Benvenuti a Babonde e Gbonzunzu, missione in Repubblica Democratica del Congo. I vecchi post sul vecchio Blog http://renzobusana.blogspot.com/
giovedì 6 ottobre 2011
giovedì 29 settembre 2011
1 PARROCCHIA 42 VILLAGGI NUMEROSI CATECHISTI
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| Tre Catechisti con famiglia in partenza |
In Italia si parla di unità pastorali quando si riuniscono diverse parrocchie sotto la guida o responsabilità di una comunità di sacerdoti. Nella nostra diocesi di Wamba le parrocchie sono 18 ma ciascuna di esse ha la responsabilità di un numero di villaggi che varia dai 20 ai 40. I villaggi possono essere di dimensioni piccole (200/300 abitanti) o grandi (2000/3000 abitanti) e ciascun villaggio organizza al suo interno la vita della comunità cristiana. Il sacerdote ovviamente (spesso solo) non può essere presente che qualche volta durante l’anno per i momenti importanti dei Battesimi, dei Matrimoni o qualche altro evento particolare. Il punto di riferimento costante per la liturgia della domenica e per le altre attività è il catechista principale con i suoi collaboratori. E’ lui che organizza la catechesi in preparazione ai sacramenti, è lui che presiede la celebrazione e fa l’omelia, è lui – assieme al suo consiglio - che anima la comunità in molte altre attività di evangelizzazione o di promozione umana...
I catechisti sono preparati con diversi momenti di formazione presso il Centro Pastorale della diocesi dapprima con un mese di corsi d’introduzione poi con tre mesi di formazione (anche le mogli ed i figli piccoli accompagnano il marito), ed infine con un altro mese di approfondimento. E’ una disponibilità al servizio del Vangelo e della Chiesa svolto in modo volontario ritagliando il tempo dalle occupazioni e preoccupazioni familiari. E’ incoraggiante vedere numerose persone giovani e mature intraprendere questo percorso con grande generosità al servizio del Regno di Dio.
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| Le mogli dei catechisti all'incontro di formazione |
Diversi tra di essi “chiamati” a questo incarico rompono con il loro passato e con alcune delle loro tradizioni per entrare nella “vita nuova” del cristiano: rinunciare alla poligamia, abbandonare una lettura superstiziosa degli eventi della vita, cercare il dialogo e la comunione perdonando i torti subiti, contrarre e vivere il matrimonio cristiano... Non sempre le mogli sono partecipi da protagoniste di questo percorso, vuoi perchè subordinate e dipendenti, vuoi perchè meno preparate culturalmente (minore istruzione e più analfabetismo), od ancora perchè più legate alla loro famiglia di origine che non alla nuova famiglia iniziata con il loro marito. In parrocchia a Babonde sono frequenti gli incontri dei catechisti (un centinaio) una volta al mese, per garantire una formazione permanente e per coordinare le attività pastorali. Ultimamente abbiamo pensato di organizzare anche una formazione parallela per le mogli dei catechisti, per farle partecipi del loro lavoro e responsabilità, per metterci in ascolto delle loro difficoltà ed esigenze e tra tutte è emersa la necessità di organizzare dei corsi di alfabetizzazione per adulti. Altra urgenza quella di entrare sempre più nella prospettiva e visione biblica dell’uomo e della donna, della loro unione e quindi della visone della famiglia che ne risulta. E’ appena un inizio vedremo dove ci condurrà, ma abbiamo buone speranza nelle sorprese positive che ci riserverà.
giovedì 22 settembre 2011
COMUNITA’ ECCLESIALI DI BASE
Per tre giorni alla fine del mese di agosto la parrocchia è stata invasa da più di 120 animatori delle CEVB della parrocchia. CEVB, ossia le Comunità Ecclesiali Viventi di Base. Gruppi di preghiera che hanno per finalitàil radunarsi attorno alla Parola di Dio per lasciarsi ispirare e trasformare da essa e per promuovere iniziative di autoaiuto. Sono presenti in tutti i villaggi per un totale di circa 170 piccoli gruppi e ciascuno di essi raccoglie all’incirca una decina di famiglie, guidate da un animatore, coadiuvato da un gruppo di sostegno.
L’incontro è di una o due volte alla settimana, solitamente il mattino molto presto (alle 6.30) prima di disperdersi ciascuno verso le proprie occupazioni quotidiane. La parrocchia di Babonde ha dedicato un anno speciale alle CEVB in modo da renderle più dinamiche ed incisive. Nella realtà sociale e culturale dei villaggi di foresta non tutti sanno leggere, pochissimi possiedono una Bibbia, non tutti comprendono bene la lingua in cui la Bibbia è tradotta, il kiswahili... non tutti vivono il proprio essere cristiani con protagonismo condividendo la propria esperienza di fede, non tutti vedono con chiarezza le implicazioni pratiche che la vita nuova dei cristiani comporta. Le CEVB operano affinché il Vangelo sia “spezzato” e possa essere “mangiato e assimilato” da tutti, lì nel luogo dove si vive, con la propria famiglia, assieme ai vicini di casa e parenti, così che diventi lievito.
