martedì 1 settembre 2015

Omaggio a p. Antonio e “lavoretti”.

Qualche piccola notizia dei nostri passatempi in lavori manuali, tra una occupazione e l’altra nella “cura” dei numerosi villaggi ed impegni pastorali, ma soprattutto vorrei qui rendere omaggio al caro p. Antonio Capitanio che ci ha lasciati nel mese scorso in seguito ad un ictus. 

Padre Antonio ci aveva fatto visita a Babonde qualche anno fa assimeme agli amici Gianni Lupi e Adolfo Bondi e con loro avevamo realizzato la costruzione di un’aula scolastica per i bimbi della scuola elementare di Babonde. Padre Antonio, con capacità di rabdomante, aveva individuato il luogo dove scavare il pozzo ed in seguito, con l’aiuto degli amici di Castiglione dei Pepoli, ci aveva fornito la pompa solare ed i pannelli per far rimontare l’acqua, assieme al tubo flessibile per distribuirla nei differenti punti della missione.  Nonostante l’età ed i suoi acciacchi p. Antonio è stato in mezzo a noi un esempio di giovinezza e di entusiasmo, di gratuità e di semplicità. Non sono molti coloro che hanno avuto il coraggio di arrivare fin qui a Babonde e p. Antonio  è stato il primo dopo diversi anni.
“L’abero piantato lungo i corsi d’acqua nella sua vecchiaia produce ancora frutti”, e p. Antonio continuava ad animare con passione soprattutto a favore delle missioni e di piccoli progetti di sviluppo, per migliorare le condizioni di vita di fratelli sconosciuti e lontani ma amati.

Dopo la notizia della sua morte mi sono sentito in dovere di completare in fretta quel progetto che continuava ad essere rinviato a causa del sopravvenire di altre urgenze.
Non siamo riusciti a realizzare il castello d’acqua con una struttura di cemento armato come previsto, a causa dei costi e dell’inesperienza, ma con i falegnami abbiamo costruito qualcosa in legno che potrà servire e durare almeno nel medio periodo.  Già da alcuni anni beneficiamo dell’acqua del pozzo, soprattutto in stagione secca, potabile e buona da bere, anche se non ne abbiamo fatto alcuna analisi, ma con un metodo empirico, l’abbiamo bevuta e, visto che non provocava disturbi e disodrini nel basso ventre, ne abbiamo ricavato la conclusione che è di buona qualità.

  


Grazie ancora p. Antonio, per l’Eucaristia celebrata, per l’amicizia disinteressata, per la simpatia per la dedizione nonostante il peso del corpo che invecchiava.

Aggiungo un’altra piccola curiosità che si può visitare a Babonde, ossia il nostro “nuovo” gruppo elettrogeno. Con i meccanici abbiamo risistemato un vecchio Lister, che in principio era un gruppo elettrogeno fisso, per renderlo mobile e servircene nei lavori in cantiere, soprattutto nella costruzione della scuola per realizzarne la carpenteria.  Il tubo di scappamento sembra la canna di un grosso fucile di altri tempi, con una fuoriuscita di fumi che farebbero inorridire gli ambientalisti... speriamo di non inquinare troppo la foresta equatoriale che abitiamo nel più profondo. Crediamo che la nostra “impronta ecologica” sia davvero piccola e sia compensata da un’enormità di verde che ci circonda. Il carrello che lo trasporta è una vecchia taglia erba riadattata e rinforzata. L’accensione  a manovella, sul modello dell’accensione delle prime automobili con motore a scoppio. L’effetto è un pò strano ma efficace e sono molti i passanti che si fermano a gardare ammirati. Visti gli anni di servizio del vecchio Lister non crediamo durerà molto ma, come dicevamo sopra, talvolta ciò che è anziano riserva sorprese inaspettate.







