesse o meglio le attese che pian piano avevano fatto nascere. Già da tempo sentivamo dirci che i figli sarebbero stati iscritti al “Ste Marie di Babonde” in quanto cercavano la possibilità di un’istruzione ed un’educazione migliore di quella finora offerta dalle altre scuole ed istituti del posto, ed effettivamente siamo stati sorpresi dalla rapidità con cui i posti disponibili sono stati occupati, dovendo per contro selezionare i candidati troppo anziani e respingerne numerosi altri una volta raggiunto il limite di 45 alunni per classe. In ambiente rurale normalmente si assiste ad un grande ritardo prima di avere i ragazzi ed i professori pronti per l’inizio delle lezioni, le difficoltà di recuperare i circa cinque euro per l’iscrizione, altri sette per l’uniforme un pò di quaderni e penne... 

A scuola con gli operai e due direttori di scuole Elementari
A Babonde normalmente bisogna pazientare almeno due settimane, nei villaggi circostanti talvolta si assiste ad un deplorevole ritardo di anche unmese o pià, ma per gli studenti dell’Ist. Ste Marie tutto era già pronto due giorni dopo la data fisata dal calendario ed il terzo tutti erano già seduti nei loro banchi. E’ un buon segno incoraggiante. Cercheremo di avere degli insegnanti qualificati favorendo gli studi universitari di qualcuno/a dei giovani professori. Limiteremo al minimo il lavoro manuale che in altre scuole gli insegnanti e direttori impongono agli allievi per integrare i magri stipendi, ma che abbassa notevolmente il livello dell’istruzione, tanto che ci si meraviglia come oggi coloro che escono dalle scuole superiori con il diplima di stato (la nostra maturità) parlino e scrivano un pessimo francese, talvolta ‘inferiore’ a quello di chi, qualche decina d’anni fa, terminava le scuole elementari. Il responsabile della scuola è il p. Jean Pierre Mokonzi, un sacerdote della nostra comunità di Babonde in modo da garantire una certa correttezza sia dal punto di vista educativo che amministrativo ed economico. 

Il lavoro che rimane da fare, le altre aule.

Stiamo pensando se negli stessi locali, sfruttandoli nelle ore pomeridiane, non sarebbe fattibile iniziare le professionali di falegnameria o di taglio e cucito... un dossier da seguire. Per intanto gioiamo di quanto realizzato e ringraziamo tutti quanti ci hanno permesso di realizzare quaanto potete vedere nelle foto. Sappiamo che molto lavoro è ancora da fare, sia dal punto di vista delle costruzioni che dal lato istruzione ed educazione, sappiamo che il buon Dio e la sua Provvidenza ci accompagnano.

martedì 11 settembre 2012

Effusione dello Spirito


Nel gergo della chiesa quando si parla di “Pastorale” si intende l’attività che punta a far crescere la fede delle persone, ad incoraggiarle alla vita della comunità cristiana, a conoscere la parola di Dio, ad impegnarsi per il bene e per la trasformazione in bene di questo nostro mondo. Sull’esempio di un pastore che ha cura del suo gregge e soprattutto sull’esempio di Cristo che ha cura dell’umanità, la chiesa nella sua attività “pastorale” si cura di una comunità di uomini e donne che gli è affidata.
 
 Ebbene anche la missione di Babonde, nonostante e attraverso i tanti piccoli progetti di sviluppo sociale, di educazione e di aiuto è impegnata in modo prioritario nell’attività pastorale per far crescere il “Regno di Dio nelle anime e nella società”: un’altra espressione in gergo che significa promuovere tutto ciò che ci fa vivere come uomini e nello stesso tempo come figli di Dio, secondo il pensiero di Dio, secondo quanto può aver pensato per noi, sia a livello personale, interiore, sia al livello comunitario, sociale, visibile e concreto.
Un fatto che ha segnato a livello pastorale la nostra comunità di Babonde è stata la celebrazione dell’ “Effusione dello Spirito”. Qualche centinaio di persone hanno voluto riprendere in mano la loro fede, non solo rispolverarla, ma farla nuova come lo è stato il giorno del Battesimo o il giorno della Cresima, accogliere con gioia la novità del vangelo insieme alle sue esigenze, dure ma liberanti, mossi non dal dovere e dalle convenzioni, ma dalla forza gioiosa dello Spirito. Quello Spirito promesso, donato e spesso dimenticato, fuoco, forza, coraggio, voce e canto dentro di noi. Molti, forse troppi sono i cristiani che, in Europa come anche in Africa, dopo essere stati evangelizzati necessitano di una ‘nuova evangelizzazione’ poichè lo Spirito non ha potuto agire, completare l’opera iniziata, guidare, trasformare. Tre mesi di “catechesi” per quasi cinquecento adulti, una volta la settimana, preghiere di liberazione e di remissione dei peccati conclusesi nella “effusione dello Spirito”, la celebrazione che suggella il rinnovo delle promesse battesimali, l’apertura a Dio e alla sua grazia, l’abbandono di ciò che ostacola una vita di amore e di verità. Incredibile constatare come anche a Babonde la vita cristiana ristagna, è accolta ma incide solo superficialmente, altre volte è chiaramente accantonata, dimenticata o tradita ed ha perciò bisogno dell’azione pastorale della chiesa che chiama, anima, ricorda, rinnova...
Sta all’uomo prepararsi a ricevere... sta a Dio fare il suo dono, i suoi doni. Il dono dello Spirito non è tra i più piccoli, anzi e i frutti attesi sono molti: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé... La celebrazione dell’Effusione dello Spirito ha suggellato la fine della preparazione e l’attesa del dono. Sappiamo che le realtà della fede sono spesso impalpabili ed  invisibili agli occhi ma sappiamo anche che dai frutti prodotti sapremo riconoscere la mano di Dio all’opera negli uomini.