Missione importante e difficile della CEVB, chiamata anche ad avere cura dei poveri, ad invitare i non cristiani a conoscere il Cristo e ricevere il Battesimo, ad essere promotrice di azioni concrete di svilupo per il villaggio, migliorandone le condizioni di vita: sistemazione delle sorgenti d’acqua, della strada, delle installazioni sanitarie...

In quest’anno ogni CEVB ha rinnovato il proprio luogo dell’incontro (piccola costruzione in legni e paglia), si è procurata una nuova Bibbia, ha individualto il proprio animatore ed il gruppo di sostegno. Gli strumenti sono utili ma occorre saperli usare... ecco allora la necessità di una formazione particolare per i responsabili delle Comunità Ecclesiali Viventi di Base. La “tre giorni” di fine agosto, ricca di incontri e di scambi, ha cercato soprattutto di abilitare gli animatori a conoscere di più la Bibbia, libro della fede e della storia della salvezza per meglio utilizzarla, per trovare tra le sue pagine ispirate luce, forza e consiglio. Altro scopo raggiunto è stata la formazione metodologica degli animatori per poter condurre in modo dinamico la loro comunità di base. Tra i partecipanti un buon numero di nuove presenze e di giovani, entusiasti e consapevoli di lavorare con gioia nella vigna del Signore così da rendere visibili i segni del suo Regno. Nel molto che è ancora da fare abbiamo visto lo Spirito all’opera.
ALLIEVI E MAESTRI
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| ADOLFO ai livelli |
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| GIANNI E MARTIN |
sabato 10 settembre 2011
TALITA KUM – Salvare una vita
Non è passato ancora un anno completo dall’inizio delle attività del Talita Kum (Bambino Alzati!), e di un primo bilancio parziale si può iniziare a parlare a distanza di oramai otto mesi. Il servizio ai malnutriti di Babonde e dei villaggi limitrofi ha potuto assistere già più di centoventi bimbi e bimbe assieme a qualche decina di persone adulte. Una assistenza alimentare innanzitutto e sanitaria. Ai pasti nutritivi e regolari si sono affiancate le cure mediche prestate dal vicino ospedale e dalla piccola farmacia interna gestita da suor Caty. Collegate alla malnutrizione e alla malaria abbiamo riscontrato diverse forme di anemia che sfiniscono le forze dei bimbi al punto che medicine e trasfusioni si sono rivelate interventi oramai tardivi. E’ così che abbiamo pianto con amarezza la morte di una decina di piccole vite. Il grande valore dato alla fecondità, alla maternità, all’abbondanza di figli non si traduce purtroppo un una pari cura ed attenzione dopo la loro nascita: una falla da tamponare. Da questo punto di vista un maggiore sforzo è da fare per incoraggiare i genitori a reagire rapidamente ai segni evidenti della malnutrizione ed uscire da una colpevole passività. Un’altra ventina tra quelli curati che oramai avevano lasciato il programma del servizio alimentare li abbiamo visti riapparire poichè le loro situazione si era di nuovo aggravata... campanello d’allarme che ci impone di agire con più forza sulle cause della malattia e non solamente a livello di cure e cioè sulla formazione da donare ai genitori perchè si preoccupino ed occupino con coscienza dei loro numerosi figli, della loro salute e della loro alimentazione. Più di ottanta coloro che guariti ed in buona forma non si sono più ‘fatti vedere’, con nostra grande soddisfazione.
Un altro passo positivo il completamento di un ufficio-farmacia, di una sala d’accoglienza e di una cucina all’aperto per il Talita Kum all’interno della struttura parrocchiale chiamata Karibuni. E’ un passo in avanti da ‘servizio per i bambini malnutriti’ ad un ‘centro nutrizionale’, grazie alla collaborazione di tanti amici e benefattori di TN-Sacro Cuore. Per fare le cose fatte bene ci vuole tempo ed esperienza... piano piano cercheremo di fare del nostro meglio per la salute dei bambini, ed è il caso di dire, per salvare qualche vita umana innocente.