mercoledì 6 maggio 2015

Diploma di Maturità


 Fino all’anno scorso per poter accedere all’esame di maturità le differenti scuole superiori del nostro vasto territorio dovevano inviare i loro candidati “finalisti” presso un centro abilitato, a Ibambi, dove dei commissari provenienti dalla sede centrale della provincia scolastica, sorvegliavano lo svolgersi della sessione annuale. Per i più lontani si trattava di un viaggio di quasi una cinquantina di chilometri, e la necessità di trovare dove dormire e mangiare per una decina di giorni se non di più. Prima per gli esami “preliminari” e poi per la sessione finale.
Ebbene a partire da questo 2015 un nuovo “Centre d’examen d’Etat” è stato aperto a Babonde con sede all’Institut Ste Marie. La nostra struttura si è rivelata la più adatta per ospitare i duecento candidati del circondario. Com’è abitudine la solennità della cerimonia ufficiale di apertura ha superato i limiti. Nel senso che si è investito molto nella festa e nel numero degli invitati: le autorità scolastiche d’Isiro e d’Ibambi assieme a tutti i direttori e presidi delle scuole della zona, di ogni ordine e grado; le autorità amministrative e tra esse l’amministratore del Territorio di Wamba, le autorità militari e quelle ecclesiastiche, i candidati all’esame finale ... Tutte le scuole hanno contribuito per la buona riuscita e così é stato. Santa Messa, discorsi inaugurali delle autorità, taglio del nastro e libagione, alza bandiera ed inno nazionale, pasto fraterno, musica e danza, tutto si è svolto in un clima di festa e di solennità.
Le note dolenti, per il momento poste in secondo piano, erano il ritardo di due mesi nel pagamento dei salari da parte del governo e il fatto che agli esami di stato la percentuale di coloro che riescono ad ottenere il diploma di maturità si aggira sul 50% del totale con dei punteggi estremamente bassi, segno evidente del peggioramento della qualità dell’istruzione: solo la metà dei giovani “finalisti” ottengono il diploma, e nella stragrande maggioranza si rivelano poco preparati rispetto ai sei anni di scuola secondaria passata sui banchi. Per molte scuole periferiche sorge talvolta il dubbio se siano scuole con indirizzo vario, come previsto dall’ordinamento del paese o se siano piuttosto centri di manovalanza a buon mercato per insegnanti e dirigenti scolastici. La mancanza di un salario certo, la mancanza di un’economia sufficiente fa sì che gli insegnanti siano spesso pagati con il lavoro manuale degli studenti presso i campi coltivabili dei loro insegnanti. Si aggiunge infine il fatto che una buona parte dei “finalisti” sono già genitori con prole a carico o ragazze madri che alternano la penna ed il quaderno al necessario lavoro per accudire i bimbi.

Messe tra parentesi le difficoltà abbiamo potuto constatare che seppur lentamente e con enormi difficoltà, tuttavia una certa evoluzione positiva si può riscontrare e che alcune persone di buona volontà alla fine emergono e producono qualcosa di buono per sè e per il paese intero. 
 


FMI – Anualite

Quando sentiamo parlare di FMI pensiamo subito all’organizzazione mondiale “Fondo Monetario Internazionale”, che dirige la politica e l’economia di molti paesi imponendo le proprie regole liberiste. Grande stupore quando a Babonde mi si presenta una persona che vuole parlarmi del FMI e che vuole proporre un incontro sul tema.
Qualche breve scambio di informazioni e chiariamo subito che si tratta di un’altra cosa, in questo caso FMI sta per “Fondazione Missionaria Internazionale”, ed avrebbe il compito di formare degli agenti pastorali ed di inviarli in missione. Il signore che mi presenta la “Fondazione” dice che l’organizzazione si apoggia su di una fondazione svizzera che vuole investirsi in Congo con delle mete molto ambiziose, la costruzione di chiese, scuole ed ospedali. Per quel che riguarda le chiese l’apertura è ecumenica e totale, indipendentemente dalla confessione di appartenenza o dal fatto di essere villaggio o parrocchia o quartiere. Per tutti ci sarà la possibilità di beneficiare dell’aiuto quasi totale della FMI, disponibile a 360°.