sabato 7 luglio 2012

Ribellioni ancora

Ci preoccupa in questo periodo l’instabilità e l’insicurezza nella zona di Epulu, sulla strada che ci collega a Mambasa. Alcuni ribelli Mai Mai, capeggiati da un certo Morgan, hanno assaltato le guardie del parco, riserva naturale dell’Okapi, facendo strage degli animali lì custoditi, incendiando gli uffici, saccheggiando le case dei villaggi vicini. Si contano in alcune migliaia gli sfollati a Niania.  L’Okapi è quell’animale un pò simile alla zebra che vive solamente nella foresta dell’Ituri, e la riserva naturale è stata appunto costituita per proteggerlo dall’estinzione. Il parco naturale impedisce il bracconaggio ma anche lo sfruttamento del territorio, sia agricolo che minerario, e inutile dirlo, è un territorio ricco in oro e diamanti senza contare altri preziosi minerali. “Salvare l’animale dalla caccia o darsi alla caccia all’oro e all’okapi nello stesso tempo”? I pareri sono divisi ed il ribelle Morgan trova facili appoggi. Ora si è nascosto in foresta portando con sè alcuni prigionieri specialmente donne e bambini. Di questi ultimi probabilmente ne vorrà fare dei soldati.
L’esercito regolare è in arrivo ma non promette nulla di buono poichè mal addestrato e non pagato si è spesso rivelato come campione di inefficienza e di saccheggio. Gli stranieri che gestivano il parco, costretti alla fuga, richiameranno certamente l’attenzione internazionale e l’intervento della missione ONU in Congo, anche questa non sempre sinonimo di efficienza nell’instaurare la sicurezza. Lo scenario non è quindi semplice nè felice, sapendo che la regione è contesa ad un livello più alto, politico o geopolitico, dal vicino Ruanda, mentre gli americani nelle vicinanze di Kisangani hanno già installato una base militare per controllare la regione, e mentre qualcuno parla di una possibile divisione del Congo in più stati regionali... Diverse multinazionali sono già all’opera nella regione, in fase di esplorazione o di sfruttamento e sappiamo la grandezza dei loro appetiti. Un conosciuto proverbio africano dice che “quando gli elefanti si battono a farne le spese sono i piccoli fili d’erba”. Effettivamente non sappiamo quali buone prospettive per il futuro saranno riservate alla popolazione locale contadina e ai piccoli pigmei abitanti della foresta. Lo stesso Morgan rischia di essere una inconsapevole pedina facilmente strumentalizzabile.
L'okapi

Il Trattore dei desideri



Per il momento abbiamo solamente la foto e la mostriamo con soddisfazione, ma sappiamo che è oramai dentro un container ed in viaggio verso l’Africa e tra circa due mesi potremo vederlo, toccarlo e soprattutto utilizzarlo, se tutto filerà liscio. E’ un nuovissimo trattore offertoci dalla provincia italiana della nostra congregazione, in collaborazione con la comunità di Trento. Per i lavori pesanti, il trasporto di pietre da fondazione e sabbia, mattoni e blocchi di cemento sulle strade di Babonde, la piccola Land Rover, anche se indubbiamente robusta, non può certamente reggere il confronto, senza contare le somme enormi per ripararne i guasti e il rapido invecchiamento. Il trattore non arriverà senza attrezzi da lavoro per l’agricoltura e per aiutare il movimento terra. Da Mambasa speriamo di poter ottenere un carro rimorchio per il trasporto materiale e poi al lavoro... sono molti i cantieri aperti e veramente lo attendiamo a braccia aperte: abbiamo due scuole in costruzione (a Babonde e a Yambenda) e una quindicina le chiese di villaggio, senza contare la nuova parrocchia di Gbunzunzu e in differernti luoghi la sistemazione delle sorgenti d’acqua. Non mancherà l’appello all’aiuto per il trasporto di materiali e soprattutto per la costurzione delle case tradizionali in pali di legno e terra. Allo stesso modo ci sarà utile per sistemare alcuni pezzi di strada fortemente erosi dalle pioggie. Al contrario, per il lavoro agricolo non sarà facile averene un utilizzo regolare in quanto mancano gli spazi liberi da tronchi e radici e l’elevato prezzo del carburante scoraggerà gli “investimenti” in un ambiente dove primeggia il fare tutto alla mano con l’aiuto, a costo zero, della manodopera fornita dalla famiglia intera: adulti, giovani, anziani e bambini. 

Vedremo cosa sarà possibile immaginare e realizzare... essendo nativo di Saonara, paese a vocazione prevalentemente agricola e vivaistica dovrei avere innato il “pollice verde”, ma per il momento non ne vedo l’ispirazione nè i frutti. Il tempo maturerà le idee ed i progetti e contentiamoci di attendere il pacco regalo, che lasciata Vicenza e presa la nave sbarcherà a Mombasa in Kenya per attraversare via strada l’Uganda e finalmente passare la frontiera. In Congo a Beni sarà sdoganato e quindi di nuovo in viaggio fino alla nostra comunità di Mambasa, a circa 400 km da Babonde. A partire da lì occorrerà scaricare tutto il container e sulle proprie ruote affrontare l’ultimo tragitto fino a destinazione. Eh già, le cose non sono mai semplici ma è vero pure che non siamo mai soli... un grande grazie a tutti quanti hanno collaborato e continuano a collaborare all’impresa.

venerdì 6 luglio 2012

ISM-Puntare diritti a Settembre





Il calendario scolastico si sta per concludere soprattutto per le prime classi delle superiori che terminano i corsi normali e lasciano il posto agli esami dei “finalisti” quelli di sesta che inizieranno ben presto l’esame di stato (la nostra vecchia maturità). Anche alla missione di Babonde da quest’anno respiriamo un pò di più il calendario scolare assieme a quello liturgico e pastorale, poichè da settembre abbiamo dato inizio ed ospitiamo nei locali della parrocchia (le due grandi sale Mama Mpendelevu e Salle Bernard) le due prime dell’Istituto Ste Marie de Babonde. Gli studenti erano una ottantina nel settembre scorso ma hanno terminato non molto più numerosi di una cinquantina... molti gli abbandoni motivati nella maggioranza dei casi dalla mancanza di soldi per pagare la piccola quota mensile e, per diverse ragazze, dall’obbligo  di restare a casa nel momento in cui danno inizio ad una gravidanza. Già, per noi abituati all’Europa un discorso difficilmente concepibile, ma qui invece sono frequentissime le gravidanze delle ragazze della sesta elementare e dei primi anni delle superiori. Le difficoltà familiari ritardano notevolmente la scolarizzazione, e delle “grandi adolescenti” si trovano ancora sedute nei banchi scolari, mentre la curiosità sessuale esplode e si affacciano alle prime esperienze, solitamente “fatali” per il percorso scolastico. La famiglia sovente non ha la capacità di ben educare i numerosi figli ed in qualche modo tollera con una notevole apertura gli “incidenti di percorso”: una nuova vita è sempre una benedizione ed una bocca in piùnon renderà più poveri. In un certo senso non possiamo dare loro torto, anche se per molti altri aspetti nascono innumerevoli problematiche difficili da gestire.