ISPIRAZIONE NEL FAR WEST
Mancavano un paio di settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico e riflettevo ancora sulla sensazione, provata da un pò di tempo, che Babonde abbia bisogno di una nuova scuola superiore che possa fornire un insegnamento di qualità reagendo all’andazzo del mondo scolastico dove tutto è in ribasso, a partire dall’impegno dello stato. Il nuova anno scolastico è alle porte ed io sto partendo per i tre mesi di vacanza. Oramai è tardi e non si può fare nulla oppure ‘adesso o mai più’? La nuova statuina posta sulla facciata dell’aula scolastica appena costruita della scuola elementare mi ispira e mi fa dire che il momento è venuto: inizieremo l’Istituto Santa Maria di Babonde, scuola superiore con indirizzo prevalentemente pedagogico. Giro di consultazioni... tutti i pareri sono favorevoli. Ma in quali aule? Chi sarà il direttore? E i professori qualificati per un insegnamento come si deve? E le autorizzazioni? Gli allievi si iscriveranno?
Per certi versi siamo ancora nel Far West dell’insegnamento: chi vuole fare qualcosa la inizi, tutto il resto verrà dopo. Sono moltissimi gli esempi di avventurieri nel mondo della scuola che senza preparazione nè qualificazione imbrogliano studenti e parenti, nella massima libertà d’azione ed impuniti, proponendo dei fatiscenti programmi d’insegnamento.
Stavolta questo clima da Far West, assieme all’Ispirazione ci ha aiutato, anche noi ci buttiamo dentro senza alcuna certezza, senza alcuna preparazione previa giocando l’azzardo. Utilizzeremo in un primo tempo le aule degli incontri parrocchiali: Salle Mama Mpendelevu e Salle Bernard. Il direttore della Scuola Elementare ci farà da riferimento amministrativo ed il confratello in stage sarà il direttore aggiunto e ben presto avremo un altro confratello che verrà a darci man forte. Già dal mese di ottobre saranno di rientro a Babonde due insegnanti che si sono perfezionati ad Isiro con studi universitari in Matematica e Francese grazie all’aiuto degli amici italiani della ‘Rete’ e ben volentieri faranno parte dell’equipe. Dopo sole due settimane gli iscritti superano di già la cinquantina suddivisi in due ‘Prime’ ma ci proponiamo di raggiungere il numero totale di ottanta. Il clima è euforico, tutto sembra andare per meglio ed dal nulla nebuloso molte cose si chiariscono e definicono con impressionante velocità. Io sono già in viaggio, Babonde alle spalle ed il progetto affidato ad altre mani, ma l’Ispirazione sembra proprio sia stata quella giusta ed il Far West ci permette di non sottilizzare troppo sulle procedure amministrative e burocratiche... stavolta quella parte di mancanza di stato ci aiuta. Le difficoltà verranno ma sapremo affrontarle.
UN POZZO DI SPERANZA
L’acqua non manca a Babonde, ma averla a portata di mano (non diciamo ‘a portata di rubinetto’) e pulita-potabile non è un’impresa facile. Ce ne siamo resi conto quando abbiamo iniziato il progetto del pozzo assieme a qualificati ‘rabdomanti’ che ci hanno assicurato della sua presenza in quantità. Mancava solo un dettaglio quello della profondità. Con buona speranza abbiamo quindi cominciato lo scavo assieme all’equipe composta da Joseph, Abelu, Dieu Merci e Bandesu, supervisore p. Antonio. Una speranza che si è incrinata un pò, una volta oltrepassati i quattro metri, poichè tutti ci attendevamo poterla avere a partire dai tre, tre e mezzo. L’incertezza che iniziava ad affiorire ha lasciato posto alla tenacità e alla ferma convinzione che occorreva andare fino in fondo... eh già... fino in fondo. E’ così che secchio dopo secchio la corda metrica ci ha fatto conoscere che eravamo oramai sotto gli 11 metri, ed è a questo punto che qualcosa finalmente ha iniziato ad affiorare: le prime traccie sicure della falda acquifera. Fortunatamente la solidità del terreno non mette in pericolo l’equipe di scavatori e tutto lascia supporre che la quantità sia quella prevista, ossia: abbondante. Prima di continuare abbiamo realizzato un anello di cemento armato in previsione dell’elevazione di un muro circolare di mattoni per evitare lo smottamento una volta raggiunta l’acqua che sta oramai a soli trenta centimetri. Io parto per il congedo e c’è bisogno che il cemento si consolidi, manchiamo inoltre di mattoni cotti, si impone allora una pausa. Continueremo tra qualche tempo, oramai sappiamo che i progetti in Africa preferiscono i tempi lunghi.