Rimango stupito dell’ampiezza della disponibiltà della Fondazione e mi chiedo chi mai avrà la possibilità di mettere in campo una quantità così grande, enorme, di mezzi finanziari, e con quale provenienza. Comincio a dubitare. Lascio che il nostro ospite continui ad illustrare la generosa offerta che l’organizzazione intende fare al nostro territorio, sì poiché la Fondazione si sarebbe fino ad ora investita soprattutto in Asia ed è arrivata in questi ultimi tempi in Africa e precisamente in Congo RDC, nel territorio di Wamba. Nel frattempo, allo stesso modo del signore che mi sta davanti, altri emissari stanno percorrendo centri grandi e piccoli di tutto il circondario per illustrare al meglio l’enorme occasione che si sta presentando. Ai singoli cittadini, catechisti, fedeli, individui, sarà necessario versare l’equivalente di mezzo euro per poter iscriversi e divenire beneficiari. Ora ci sarebbe bisogno di pubblicizzare al massimo la FMI e di indire un incontro pubblico per presentare al meglio l’iniziativa e la missione di Babonde potrebbe rendere in questo un grande servizio.
Io rifiuto categoricamente, vedendo ora chiara una truffa con lo scopo di raccogliere un pò di soldi presso la popolazione semplice, soprattutto i fedeli delle varie chiese “vendendo” la speranza di una costruzione in cemento. Se qualche dubbio poteva restare circa la buona o malafede della FMI, questi dubbi scompaiono quando leggo i depliants che il signore mi propone: il Fondo Missionario Intenazionale partecipa della MTM ossia della Missione Teocratica Mondiale si dice confessionale e propone la formazione di differenti operatori pastorali della chiese in vista di una loro riforma. L’impressione certa che ne ricavo è di un depliant costruito con un’accozzaglia di elementi differenti, contraddittori, recuperati qua e là e assemblati alla meno peggio. Chiunque un pò avveduto avrebbe potuto rendersi conto della debolezza e della illogicità delle affermazioni, dell’impossibilità di poter mantenere una sola delle mille promesse fatte, fantastiche ma concretamente irrealizzabili a meno di disporre di capitali immensi da distribuire con grande liberalità.
 Ebbene, centinaia e centinaia di persone hanno abboccato versando la loro parte quota ai numerosi emissari che hanno percorso a tappeto il territorio assoldando nella stessa impresa nuovi adepti che dietro il versamento dell’equivalente di una quindicina di euro potevano aspirare a divenire a loro volta sensibilizzatori o raccoglitori delle quote individuali. Un rappresentante “nazionale” della FMI venuto in aereo a Isiro è stato ricevuto da una folla esultante e speranzosa che pensava di accogliere un liberatore dalla  miseria e dalla incapacità di progettare un futuro migliore. Le autorità civili si sono tenute in disparte in un primo momento, per poi intervenire deferendo l’organizzazione al tribunale provinciale. Il verdetto non è ancora stato emesso, e nel frattempo i “funzionari” e “sensibilizzatori” continuano a percorrere i villaggi incassando i contributi volontari.
  Miseria, mancanza di prospettive, stagnazione dell’economia, attesa di un “messia” a buon prezzo, incapacità cronica nel superare gli ostacoli senza un aiuto sostanziale dall’esterno, ingenuità e conoscenze limitate, fiducia nella parola di chi semplicemente “parla bene e si presenta bene”, sono solo alcuni degli elementi che inducono alla credulità e a una certa facilità nel mettersi nelle mani di qualche mercenario o truffatore senza scrupoli.
Anche a livello religioso la popolazione è spesso disposta a credere alle cose più incredibili, un insieme di racconti notturni attorno al fuoco nelle notti di luna piena, sui quali si insericono altri racconti di pratiche magiche o incantatorie.
A Babonde qualcuno ha creduto vedere l’apparizione di una suora locale – il suo nome Anualite -  morta martire esattamente cinquanta anni fa, mentre dell’anniversario ne sono in corso le celebrazioni . L’apparizione lontana, tra gli alberi e le palme, si è rivelata alla fine una illusione ottica, ma per l’occasione tutte le attività locali sono state bloccate e si è gridato al miracolo.

L’uomo è nelle sue molteplici dimensioni un uomo di fede. Crede alla parola annunciata, crede alla parola data. Talvolta è disposto a credere più facilmente alle cose che potrebbero risolvergli i  problemi nell’immediato. Davvero occore sapere in chi abbiamo riposto la nostra speranza e saper leggere bene i segni che annunciano la verità o la falsità dei propositi. Un parametro di verifica rimarrà sempre il risultato finale. Gesù diceva che le opere danno testimonianza della bontà e della verità di chi promette o dice qualcosa.





martedì 28 aprile 2015

Matrimonio del secolo


A Babonde il matrimonio del secolo ha avuto luogo! Dottor Sami e Mlle Juditte hanno detto il loro Si definitivo. Per il contesto, l’ambiente e le abitudini di Babonde tutto è stato eccezzionale, fuori norma, superlativo. Mobilizzazione generale della popolazione, delle autorità civili, sanitaire e religiose. Neanche il maltempo ha potuto qualcosa e la pioggia abbondante non è riuscita a spegnere l’entusiasmo i canti e le danze di festa. 