Non perdiamo coraggio nè speranza e puntiamo diritti al prossimo settembre, con nuove iscrizioni che pensiamo numerose più dell’anno trascorso e con la convinzione di poter entrare nei nuovi locali, in quanto dal mese di marzo è stato aperto il nuovo cantiere per la costruzione di 10 nuove aule scolastiche che ospiteranno l’Istituto Secondario (scuola superiore) Ste Marie de Babonde. Stiamo costruendo il tetto delle prime quattro aule che dovranno assolutamente essere pronte appunto per settembre. Muratori e falegnami sono alacremente all’opera, anche se la parola “stakanovismo” è sconosciuta da queste parti e rifiutiamo il modello cinese di un lavoro al modo delle “formiche”. Contiamo davvero di potercela fare se non ci sarà interruzione nell’approvvigionamento dei materiali. Diversi altri giovani nel frattempo sono stati introdotti al lavoro e all’apprendimento di un mestiere... sono tutti giovani del posto e questo ci fa ben sperare per avere domani delle maestranze locali. Abbiamo avuto l’onore della presenza del Vescovo di Wamba nell’occasione della posa della prima pietra (a dire il vero era il primo blocco di cemento) per una preghiera di benedizione del progetto e di ringraziamento per i benefattori che lo finanziano. La sensibilità e la carità di molti compie miracoli in terre lontane e speriamo davvero di poter dare un contributo sostanzioso al miglioramento del livello educativo del posto. L’istituto prevede l’apertura della sessione Pedagogica per formare i maestri di domani, di quella Sociale, di quella Contabile-Informatica e delle sessioni professionali di Falegnameria e di Taglio e Cucito. Un progetto ambizioso che a Dio piacendo piano piano potrà realizzarsi. Noi abbiamo da tempo le maniche già rimboccate e speriamo di coinvolgere altri.

Il Vescovo posa la prima "pietra"

L'equipe dei muratori




lunedì 2 luglio 2012

Fame e sete parzialmente appagate


“Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Se abbiamo molti appetiti e molte seti, alcune “ordinate” altre “disordinate”, occorre ascoltarsi nel profondo in qualche momento di tranquillità, oppure in altri momenti quando siamo sommersi e sopraffatti dal fare e dal correre, ebbene è in questi momenti che sentiamo vera la fame e sete della Parola di Dio, quella Parola che permane e non passa veloce sulla “rete informatica” senza lasciare traccia; una Parola che purifica e cura, che nutre e illumina, non come quelle sovrabbondanti parole leggere di intrattenimento o di imbonimento, dolci al palato ma vacue e senza sostanza.
Ebbene circa un centinaio di animatori di CEV (le Comunità Ecclesiali Viventi) della nostra missione hanno potuto gustare per alcuni giorni questa Parola sostanziosa, durante una settimana di formazione biblica. Per alcuni si trattava innanzitutto di apprendere ad aprire il libro sacro ed individuare i vari libri in esso contenuti, per altri conoscere più da vicino Abramo, “padre nella fede di tutti i credenti”, e Mosé chiamato da Dio ad essere “liberatore” del suo popolo. Per altri ancora è stato il tempo opportuno per comprendere che leggere la Bibbia è solo il primo passo di un percorso ben più lungo che chiede di assimilare, conservare nel cuore, condividere con altri, applicare alla propria vita personale e a quella della comunità più vasta che è la chiesa e la società intera. 
Il ruolo dei responsabili delle CEV è quello di radunare una volta alla settimana gli abitanti di un quartiere o di una porzione di famiglie per la preghiera, la lettura del Vangelo, la condivisione e la discussione di alcuni problemi pratici della vita del villaggio o delle famiglie stesse. E’ loro compito incoraggiare i ragazzi ad entrare nel percorso del catecumenato per preparare il Battesimo e ricevre l’Eucaristia. Sono loro che insegnano le prime preghiere del cristiano e che accompagnano gli ultimi momenti di vita.
L’entusiasmo era palpabile assieme alla soddisfazione di stringere tra le mani il prezioso libro che con tutta probabilità è anche l’unico ad essere conservato in casa nella “biblioteca di famiglia”. L’introduzione alla lettura dei Vangeli è stata la cigliegina sulla torta che tutti aspettavano.
Diciamo “fame e sete parzialmente appagate” poiché non si può esaurire in qualche giorno il tesoro immenso contenuto in quelle pagine. Ci siamo lasciati con la promessa che l’esperienza avrebbe dovuto essere ripetuta ed approfondita segno che il cibo e la bevanda praparata erano esattamente quello che ci voleva. Un grazie a tutti quanti ci hanno sostenuto e permesso la realizzazione dell’esperienza.

domenica 1 luglio 2012

Studenti nella RETE


Sono circa 130 ragazzi e giovani che si sono lasciati volontariamente e  piacevolmente “irretire” durante il corso dell’anno scolastico 2011/2012. La RETE infatti è un’associazione informale di amici che sostiene il percorso scolare di chi si trova in difficoltà a pagare le piccole o grandi somme delle spese scolastiche. I beneficiari sono soprattutto bimbi e bimbe orfani di Babonde e dintorni che frequentano la scuola elementare (un’ottantina) e superiore (una cinquantina) o membri di famiglie numerose, impossibilitate a far fronte ai piccoli montanti necessari. Ne beneficiano infine gli studenti universitari che non hanno alle spalle qualcuno che li possa appoggiare per le spese accademiche. A questi ultimi è posta una piccola condizione: una volta terminato il percorso universitario chiediamo di rientrare in Babonde per aiutare come professori nelle scuole superiori locali che soffrono di mancanza cronica di personale qualificato, gettando così alle ortiche la qualità dell’insegnamento. E’ in questo modo che questi 130 sono “caduti nella RETE” e possono in qualche modo portare avanti il loro percorso formativo. Tre di essi stanno laureandosi in Francese, uno in Inglese, per una di esse è l’ostica matematica, due si perfezionanano in geografia metre due sono impegnati in campo sanitario, una come infermiera l’altro come medico. A ciascuno di questi riusciamo a garantire circa 450 Euro, lo strettissimo necessario per l’università, al resto dovrà pensare la famiglia. Per i ragazzi delle superiori ed elementari l’impegno è ben più modesto circa 30 o 50 Euro per anno. Un comitato composto dai padri della comunità e da tre laici valuta i vari casi ed accetta i candidati, considera anche di quali qualifiche le scuole del nostro territorio hanno bisogno, in modo da preparare per tempo i professori di domani. Inutile dire che di fronte all’esponenziale incremento demografico ci troviamo costantemente “sotto”, in affanno ed occorrerebbe potessimo fare molto di più, ma è già una abbondante manna e benedizione che scende e che ci muove al ringraziamento. Qui moltri altri ragazzi amerebbero entrare nella RETE, ma ci saranno altri amici dall’Italia che si lasceranno essi pure irretire nell’aiuto?