Un pozzo che ha inghiottito fino ad oggi molto sudore ma non ha inghiottito la speranza; un pozzo che guardato velocemente dall’alto e dal di fuori dà l’idea della tenebra e del pericolo, ma che se ci si immerge dentro non è poi così oscuro; un pozzo che continene una ricchezza e solo attraverso di esso la si può raggiungere. Un pozzo che può anche essere parabola di un’esperienza africana.NON SOLO FACCIATA
Ci tenevo a pubblicare quest’ultima foto di ‘facciata’ e di ‘sostanza’. L’aula scolastica costruita in un solo mese di lavoro è un exploit per i muratori di Babonde, soprattutto a confronto di molti altri progetti del governo talvolta finanziati e non portati a compimento, come spesso capita in questo difficile Congo. Alcune rifiniture rimangono in sospeso, soprattutto pavimento, banchi ed infissi, ma nei mesi che seguiranno, quando il terreno di riporto si sarà consolidato e la prossima fornitura di cemento arriverà, tutto sarà messo a puntino. Gli studenti intanto inizieranno il loro nuovo anno scolastico a partire dalla metà di questo mese. E’ un’altra piccola goccia che si aggiunge al mare di solidarietà che cristiani e cittadini di Babonde possono toccare con mano, beneficiarne e ringraziare Dio per quella scintilla d’amore e di solidarietà instillata nel cuore di tanti credenti (e ‘non’) attraverso la sua legge di carità. La facciata di un’aula scolastica normalmente non prevede la presenza di una immagine della Vergine Maria, ma nessuno qui se ne farà problema, nessuno solleverà problemi di appartenenza confessionale, anzi si sentirà particolarmente benedetto e protetto. C’è già la corsa per decidere chi avrà il diritto di installasi dentro: la quarta, la quinta o la sesta classe? Un grazie ancora ai Castiglionesi p. Antonio, Gianni e per la sua ‘facciata’ al nostro maestro muratore-esteta Adolfo.mercoledì 24 agosto 2011
E' già ritorno
Troppo in fretta direi. Tre settimane scivolate via piene di conoscenze, scoperte, incontri e lavoro. Probabilmente anche qualche domanda rimasta in sospeso e tante curiosità non appagate assieme ad un “sacco” di soddisfazioni. La foresta di Babonde seppur lontanissima non è poi così inospitale; la salute ha retto bene grazie ad una prevenzione efficace; le lingue erano differenti ma la voglia di conoscersi e di collaborare ha volto al gioco gli ostacoli della comunicazione verbale aprendo lo spazio ad altri tipi di comunicazioni. I nostri amici Antonio, Adolfo e Gianni sono già sulla via del ritorno, troppo in fretta direi ma le traccie lasciate sono importanti e destinate a durare. La strada del gemellaggio che da tempo sognavo, il passaggio di quel ponte che dall'Italia porta a Babonde è stato finalmente inaugurato, darà coraggio ad altri di vedere con i propri occhi e provare di persona. Permetterà di sperimentarsi in tante cose che sono significate da quelle parole importanti ma spesso un po' lontane come “missione, solidarietà, aiuto, scambio culturale, fraternità...”. Tre settimane non sono bastate a dotare la scuola elementare di Babonde della costruzione di una nuova aula, ma la perizia e maestria dei nostri ospiti assieme alla curiosità e alla voglia di imparare dei nostri apprendisti muratori ci permette di affermare che tra qualche settimana, all'inizio del nuovo anno scolastico, gli alunni potranno confortevolmente seguirvi le lezioni all'interno. Nel frattempo mentre Adolfo sistemava l'immagine di una madonnina sulla facciata, abbiamo avuto l'idea ed il coraggio di lanciare il progetto di una nuova scuola superiore pedagogica per bene preparare i futuri maestri ed assicurare un'educazione normale ai tantissimi bimbi che assolutamente non mancano. Si semina uno e si raccoglie trenta sessanta o cento. Grazie Antonio, grazie Adolfo, grazie Giovanni e tutti quanti assieme a voi avrebbero voluto essere qui e vi hanno sostenuto. Grazie da parte mia, ma sopratutto di Babonde intera.
NAZIRI
E' domenica e siamo un po' affaticati: assieme ai nostri ospiti venuti dall'Italia ci siamo “imbarcati” nel viaggio che ci ha portato a Wamba per assistere ai “voti” di quattro giovani suore che si impegnano definitivamente per Dio e per la Chiesa, e di altre due giovanissime, Luise e Solange, che iniziano con il noviziato il loro lungo percorso di preparazione. Risuonano le espressioni “per sempre” e “fino alla morte” e fanno tremare un po' l'assemblea infreddolita nel mattino presto di una giornata tipica da stagione delle pioggie. Naziri in lingua swahili si può tradurre con voti, promesse, consacrazione... Siamo affaticati anche perché un assordante gruppo elettrogeno installato giusto appena fuori delle nostre finestre ci ha accompagnato con il suo sgradevole ed impertinente chiasso fin dopo la mezzanotte ma che ha reso possibili i preparativi della festa. Quattro ore di celebrazione ci hanno fiaccato ulteriormente ma ne è valsa la pena: partecipare alla gioia di chi si dona, di chi arriva ad una tappa importante, di chi riparte con entusiasmo, di chi esprime con trepidazione la fede che trasforma la vita. Essere suora non è facile in questo ambiente ed effettivamente le candidate non sono così numerose, mentre al contrario non mancano i candidati sacerdoti. Non è facile impegnarsi per Dio e “per sempre” poggiando sulla fede e non è facile rinunciare ad essere madre di “figli propri” in una cultura dove la sterilità è maledizione e vergogna, mentre una folla di figli è onore e vanto fin dalla più giovane età. Non è facile rinunciare a quel ricco e complesso sistema di relazioni familiari che sostanzia e dà “sugo” alla vita quotidiana del villaggio. Dal punto di vista della famiglia di provenienza delle giovani non è facile rinunciare alla dote ricevuta in cambio di una figlia data in sposa (con meccanismi che talvolta riecheggiano ancora la vendita), abbandonando le aspettative di ricchezza e beni che l'eventuale marito può portare. E' stata festa grande, di canti, di danze e grida di gioia, di preghiere e gesti carichi di significato, di sorrisi pianti ed emozioni. Donate a Dio, Dio le accompagni e sostenga; donate alla Chiesa, la Chiesa sia per loro sorella e madre; con uno sposo il Cristo: non faccia mai mancare il suo tenero ed appassionato amore.