La fidanzata è ancora universitaria a Kisangani, ed è arrivata giusto il tempo della solenne celebrazione. Il matrimonio di due fidanzati è già un fatto raro dove le abitudini sono invece delle convivenze prolungate che non sfociano quasi mai in un vero e proprio matrimonio, né religioso, né civile, né tradizionale (ossia l’accodo armonioso e pattuito tra le due famiglie). Eccezzionale quindi poter vedere il fidanzamento un “piccolo” mese avanti le nozze, prima di rendere ufficiale il porprio reciproco sì, e sancire così il “patto matrimoniale” prima della coabitazione. Tutte le tappe successive del matrimonio sono state rispettate con estrema precisione e puntualità. L’incontro delle famiglie e lo scambio dei doni (la dote), senza recriminazioni o aggiuta di tempi supplementari indebiti. Il passaggio previo presso l’autorità civile, negli uffici della Chefferie davanti a colui che potrebbe essere chiamato più o meno il Sindaco. Preghiera e scambio del mutuo consenso alla vita insieme, all’aiuto reciproco, all’amore nella fedeltà, nella benedizione del Signore, presso la missione protestante. Matrimonio “ecumenico” poichè il marito appartiene alla chiesa protestante e la ragazza è cristiana cattolica. Banchetto per tutti alla nostra missione e danze fino a notte inoltrata. Il va e vieni di persone, conoscenti e parenti è continuato per più di tre giorni, prima che il movimento si calmasse definitivamente. Certamente due famiglie cui i mezzi economici non sono mancati e che le relazioni  influenti in diversi settori hanno contribuito alla buona riuscita delle manifestazioni.   

Ma la sostanza del matrimonio risiede comunque altrove anche se spesso nei nostri villaggi - come altrove - si confonde la manifestazione esteriore della festa con la gioia interiore di un passo decisivo compiuto nell’amore e nella fede. Impegnare il futuro, come nel matrimonio, coinvolgersi in modo totalizzante è necessariamente un atto di fede complesso,  in se stessi, nel partner e nell’insieme delle situazioni di vita che si affronteranno progressivamente, fiducia nel fatto che tutto potrà andar bene e continuare nella stessa direzione anche se tutto non andrà affatto bene. Davvero c’è necessità della benedizione e dell’assistenza di Dio. Se a dottor Sami e Mlle Brigitte non sono mancati i mezzi, neppure la fede ha fatto difetto, per quel che un occhio esterno ai cuori può percepire. Un breve fidanzamento prima del matrimonio e  poi di nuovo in viaggio: lei per Kisangani dopo appena dieci giorni, lui tra meno di un mese diretto a Kinshasa, la capitale, per ottenere il visto di uscita dal paese per una specializzazione in Senegal, mentre la moglie tarderà un pò a raggiungerlo per completare prima e in fretta gli studi base di medicina, compreso lo stage necessario. Un azzardo? Gli eventi ed il calendario degli impegni irrinunciabili che si impongono? La fiducia reciproca nonostante la distanza? “Non separi l’uomo ciò che Dio ha unito”. A noi resta un bellissimo ricordo, assieme ad un bell’esempio... e un nuovo medico, dottor Laurent. Con lui condivideremo la piccola ma quotidiana battaglia per migliorare le possibilità di cura all’ospedale di Babonde. 

Séraphin



Siamo aumentati di numero dal mese di febbraio, un nostro nuovo confratello ci ha raggiunto. A tutt’oggi la nostra comunità conta quatto membra, io il più anziano, p. Zéphirin al suo terzo anno a Babonde, fr. Fréderic che, terminato l’anno di stage riprenderà gli studi di teologia il prossimo ottobre, e il nuovo sacerdote p. Séraphin, ordinato a Kisangani all’inizio del mese di gennaio. Ha una buona stazza e non sembra affatto un prete novello, ci darà una grossa mano per la pastorale nella nostra vasta missione e soprattutto nel prendere la responsabilità dell’Istituto Ste Marie , la nostra scuola superiore che di anno in anno aumenta nel numero di allievi e di classi.
Questo ci preoccupa un pò in quanto occorre riaprire il cantiere e pensare a qualche nuova costruzione per permettere a tutti di entrare in un’aula e sedersi su dei banchi convenienti.

“Da dove vieni?”, “dove sei nato?” é la domanda che spesso si sentono rivolgere i nuovi arrivati a Babonde, preti congolesi compresi. 