Sorella Morte


In questi giorni (inizio giugno) sono convalescente di una brutta malaria che mi ha steso a letto, non succedeva da oramai due anni... quest’anno sono numerosissimi i decessi fulminei, in particolare dei bambini che si trovano rapidamente in stato di anemia o di disidratazione e necessitano di cure immediate che, inutile dirlo, occorre pagare prima di riceverle... in questo settore non si fa credito. La sanità a rotoli da sempre, gli infermieri non pagati assistono i malati con il loro sacco farmacia vendendo direttamente medicinali e prestazioni. Esami clinici, Kit per la trasfusione di sangue e poi la ricerca del parente compatibile, flebo reidratanti con sali minerali ed antibiotici, quasi mai sono alla portata immediata delle famiglie. Ho riempito il garage di biciclette prese in prestito da coloro che cercano rapidamente 30/40 dollari per far fronte all’emergenza che diventa catastrofe quando ad un primo malato in famiglia se ne aggiunge un secondo in un breve lasso di tempo. Il medico che mi ha curato confessa apertamente che alcuni li si lascia morire e non si può fare altrimenti poichè loro stessi, la struttura ospedaliera, se donasse medicinali a credito cesserebbe di funzionare nel giro di due settimane. Per altri la terapia è ridotta. Spesso si somministrano solo parzialmente le cure necessarie secondo la “tasca” del paziende confidando solidamente nel buon Dio e nella rapidità di recupero del malato peraltro già ben selezionato se arrivato all’età adulta, poichè la malaria non risparmia nessuno. Gli operai della missione hanno diritto ad un “buono cure” per loro e la loro famiglia, e mi aspetto una fattura salatissima per il mese appena passato e per quello in corso. Lo stesso ministro della Sanità ha promesso una sua prossima “venuta” per toccare con mano la gravità della situazione, ma come al solito ci si aspetta qualche aiuto a pioggia che non risolverà la radice del problema... e sappiamo le promese dei politici.
Il Congo rimane uguale a se stesso e le evoluzioni positive passano con il contagocce... probabilmente anche per questo non è mai spenta la sete di speranza, quella alla vita e quella alla salvezza cristiana, e non perchè la predicazione è il piccolo dolce che permette di mangiare il boccone amaro di tutti i giorni (il ben conosciuto oppio dei popoli), ma perchè meno storditi e distratti dall’abbondanza del “materiale” si tocca con più immediatezza la fragilità della propria condizione e del propiro limite. Chiaro che non predichiamo solo speranza, quella per il domani e quella della vita eterna, predichiamo anche quell’amore che si coniuga in mille forme e che comincia dal “no” al pensare solo a se stessi, passa per tanti piccoli e gandi gesti di solidarietà e arriva a modificare quelle strutture ingiuste che non  permettono lo sviluppo dei popoli. Malgoverno e corruzione sono due dei nomi di queste strutture ingiuste.
Beh nel bel mezzo dell’ultima crisi di malaira ho visto la mia morte... le prime medicine non avevano funzionato, una super dose di chinino non aveva funzionato, eravamo già in viaggo verso Nebobongo un ospedale un pò meglio attrezzato ad una trentina di chilometri da Babonde, ma personalmente avevo già tirato qualche piccola somma della mia vita e salutato con affetto e senza rammarico la gente della missione che ho amato di cuore.

A distanza di qualche giorno rifletto su quello che è avvenuto. La crisi è passata velocemente, nessun esito nefasto, solo la necessità di una lunga convalescenza. Ma in qualche modo ho potuto avvicinare il pensiero della “mia morte” come mai era accaduto prima... un pensiero un pò ingenuo forse, quello di chiamare “sorella” quell’esperienza di vita che mette fine a questa vita, senza rabbia, senza quel retro-pensiero che ti fa esclamare “sarebbe stato meglio se... invece che... ”. Un pensiero inappropriato forse poichè “mi sono sbagliato alla grande” sulla data e sul momento che non è dato a noi di conoscere... ma un pensiero tuttavia reale e vero. Francesco d’Assisi chiamava “sorella, nostra morte corporale”. Nella speranza di una vita “altra” promessa ma non vista ancora. Da parte mia sono palesemente contento di essermi sbagliato sul momento, ma sono ugualmente contento di aver potuto avvicinare seranamente quell’esperienza che in altri tempi si ripresentrà, magari sotto altra forma. Comprendo anche un pò meglio quella rassegnazione, serenità, confidenza, fiducia di molti che in questi giorni si vedono portare via i loro bambini vittime di una malattia subdola ed impietosa. Vita e morte sono un mistero e si affrontano in duello, ma non sempre è scontro armato, talvolta l’una lascia dolcemente il passo all’altra poichè è naturale che così sia.

domenica 1 aprile 2012

Pasqua/Passaggio


Tutti sanno che la parola “pasqua” prende origine da un insieme di feste e riti antichi che significano in modo particolare “passaggio”. Di quale passaggio si tratta? Da un pascolo all’altro per i pastori di greggi, da una stagione all’altra e da una luna vecchia ad una nuova per gli agricoltori, da un paese all’altro e da una condizione di vita all’altra per gli esiliati e ridotti in schiavitù ora in cerca di libertà...
Pasqua/passaggio del mar Rosso, o mare dei giunchi, dall’Egitto alla terra promessa. Per gli ebrei il simbolo più evidente e più conosciuto di quel lungo viaggio che attraversa il deserto, mille peripezie e prove.



Verso il Sud di Babonde non è il mar Rosso ma il fiume Nepoko che fa da barriera e che occorre attraversare. E’ l’ostacolo verso Mambasa ed il confine con l’Uganda, oppure verso Kisangani, sede amministrativa e terza città del paese, sede di molte facoltà universitarie, di un discreto ospedale e di qualche buona attività commerciale. Verso Est è sempre il fiume Nepoko che ci separa da Wamba centro della diocesi e da tante attività della vita cristiana di questa chiesa. Verso Ovest di nuovo il Nepoko che fa da barriera verso la zona di diamanti e d’oro, fonte di guadagni ma anche miraggio di una ricchezza facile, opportunità di lavoro insieme a molte malattie talvolta mortali.