venerdì 12 agosto 2011
ECCOLI !!!
Eccoli!!! I Castiglionesi sono arrivati: Antonio, Adolfo e Gianni sono finalmente sbarcati a Babonde. Non è stato semplice nè breve il tragitto. Non senza ansie poichè giusto qualche settimana prima del loro viaggio l'aereo che avrebbe dovuto trasportarli ha pensato bene di smettere di funzionare: guasto meccanico o maltempo o imperizia del pilota, sta di fatto che si è schiantato al suolo in fase di atterraggio a Kisangani, lasciando uno strascico di morti e di feriti. Per i nostri tutto bene e senza incidenti, con una compagnia aerea più sicura, non fosse per due valigie rimaste per strada in uno degli inevitabili scali. Quattro giorni di viaggio sono bastati (attendendo le giuste coincidenze) per arrivare ad Isiro, imbarcarsi stavolta nella Land Rover e ricevere il battesimo delle nostre strade di foresta. Accoglienza calorosa e strette di mano a ripetizione.
Una foto darà la necessaria testimonianza visiva del loro arrivo, ma è giusto ritrarli sul luogo del lavoro, mentre con gli apprendisti muratori si posa la prima pietra di quella chè sarà una nuova classe della scuola elementare di Babonde, ed una seconda foto dopo qualche giorno. Buon lavoro e Grazie da parte della missione e di tutti gli abitanti di Babonde.
lunedì 11 luglio 2011
Sorgente Kusoso
In ordine di tempo è l’ultima sorgente che è stata sistemata in modo che l’acqua possa essre raccolta ed utilizzata in modo “pulito”. La tecnica è la solita: covogliare l’acqua che sgorga spontaneamente dal suolo (solitamente in più rivoli) e canalizzarla verso un tubo di plastica. Il tutto bene cementato in modo che il luogo di fuoriuscita non sia sporcato da animali in vagabondaggio, da bambini che vi giochino dentro, da persone che vengono a lavarsi o a fare il bucato...
Il lavoro è durato tre giorni e l’aiuto della popolazione è stato indispensabile nel mese precedente per pulire ben bene il luogo e per procurare sabbia e pietre (che fanno da filtro prima dell’uscita dell’acqua). La missione da parte sua aiuta con il cemento, gli operai, il trasporto del materiale se è necessario il piccolo camioncino, gli attrezzi da lavoro, il tubo in plastica o in ferro... Senza contribuzione della popolazione la sorgente non sarà sistemata: è una condizione senza la quale il lavoro non comincia, in quanto c’è bisogno che gli abitanti del quartiere facciano opera di “appropriazione” della sorgente in modo che sia in seguito curata la manutenzione, la pulizia e la difesa da eventuali “vandali”.
La sorgente Kusoso, serve centinaia di persone nel giorno del mercato domenicale e nei giorni di scuola poichè si trova giusto a valle dell’area destinata a queste due attività.
In questi giorni riceviamo la bella notizia dell’aiuto messo a disposizione da alcuni amici di Bologna riuniti in associazione e di numerosi giovani delle scuole superiori che sponsorizzeranno la sistemazione di altre dieci sorgenti. Ringraziamo di cuore e ci mettiamo all’opera per il lavoro non facile di sensibilizzazione.