Il popolo Lika non attraversa facilmente il fiume, è gente di foresta e non conosce nuotare. Ogni traversata domanda dei soldi che non sono “moneta corrente” nelle mani di molti, impone anche  qualche fastidio “doganale” ed aumenta l’avversione al traghetto effettuato in piroga o su barconi malandati che imbarcano acqua in abbondanza, da svuotare in fretta con secchi e fatica. Sull’altra sponda la lingua è un’altra e le genti sono molte con i loro dialetti e costumi.

Ma la vita è comunicazione, viaggio, commercio, passaggio di conoscenze e di informazioni. Apertura al nuovo e sconosciuto, opportunità e rischio. La vita domanda di investire e di investirsi. Si potrà avere molto, come anche il perdere tutto.

Una domanda interessante si propone: sarà possibile perdere tutto per guadagnare di più?



La Pasqua/passaggio di Gesù Cristo sfida questa interessante domanda - perdere tutto per guadagnare di più - e ci provoca a seguirlo nel medesimo percorso. Discepoli e credenti, amanti dell’azzardo, amanti della vita, amanti delle promesse di Dio, Buona Pasqua a tutti.

venerdì 16 marzo 2012

Diamanti alternativi

Babonde – Mambasa, un itinerario di 480 chilometri circa, che solo un anno fa, utilizzando la moto, avrebbe richiesto non poche fatiche e molto spirito di avventura, e che in macchina sarebbe stato un calvario improponibile, abbiamo potuto realizzarlo in questa settimana abbastanza comodamente con una quindicina di ore di viaggio. Effetto positivo dei lavori di sistemazione della strada Niania – Wamba; piano piano noi di Babonde usciamo dall’isolamento e finalmente possiamo fare visita ai nostri confratelli di Mambasa, a distanza di più di due anni dal nostro ultimo passaggio. E’ cambiata Mambasa? Certamente risplende della sua nuova opera, il magnifico ospedale che brilla nei suoi freschi colori in mezzo al verde della foresta. Qualcuno si chiedeva se non fosse un doppione dell’ospedale pubblico che già esiste a Mambasa e così, senza ancora visitarlo, chiedo a qualcuno del posto se è già in funzione? e “come va”? Con grande stupore mi dicono che è già piccolo per il grande afflusso di persone che vi si reca apprezzando la serietà delle cure e i servizi della farmacia interna che dispone di tutte le medicine necessarie. Tutte le attrezzature non sono ancora arrivate, ma si respira già l’ossigeno della professionalità e della pulizia e questo non può che far bene sperare per il fututo. Padre Silvano mi accompagna per una breve visita ed il formicolio di persone è intenso: qualche parola agli operai che perfezionano i lavori fin qui fatti, il saluto alla dottoressa e al personale medico, l’aiuto ad un malato “spaesato” proveniente da Isiro...
 

Curare i malati è una delle virtù che il cristiano è chiamato a manifestare nelle opere ed il nuovo ospedale della missione di Mambasa potrà fare molto in questa direzione associando allo spirito evangelico la competenza del personale e l’opportunità inestimabile di una struttura adatta ed efficiente.
In queste zone si cercano oro e diamanti ed i lavoratori delle miniere sudano non poco per ricavarci qualcosa... il sudore di p. Silvano e dei tanti che l’hanno aiutato hanno potuto far brillare oggi un prezioso gioiello che non servirà solo l’estetica o la vanità ma che produrrà una grande quantità di bene. Se qualcuno talvolta si è sentito rivolgere la domanda “è bella Mambasa?” Oggi non ci possono essere dubbia nella risposta: “E’ veramente bella Mambasa”.

giovedì 16 febbraio 2012

Il viaggio e le sue incognite

Erano oramai tre anni che non percorrevamo più la strada che da Babonde, passando per Wamba, ci porta fino a Kisangani, capoluogo della Provincia Orientale e sede di molte delle nostre comunità ed attività. Nel 2009 eravamo riusciti a passare con la nuova Land Rover in direzione inversa, ma poi il percorso era divenuto impossibile e l’unico mezzo era rimasto l’aereo o l’odissea di un viaggio infinito in moto. Ora finalmente dopo più di un anno di lavori la strada è stata riparata e in due giorni soltanto siamo riusciti a percorrere i 550 chilometri che ci separano. Una strada che sia viabile è un’enorme apertura, fonte di novità importanti: è la possibilità di collegamenti sicuri, di sviluppo economico, di riduzione dei prezzi dei prodotti che vengono dall’esterno, possibilità di esportare i prodotti locali, faciltà di comunicazione  e di passaggio di informazioni, uscita dall’isolamento, che genera ignoranza e rende possibile ed impunito il sopruso da parte dei “forti”. Le famiglie possono visitarsi, gli scambi economici fiorire, la comunicazione del sapere intensificarsi, grazie al movimento degli studenti, le collaborazioni tra le univarsità, lo scambio di esperti nei vari domini.

Come risaputo, in Congo le cose non sono mai semplici, così che l’apertura della strada che permette ora ai grossi camion di passare con i loro enormi carichi, talvolta eccessivi, ha come conseguenza il pericolo di mettenre a repentaglio la sicurezza dei ponti progettati e costruiti per pesi limitati.

In questi ultimi tempi sulla nostra strada già due ponti hanno dovuto essere rifatti dopo essere stati “abbattuti” dall’imperizia e dalla trasgressione dei limiti. Le guardie ed i militari preposti alla vigilanza, senza salario sufficiente e sicuro proveniente dallo stato, sono facilmente corrompibili.

Noi stessi ne abbiamo fatto le spese dovendo attendere più di sette ore sotto il sole, la riparazione in corso del ponte sul fiume Lindi. Un buon esercizio di pazienza, un’occasione di dialogo con la popolazione locale, assaggiando i cibi preparati sul posto – il pesce non poteva mancare – e l’apprendimento di qualche nozione su come sono stati costruiti quei ponti in epoca coloniale e che ancora continuano a servire migliaia e migliaia di persone.

Visite


Il mese di febbraio è stato ricco di visite importanti alla missione di Babonde. Il nostro Vescovo Mons. Kataka Janvier per una Visita Pastorale di tre giorni, incontrando i vari gruppi presenti, celebrando ed istruendo, riconfermando le direttive pastorali, rispondendo ai vari quesiti, preoccupazioni pastorali e domande di chiarimento. Sono stati giorni di festa e di “laboratorio”. Incontro con i catechisti, con gli insegnanti, con i giovani... la partita di football cui ha dato il calcio d’inizio, il concerto dei giovani... Tre giorni per vedere da vicino Babonde e per orientare bene il cammino pastorale, per “confermarci” nel nostro lavoro e darci coraggio. Immediatamente dopo il passaggio del Vescovo ha seguito la visita dei nostri superiori della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, una delegazione proveniente da Roma e da Kisangani, che dopo diverse peripezie lungo la strada sono riusciti a condividere con noi una breve mezza giornata, presentandoci la vita della nostra congregazione a livello mondiale e mettendosi in ascolto della nostra comunità e della sua vita. Due visite importanti, momenti di accoglienza, di incontro e di ascolto, che ci hanno permesso di uscire  dall’isolamento cui spesso siamo forzati a vivere, riaffermando che la notra comunità ed il lavoro di ciascuno è inserito e collegato ad un piano più ampio, quello della diocesi, della congregazione e della Chiesa universale. Respirare quest’aria ci ha fatto del bene. Ringraziamo tutti di cuore.

sabato 31 dicembre 2011

Natale dovunque

Eccomi a Babonde, il viaggio lungo ed un pò teso a causa dei disordini post elettorali soprattutto nella capitale Kinshasa dove era necessario passare. I carri armati schierati qua e là lungo le strade e nei punti sensibili della città. Il vincitore Kabila, con notevoli brogli all’attivo ed il secondo in classifica Tchisekedi che già prima del voto si era auto-proclamato presidente ed ha continuato a farlo dopo, accendendo il fuoco di una rivolta per fortuna appena abbozzata. Al “giuramento” del presidente Kabila un solo capo di stato era presente alla cerimonia, segno evidente dell’isolamento del paese e della poca credibilità di cui gode. In ogni caso i voli aerei non sono stati perturbati e due giorni prima di Natale ero finalmente a casa. Allora Buon Natale a tutti, a partire dal caldo polveroso della stagione secca ma anche dalla tranquilla assenza di pubblicità invadenti ed ossessive e dalle obbligazioni dei regali a tutti i costi. Fare quello che gli altri si attendono da te? Fare quello che la tua coscienza ti ispira o reagire all’iniziativa che viene dall’Alto?
Cosa resterà? Fare tesoro di quello che si celebra nella Festa, in un momento intenso di preghiera nella fede, senza che sia travolto dalle infinite preoccupazioni della quotidianità è una bella sfida a tutte le latitudini. Ebbene mettere l’infinito Amore nelle piccole faccende di ogni giorno – poichè anche le cose grandi alla fine diventano normalità - è esattamente il mistero che celebriamo nel Natale: Dio/altissimo fattosi piccolo/uomo. Bene: l’Amore in tutte le cose. Auguri di Buon Natale.

giovedì 8 dicembre 2011

ECOGRAFO

Si discuteva se “ecografo” è la macchina che permette di fare le ecografie oppure è il tecnico che usa quella stessa macchina. In ogni caso noi cercavamo la macchina da portare in Africa e non l’uomo, anche se quest’ultimo sarebbe comunque molto utile... magari in seguito. Ora l’Ecografo c’è, grazie alle persone amiche che hanno saputo ben spargere la voce e grazie soprattutto alla Casa di Cura di Abano Terme, al dott. Nicola Petruzzi e alla sua staff che hanno prontamente accolto la nostra domanda e senza battere ciglio hanno donato questo prezioso macchinario all’ospedale di Babonde. Certo molta strada è ancora da fare, nel senso che avere l’Ecografo a Padova non è la stessa cosa che averlo a Babonde, occorrerà una robusta cassa che lo protegga per un viaggio lungo  e impervio, ricco di scossoni e di imprevisti. Dentro un container, che assieme a molto altro materiale tra qualche mese lascerà l’Italia per il Kenya, passerà per l’Uganda ed infine raggiungerà il Congo dove, cigliegina sulla torta, sopporterà più di seicento chilometri di piste in camion o trattore.
Ci vorrà un’assistenza speciale per non mandare in frantumi tanto tesoro di generosità e di tecnica. L’ospedale di Babonde ne sarà il beneficiario e con lui i tantissimi pazienti di “foresta” che non hanno mai conosciuto un apparecchio come questo  e che sembrerà loro qualcosa di molto strano e misterioso, loro che fino ad oggi hanno guardato con curiosità il solo microscopio e il misuratere della pressione sanguigna.
Nel grazie che voglio esprimere c’è anche un appello, poichè la nostra missione di Mambasa, della quale vi invito a leggere il Blog, è lei pure alla ricerca di materiale medico dovendo attrezzare un ospedale nuovo di zecca. Chissà mai, da cosa nasce cosa e la Provvidenza non si smentisce mai.

lunedì 21 novembre 2011

Donne Africane - Nobel di Pace

Leymah Gbowee
Lo sapevamo ma stavolta lo si è detto con voce forte ad Oslo, dove ha sede il comitato per l’assegnazione dei premi Nobel: l’Africa cammina con i piedi delle donne, esse la sostengono e le fanno fare pace, tormentata com’è da tanti mali che si risolvono in aspre guerre ed interminabili conflitti. Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, Leymah Gbowee, presidente di una associazione per i diritti dell’uomo e in prima linea contro l'utilizzo dei bambini soldato, Tawakkul Karman, coraggiosa giornalista nel chiuso mondo arabo, protagonista della primavera yemenita.
Ellen Johnson Sirleaf
Combattenti per la vita, come tutte le donne, mai rassegnate. Non sono state piegate, demoralizzate, abbattute. Non la quotidiana guerra contro la fame per nutrire le numerose bocche di una famiglia sempre vasta, non la guerra di violenze personali subite che domanderebbero rancore infinito e odio senza tregua, non la guerra strettamente intesa delle armi e dei morti sul campo, non tutto questo nè tanto altro hanno potuto piegare le donne africane, sempre pronte a ricominciare daccapo, contro ogni scoraggiamento, portatrici di vita, quella biologica, quella dei rapporti, quella spirituale...
Tre donne caparbie che hanno saputo non solo convivere, ma scardinare almeno in parte quei mali che affliggono il loro genere e trascinare altri ed altre, sperando e sognando, vedendo infine le loro speranze realizzate e i loro sogni compiuti.
Tawakkul Karman
La sottomissione supina, l’insufficienza di istruzione, il non diritto alla parola libera, l’ingiustizia subita impunemente sono alcune delle piaghe che anche a Babonde continuano ad affliggere le donne, considerate ancora merce di scambio, macchine da lavoro e trasporto. I volti sorridenti spesso nascondono drammi ed amarezze, ma dicono l’enorme potenziale di pace che custodiscono intatto, sorgente che non secca, albero che continua a dare frutti. 
Omaggio alle donne, le oramai famose del premio Nobel per la Pace e quelle quotidiane che pacificamente vincono la loro giornaliera guerra perchè la vita continui a vivere, nelle cose semplici ma insostituibili del cibo, dell’unione della famiglia, della loro personale dignità, dell’istruzione dei figli... omaggio alle donne.