N.B. nella foto l’acqua che esce dal tubo è già limpida, mentre l’acqua in basso è biancastra a causa del lavoro con sabbia e cemento appena terminato.
martedì 28 giugno 2011
Siloe: Clinica olftamologica
É oramai passato un mese ma occorre darne notizia poichè il fatto è estremamente importante ossia l’apertura ufficiale della Clinica olftamologica chiamata Siloe (la piscina ove Gesù ha inviato il cieco, guarito, per lavarsi un’ultima volta gli occhi). Una costruzione rara a vedersi nella nostra vicina Isiro, per la qualità e bellezza degli interni e degli esterni e soprattutto per la dotazione di macchinari necessari a fare un lavoro professionale e secondo standard europei. Ora manca solamente un medico specialista residente in permanenza: per il momento si ovvia con un’infermiera specializzata stabilmente presente e con medici “visitatori” che di tanto in tanto garantiscono la loro presenza e la possibilità di effettuare interventi chirurgici di necessità.
Discorsi ufficiali e cerimonie nello stretto necessario senza ridondanze inutili per lasciare spazio fin dal giorno seguente a visite ed interventi chirurgici... “non ne vedevamo l’ora”.
Un grazie sentito è andato agli ideatori e realizzatori nonchè ai neccessari finanziatori (la diocesi di Wamba, la S.O.S. di Padova, la CBM Italia); in tutto questo la città di Padova non era affatto lontana e qua è là si poteva sentire chiaramente qualche espressione veneta uscire dalla bocca dei presenti. Babonde è ancora lontana da Isiro ma il viaggio non è impossibile, da parte nostra informiamo ed incoraggiamo i molti malati a prepararsi per usufruire di visite e cure appropriate. Continuiamo anche con la distribuzione di occhiali da lettura – Miwani in lingua kiswahili – ugualmente molto apprezzati in quanto sono una risposta immediata ad una necessità impellente soprattutto per i “professionisti” della lettura, maestri, professori, uomini di chiesa... che hanno oramai depassato la quarantina. Se passate per Isiro anche voi potrete vedere un’altra meraviglia della carità cristiana.
lunedì 27 giugno 2011
La NEPOKO
La Nepoko è il fiume che percorre in lungo ed in largo la nostra diocesi come un grande serpentone e ovunque si voglia andare è impossibile non essere costretti a doverlo attraversare. Noi di Babonde siamo alla “rive gauche” e se si vuole andare a Wamba occorre passare all’altra riva. In motocicletta
nessun problema, ma in vettura è solo da un pò di tempo che qualche “eletto del popolo” all’assemblea nazionale di Kinchasa ha pensato bene di fare un gesto di generosità e di dotare il “guado” di un barcone sufficientemente sicuro. Dico “gesto di generosità” poichè nella generalità dei casi lo sviluppo ed il progresso del paese lo si deve più ad iniziative di singoli e a “doni” puntuali di qualche persona sensibile o interessata (ai risvolti elettorali) che a programmi definiti e finanziati dal governo o dalle autorità pubbliche regionali o locali.
Per me è stata la prima volta il salirci sopra con la nostra LR poichè sinceramente vedevo il pericolo della salita e discesa in situazione di sicurezza precaria, e non è saggio “gettare a mare” il buon veicolo che abbiamo. In ogni caso tutto è andato bene per stavolta, anche se la corda in nylon per trascinare il barcone e il ponte di salita discesa lasciassero un pò a desiderare. Le foto possono ben testimoniare.
sabato 14 maggio 2011
Conoscete Mambasa?
http://mambasa.blogspot.com/
Conoscete Mambasa o per il momento la sola Babonde??? Mambasa è un'altro villaggio, un'altra parrocchia della nostra diocesi di Wamba, sfortunatamente si trova a più di 400 Km da Babonde di strada non facile per cui le comunicazioni sono piuttosto rare. Ecco allora il mezzo più semplice per arrivarci in modo virtuale attraverso il Blog. L'indirizzo di cui sopra è l'indirizzo dove ptrete trovare sorprendenti notizie dei nostri confratelli e delle loro attività. In questi giorni un gruppo di amici italiani è in visita a Mambasa e nella vicina Nduye; quando sarà il vostro turno?
Conoscete Mambasa o per il momento la sola Babonde??? Mambasa è un'altro villaggio, un'altra parrocchia della nostra diocesi di Wamba, sfortunatamente si trova a più di 400 Km da Babonde di strada non facile per cui le comunicazioni sono piuttosto rare. Ecco allora il mezzo più semplice per arrivarci in modo virtuale attraverso il Blog. L'indirizzo di cui sopra è l'indirizzo dove ptrete trovare sorprendenti notizie dei nostri confratelli e delle loro attività. In questi giorni un gruppo di amici italiani è in visita a Mambasa e nella vicina Nduye; quando sarà il vostro turno?
giovedì 7 aprile 2011
Al Fuoco
Marzo un mese difficile per le scuole del nostro distretto nel loro insieme, in quanto la quasi totalità dei direttori delle elementari e degli istituti secondari con in aggiunta alcuni insegnati e professori, sono stati reclutati d’ufficio per redigere le liste elettorali prima ed i seggi di voto in seguito, in vista delle prossime elezioni presidenziali – si prevede nel prossimo novembre. Venti giorni d’assenza per la formazione necessaria ed i prossimi tre mesi per “arruolare” gli elettori è il lavoro degli inizi.
Un mese difficile in particolare per la nostra EP Babonde (Ecole Primaire Babonde) e gli allievi di quinta e sesta che hanno visto andare in fumo le loro nuove aule scolastiche in un batter d’occhio.
Un improvvido agricoltore confinante con la scuola, dopo aver zappato le cattive erbe nel secco della stagione, ha pensato bene di accendere il fuoco, che portato dal vento si è posato sulle arse foglie del tetto di un paio d’aule. Tizzoni ardenti e cenere. Normalmente sono i capi tradizionali che assieme ai parenti degli allievi costruiscono le aule mancanti e necessarie all’inizio dell’anno, benevolmente, ma con molta pena e malvolentieri distolti dalle loro occupazioni. Nel mese di marzo questo lavoro è assolutamente impensabile per i capi come per i parenti: è il momento della semina che richiede molta manodopera è già difficilmente le famiglie “cedono” i figli all’istruzione scolastica, molti tra questi ultimi sono assenti giustificati per lunghi periodi. Il responsabile del danno non riuscirà a pagare l’ammenda che per tranches successive con tempi lunghi che sorpasseranno il termine dell’anno scolastico. Sono allora gli insegnanti e gli allievi che si sono messi all’opera ed in un mese e mezzo qualcosa ne è uscito.
E’ stata una lunga processione di ‘stic’(pali) di tutte le misure per farne lo scheletro, poi le corde di liana per legare l’insieme, quindi le foglie di palma intrecciate, per costituirne un tetto che durerà i tre o quattro mesi ancora necessari. Una processione che prevedeva anche il rinvio alla famiglia per chi non arrivava puntuale con il materiale prescritto: un rinvio non sempre interpretato come punizione dai più piccoli e non solo. Terra ed acqua hanno dato il fango necessario per la muratura e l’intonaco; altri legni leggeri hanno fornito i banchi, minimali ma sufficienti. Che il rendimento scolastico finale ne soffra è fuori di dubbio ma un’alternativa esiste?
| appena dopo il passaggio del fuoco |
| la ricostruzione dopo due mesi circa |
venerdì 18 marzo 2011
Rivoluzione
| puntamento dell'antenna |
Le peripezie sono state molte ma alla fine siamo connessi al mondo intero. E’ una via virtuale? E’ una via reale? Molte menzogne si possono veicolare attraverso l’etere ma rimane pur vero cha la comunicazione c’è, ce n’era bisogno e tenteremo di farne buon uso. Il tecnico che ci ha aiutato a puntare l’antenna si è sorbito 800 km circa in andata ed altrettanti al ritorno con una piccola moto 100cc. L’attesa è durata poco più di un anno, attendendo il materiale arrivato per container andato disperso e poi ritrovato intatto. L’antenna non entrava attraverso la piccola porta dell’aereo che abitualmente serve Isiro, e per l’ultimo tratto l’abbiamo issata sulla capotta della Land Rover; il modem inviato da Roma era un modello non conforme ed abbiamo dovuto attenderne il ricambio... ma eccoci qui, in rete dalla metà di febbraio. I legami da riallacciare sono molti e la ruggine da togliere abbondante. Ieri sera il dottore dell’ospedale di Babonde si è fatto delle lunge ore in cerca di “aggiornamenti professionali” e dalla vicina Ibambi (20 km) come anche da Wamba (75 km) qualcuno inizia a venire per mettersi in rete. Anche la radio locale, “Radio Basa” che trasmette due ore per giorno troverà una buona fonte di notizie. Per quanto riguarda gli abitanti propriamente detti di Babonde, attualmente nessuno possiede un computer, ne renderemo disponibile uno nuovo per i collegamenti. Il vecchio papà Suko ha una figlia suora missionaria in Albania e lei gli ha proposto di comunicare attraverso skype, ecco che abbiamo aperto un contatto che chiamiamo babondepublique: stasera faremo qualche prova... la rivoluzione informatica avanza.