mercoledì 2 novembre 2011

TAPPI e SORGENTI

Ecco infine un’altra applicazione per i tappi di ogni dimensione e formato che erano soliti essere adoperati e gettati nel pattume di ogni abitazione dei paesi occidentalizzati. Sì, proprio i tappi di bottiglie e bottigliette, detersivi e quant’altro che dopo essere stati più e più volte svitati e riavvitati vengono ora separatamente raccolti a parte, separati dal resto dell’altra plastica. Già da tempo una coscienza ecologica si sta facendo strada, vuoi per amore della natura, vuoi perchè spinti dalle amministrazioni comunali: ecologia e riciclaggio vuol dire anche risparmio e guadagno oltre che diminure l’impatto della propria “impronta ecologica”. Sta di fatto che una quotidiana operosità, una attenta vigilanza sulla destinazione finale dei progotti di scarto e degli imballaggi di tutto ciò che consumiamo, permette di recuperare buona parte di quanto sarebbe destinato all’inceneritore. Una società occidentale dei consumi e degli sprechi, si combatte anche con le mille piccole azioni che permettono il riciclaggio ed il riutilizzo. E’ sata per me una piacevole sorpresa vedermi recapitata una discreta somma di denaro frutto, appunto, di questi famosi tappi di plastica, pazientemente raccolti e sapientemente venduti. Se quei tappi nella loro maggioranza, hanno per vocazione il preservare l’acqua quotidianamente bevuta, ebbene che il frutto della loro vendita sia fedele alle loro origini, sia destinato alla sistemazione delle sorgenti d’acqua. Chi poteva immaginare un percorso così lungo, dal Nord Italia all’equatoriale africana Babonde. Certo, sappiamo che una buona abitudine ecologica è anche quella di consumare cibi e bevande prodotti in luoghi vicini ai quali si abita per evitare gli inquinamenti prodotti da tonnellate di merci che viaggiano per chilometri e chilometri da un paese all’altro. Ma in questo caso non si poteva fare altrimenti ed assicuriamo che non sarà consumato alcun litro aggiuntivo di carburante affinchè quei tappi del Nord Italia aiutino la sistemazione di una sorgente d’acqua nel Sud del Mondo. Grazie a quelle persone che, senza conoscerle direttamente, hanno pensato a Babonde.

venerdì 21 ottobre 2011

PERCHE' L'AFRICA NON EVOLVE

La pertinenza della domanda è evidente a fronte di una perenne immagine negativa del continente africano che  continua a rimbalzare sugli schermi televisivi nei notiziari delle cicliche carestie o guerre tribali con gli inevitabili drammi dei morti per fame o le infinite colonne di sfollati e rifugiati. Quasi tutti i paesi africani hanno oramai festeggiato i cinquant’anni della loro indipendenza e affrancamento dall’epoca coloniale ma non sono così tangibili i risultati positivi, in diversi casi sono le stesse infrastrutture coloniali costruite nel secolo scorso a dover servire una popolazione a dir poco quadruplicata; qualcuno arriva perfino a rimpiangere quei tempi in cui almeno “qualche cosa funzionava”. Che dire dei piani d’aiuto emanti dagli organismi internazionali vuoi delle Nazioni Unite vuoi dalla Comunità Europea o dagli Stati Uniti, vuoi dal Fondo monetario internazionale o dalla Banca Mondiale. Che dire ancora delle migliaia di microprogetti ed interventi ad hoc realizzati con caparbia determinazione dai missionari di tutto il mondo  assieme alle loro chiese o in epoca più recente ma non meno significativa, da altrettante migliaia di associazioni ed organizzazioni non governative nei più differenti campi, siano essi emergenze dovute a crisi umanitarie, sanità, istruzione, lavoro.  Certamente alcune città-capitale si distinguono per il loro volto e per i loro servizi di livello europeo, eppure l’impressione generale che predomina sia nei media sia nel viaggiatore attento al panorama complessivo dei paesi africani, è quella che fa esclamare “nulla si muove” e probabiolmente “qualcosa peggiora”. Perché?

Potremo cercare le cause nelle politiche neocolonialiste da parte dei paesi industrializzati e del retaggio del debito estero che stangola le giovani economie, chi non ricorderà le campagne contro l’abolizione dell’ingiusto debito internazionale dei paesi più impoveriti.  Potremmo parlare della fame di materie prime dei paesi ad economie avanzate e dei contratti super favorevoli a questi primi e alle loro industrie, compiacenti e benficiari innumerevoli e corrotti governanti africani, senza ricadute di rilievo sulle infrastrutture dei paesi governati e sulla qualità di vita dei loro cittadini. Ai vecchi “leoni” europei ed americani si aggiungono oggi i nuovi leoni cinesi ed indiani. Potremo anche puntare il dito sulla proverbiale e culturale capacità d’attesa (pazienza secondo alcuni, pigrizia secondo altri) del popolo africano, uomo di foresta e non d’industria sintonizzato più sul ritmo del sole che su quello dell’orologio e dell’agenda. Potremmo ancora aggiungere altri elementi, la cultura del “capo” sovrano supremo, la mancanza di istruzione per tutti e di accesso alle comunicazioni, una concezione ed un’esperienza ancora immatura di democrazia... un problema complesso non può avere che delle risposte articolate, nessuna soddisfaciente in pieno.