giovedì 17 marzo 2011
8 marzo
Anche qui la festa della donna. Nella repubblica democratica del Congo la festa dell’8 marzo si trasforma nel mese della donna, ma a Babonde si riduce ad un defilé alla chefferie, il luogo di residenza dell’autorità tradizionale e dell’autorità statale. Non molti discorsi, non molte ambizioni, non molti progetti, anche se le rivendicazioni e le necessarie “nuove prese di coscienza” potrebbero essere numerose. Ruolo di subordinazione, nessun diritto all’eredità del marito, nessun diritto sui figli nati, violenze sessuali catalogate come offese leggere... Per il momento c’è la gioia di poter dire “anche noi esistiamo”, “anche noi abbiamo dei diritti”, “anche noi abbiamo una giornata dedicata”. Un ‘pagne’, un tessuto nuovo con il quale confezionare un nuovo abito, solitamente è sufficiente per mettre in pace la coscienza del marito e dei governanti. La percentuale delle ragazze che frequentano la scuola è nettamente inferiore a quella dei ragazzi, le diplomate delle scuole superiori non raggiungono il 30% del totale. La ripartizione tradizionale dei compiti e dei lavori è rigidamente strutturata, le maternità a catena sono una costante fin dalla più giovane età. Quando si parla con una donna normalmente gli si chiede innanzitutto: “nani ni bwana yangu” ossia ‘chi è il tuo marito’, ma ‘bwana’ significa anche ‘signore’; oppure se è senza marito gli si chiede “unaishi mikononi ya nani” ossia ‘vivi nelle mani di chi/abiti in quale casa/chi è colui che ti protegge’. Una donna sola, al villaggio, nella cultura tradizionale è senza statuto preciso, essa lo riceve dall’uomo e dalla famiglia con il/la quale vive. Alla morte del marito molte donne ritornano al loro villaggio natale ‘tra le mani del padre’ o della famiglia del padre; nella famiglia del loro marito sono sempre state considerate come delle straniere (e le consuetudini sul matrimonio non fanno che rafforzare queste realtà), inoltre nella case del padre possono essere ancora molto ‘utili’. Anche al livello della nostra chiesa, tra gli oltre 120 catechisti, nei differenti villaggi, vi figurano appena 4 donne, e una sola è la ‘titolare’, la responsabile principale. Se dopo la messa ci si siede per mangiare qualcosa assieme ai catechisti del posto, le mogli che hanno lavorato alla cucina si siedono su di un basso sgabello a fianco, pronte ad ogni evenienza e necessità ma non partecipano alla stessa tavola.
L’8 marzo, una buona festa, e un nuovo vestito per coprire molte ‘piaghe’ con le quali si è abituati a convivere e perciò non fanno poi così male se le coscienze non sono educate. Dio creò l’uomo, maschio e femina li creò. Un buon Vangelo, una buona notizia, certamente necessaria.
Talita Kum
Alcuni bambini dopo un solo mese di ‘cura’ sono già ristabiliti in forze; per altri il percorso è più lungo. Purtroppo ne abbiamo già accompagnato due con la preghiera nel loro saluto ultimo a questa terra: errano arrivati in uno stato pietoso e neppure le cure all’ospedale hanno potuto qualcosa. Talvolta la vergogna di ammettere pubblicamente la malattia, il dichiarare di non poter prendersi cura adeguatamente dei propri figli, frena i genitori che tardano a presentarsi; altre volte è la distanza dal ‘Talita Kum’ che li scoraggia. Siamo agli inizi ed un pò accampati, ma ci perfezioneremo.
Kwashiorkore
Kwashiorkore, ossia bambini malnutriti. Una realtà nascosta ma fortemente presente a Babonde e in tutto il territorio circostante. Pensavamo fosse un fenomeno tipicamente cittadino dato dalla unione di differenti fattori: il gran numero di bambini in ciascuna famiglia, la mancanza di risorse economiche una certa povertà culturale, la difficoltà di reperire qualcosa da mangiare ogni giorno in contesto urbano...
Ecco invece che anche nel bel mezzo della foresta, nella grande fecondità del terreno circostante una semplice inchiesta ci ha aperto gli occhi ed ha mostrato la triste realtà di centinaia e centinaia di bambini che soffrono di malnutrizione. L’alimento c’è, ma è sempre lo stesso e cronicamente povero di proteine e di vitamine. ‘Muzunguda’? esclamano nella lingua budu: che sia un bianco? Che sia un bianco quel bambino? Infatti uno dei sintomi della malattia è lo sbiancamento della pelle e dei capelli. Allo smagrimento si aggiungono altri sintomi: il gonfiore dell’addome, delle guance e degli arti, la desquamazione della pelle, ed ancora anemia, letargia, immuno deficienza...
Che fare. Tantissime cose sarebbero da fare, la più necssaria agire alla radice delle cause che provocano il fenomeno e che riteniamo siano soprattutto culturali: tanti figli alcuni trascurati... il nuovo nato che prende il posto di colui che lo ha preceduto al seno della mamma e lo svezzamento realizzato in maniera brutale... il frutto del lavoro agricolo venduto nella sua totalità per qualche necessità immediata e ‘sottratto alla bocca’... un’alimentazione povera e ripetitiva.
Ma occorre agire nell’imediato ed evitare la perdita di tanti piccoli la cui morte non fa notizia.
Ringraziamo di cuore colui che ci ha aiutato e quanti ancora ci aiuteranno.
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