Io non sono nè politico nè economista, nè industriale nè antropologo, ma semplicemente missionario del Vangelo in terra congolese, in quella Repubblica Democratica del Congo che per certi versi più di altre in Africa manifesta tutte le contraddizioni appena descritte. Vorrei perciò aggiungere un altro elemento d’analisi che possa aiutare a comprendere il perchè l’Africa evolve, e lo individuo nella lentezza con cui la novità e la rivoluzione del Vangelo dell’amore è entrato in gioco per risollevare le sorti dei paesi africani. Mi spiego. Se le comunità cristiane d’antica data da sempre si mobilitano attivamente a favore dei fratelli poveri africani, fino ad essere quasi stanche nel donare e nell’essere sollecitate a donare, senza avere riscontri concreti e apprezzabili di migliorie evidenti, ebbene non è certamente questa la filosofia – la filosofia del dono sincero e dell’aiuto efficace e duraturo - con la quale si muovono i governi occidentali e le loro grandi istituzioni internazionali anche se di facciata si sanno mostrare solidali e pronte all’aiuto; non è neppure la filosofia con la quale i governi africani pensano le loro azioni, in vista cioè del maggior bene comune a favore di tutti. I microprogetti, le donazioni, gli aiuti puntuali servono eccome, ad alimentare la speranza, a testimoniare la carità fattiva, a dare esempi puntuali di possibile e reale sviluppo, ma occorre evangelizzare le politiche locali ed internazionali per poter vedere dei miglioramenti effettivi su scala nazionale e continentale. I piani d’aiuto internazionali sono generalmente operazioni pubblicitarie o mascherate operazioni economiche che mirano inequivocabilmente al profitto se non al “massimo profitto” in un mondo spietatamente concorrenziale. Evangelizare la politica ed evangelizzare l’economia, con le Parole forti del Dono e dell’Aiuto, dell’Amore e della Gratuità, ecco la sfida. Nulla di meno. Sia sul versante europeo che in quello africano. Politiche di effettiva solidarietà, di reale giustiza, di interese partecipato sono il fermento del vangelo che dopo aver operato nel cuore del singolo è capace di operare su scala globale attraverso il cristiano e attraverso ogni uomo di sincera e buona volontà. Chi frenerà corrotti governanti africani e corruttori operatori internazionali se non animi che hanno accolto il Vangelo e la sua rivoluzione d’amore? Chi smetterà di riempire le proprie casseforti personali per aprire gli occhi sulle migliaia di fratelli, viventi sotto la soglia della povertà, se non dei cuori evangelizzati? Chi convertirà le operazioni di facciata dei grandi organismi ossessionati dalla necessità della propria sussistenza e perpetuità, in capacità di com-patire se non chi come Cristo si saprà immergere nel dolore dei piccoli di questo continente? E’ necessario che il Vangelo, il suo modo di intendere il Creato e l’Uomo, guidi in modo esplicito o implicito i passi di tutti.

Riflettendo da missionario, il cui compito principale è l’evangelizzazione dei popoli ed il loro sviluppo integrale, di fronte alla pesante questione del perchè l’Africa non si sviluppa credo sia giusto dire con franchezza che la principale causa è un deficit di evangelizzazione, un deficit di vangelo nelle anime e nelle società. Da un lato, in occidente, si rischia l’affievolimento se non lo spegnimento della fede e del suo carico di novità d’amore nel cuore di molte persone, a maggior ragione nelle politiche dei governanti e degli operatori economici svuotate d’umanità e di larghi orizzonti. Dall’altro lato, in Africa l’evangelizzazione che infiamma il cuore di molti non è ancora giunta ad intaccare le strutture decisionali e di governo attraverso le persone che dall’interno vi operano. A ciascuno, secondo i mezzi e gli strumenti che gli sono dati, la possibilità di agire per uno sviluppo integrale del continente africano, ma non sottovalutiamo l’imperiosa esigenza di evangelizzarci ed evangelizzare.

giovedì 6 ottobre 2011

Babonde su Google


Immagino che per colui che non c'è stato questa mappa Google non può dire grandi cose, ma testimonia pur sempre che nel belmezzo della foresta, sotto il verde degli aberi che Babonde è la.
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giovedì 29 settembre 2011

1 PARROCCHIA 42 VILLAGGI NUMEROSI CATECHISTI




Tre Catechisti con famiglia in partenza
In Italia si parla di unità pastorali quando si riuniscono diverse parrocchie sotto la guida o responsabilità di una comunità di sacerdoti. Nella nostra diocesi di Wamba le parrocchie sono 18 ma ciascuna di esse ha la responsabilità di un numero di villaggi che varia dai 20 ai 40. I villaggi possono essere di dimensioni piccole (200/300 abitanti) o grandi (2000/3000 abitanti) e ciascun villaggio organizza al suo interno la vita della comunità cristiana. Il sacerdote ovviamente (spesso solo) non può essere presente che qualche volta durante l’anno per i momenti importanti dei Battesimi, dei Matrimoni o qualche altro evento particolare. Il punto di riferimento costante per la liturgia della domenica e per le altre attività è il catechista principale con i suoi collaboratori. E’ lui che organizza la catechesi in preparazione ai sacramenti, è lui che presiede la celebrazione e fa l’omelia, è lui – assieme al suo consiglio - che anima la comunità in molte altre attività di evangelizzazione o di promozione umana...

I catechisti sono preparati con diversi momenti di formazione presso il Centro Pastorale della diocesi dapprima con un mese di corsi d’introduzione poi con tre mesi di formazione (anche le mogli ed i figli piccoli accompagnano il marito), ed infine con un altro mese di approfondimento. E’ una disponibilità al servizio del Vangelo e della Chiesa svolto in modo volontario ritagliando il tempo dalle occupazioni e preoccupazioni familiari. E’ incoraggiante vedere numerose  persone giovani e mature intraprendere questo percorso con grande generosità al servizio del Regno di Dio.

Le mogli dei catechisti all'incontro di formazione
Diversi tra di essi “chiamati” a questo incarico rompono con il loro passato e con alcune delle loro tradizioni per entrare nella “vita nuova” del cristiano: rinunciare alla poligamia, abbandonare una lettura superstiziosa degli eventi della vita, cercare il dialogo e la comunione perdonando i torti subiti, contrarre e vivere il matrimonio cristiano... Non sempre le mogli sono partecipi da protagoniste di questo percorso, vuoi perchè subordinate e dipendenti, vuoi perchè meno preparate culturalmente (minore istruzione e più analfabetismo), od ancora perchè più legate alla loro famiglia di origine che non alla nuova famiglia iniziata con il loro marito. In parrocchia a Babonde sono frequenti gli incontri dei catechisti (un centinaio) una volta al mese, per garantire una formazione permanente e per coordinare le attività pastorali. Ultimamente abbiamo pensato di organizzare anche una formazione parallela per le mogli dei catechisti, per farle partecipi del loro lavoro e responsabilità, per metterci in ascolto delle loro difficoltà ed esigenze e tra tutte è emersa la necessità di organizzare dei corsi di alfabetizzazione per adulti. Altra urgenza quella di entrare sempre più nella prospettiva e visione biblica dell’uomo e della donna, della loro unione e quindi della visone della famiglia che ne risulta. E’ appena un inizio vedremo dove ci condurrà, ma abbiamo buone speranza nelle sorprese positive che ci riserverà.