E’ quello che succede a p. Séraphin in questi giorni, quando per la prima volta incontra le persone ed i catechisti di qualche villaggio della nostra missione. Queste domande manifestano una legittima curiosità ma anche necessità di collocare lo “straniero” tra le persone amiche, tra coloro di cui ci si può fidare, o al contrario, tra le persone di cui occorre fare attenzione se non da trattare con una certa diffidenza. Collocazione in base alla provenienza. Talvolta è sufficiente parlare lo stesso dialetto per potersi chiamare fratelli e simpatizzare, e darsi spontaneamente una mano con grande generosità e apertura, o al contrario sentirsi spinti ad un certo distacco se non addirittura disprezzo, se si appartiene a qualche tribù nei confronti della quale “non scorre buon sangue” a causa di antecedenti spiacevoli o di pregiudizi ancestrali.

Per noi preti e missionari, europei o africani, il fatto di appartenere alla stessa famiglia religiosa, il fatto di essere inviati in territori dove non si parla la medesima lingua appresa in famiglia, il fatto di essere spinti in luoghi lontani non da interessi particolari ma dal dovere dell’annuncio del Vangelo, il fatto di appartenere alla stessa fede cristiana è senz’altro una leva importante per superare quelle barriere culturali, umane, spesso irrazionali, che separano ed oppongono gli uomini fino a farli divenire classisti e discriminanti, se non razzisti. 
E questo è vero non soltanto per quel che riguarda il rapporto tra bianchi e neri, ma è vero per tutti i rapporti senza distinzione, in quanto come una sorta di istinto innato fa sì che - appunto senza razionalità e senza motivo - ci si opponga e ci si schieri in base ad appartenenze che non hanno motivo di esistere. Durante gli studi di teologia a Bologna talvolta ci si trovava a riflettere in base all’appartenenza regionale, la provenienza dal Nord o dal Sud dell’Italia, dalla Lombardia o dal Veneto, da Roma o da Milano.
Da dove tutta questa facilità a separare, dividere ed opporre? Qui a Babonde dove gli studi di psicologia sono scarsi si può sentenziare con una certa sicurezza ed affermare che tutto ciò è “Matunda ya Shetani”, è “Frutto del Maligno”. Già, può essere deviante addossare tutte le colpe al Maligno, ma non si può negare che c’è come un tarlo che rode dentro e consuma il bene, l’armonia e l’innocenza che sono di Dio.

Tanti auguri p. Sérephin e buon lavoro, ricco di frutti, qui a Babonde. Indipendentemente dal luogo della tua nascita e dalla tribù di appartenenza sarai ben accolto ovunque a Babonde.




Ospiti speciali



Non è di tutti i giorni poter accogliere nella sperduta Babonde degli ospiti occidentali provenienti dall’Italia. L’ultima volta é stata esattamente tre anni fa, tre amici di Bologna, tra i quali un confratello, e quella bella esperienza si è ripetuta quest’anno grazie alla visita del nostro confratello padre Marfi Pavanello e della signora Morena Marconi: mpe Marfi e maman Morena, tutti hanno cominciato subito a chiamarli così. 
E' stata una visita veloce, giusto il tempo di vivere dei momenti importanti per la fede e per la vita civile, il Natale e il passaggio al nuovo anno, dieci giorni carichi ed intensi.
Non si rischia certamente l’isolamento a Babonde, i curiosi, i bimbi, i cristiani, gli interessati, i vicini ed i lontani accorrono ad accogliere e ad incontare i nuovi venuti, a sentire buone nuove e a raccontare pene e fatiche assieme a speranze e progetti. E’ un turbinio di volti e di voci, di strette di mano e di carezze, soprattutto dei bimbi che vogliono verificare se la stranezza della pelle bianca non sia dovuta a una polvere speciale che lavandola si può togliere.







 Abbiamo visitato i dintorni di Babonde, a partire dalla notte santa di Natale, nel piccolo villaggio di BagBay, mentre una luce fioca accompagnata da una fede ardente hanno rischiarato la notte come a Betlemme, ed i canti forti, gioiosi ed intensi hanno risvegliato il torpore della vita tranquilla dei contadini affaticati dal sole della giornata. Yambenda, Gbunzunzu, Bavamabutu, Bafwabaka, Ibambi, sono state alcune altre tappe del nostro “pellegrinaggio”.
Impossibile raccontare le emozioni e tutti i pensieri.



 La voce sicura di Morena si rompeva spesso al momento dei saluti, segno di gioia interiore e di stupore, circondati dall’affetto immediato delle persone semplici e nella confusione dei mille pensieri  che nascono improvvisi mettendo a confronto mondi contemporanei ma lontani secoli se messi a paragone nelle condizioni di vita, nelle opportunità, nelle prospettive che il futuro riserva. Siamo uomini e donne dello stesso secolo, capaci di intendersi da subito con uno sguardo e d’intuito, ma che le realtà della vita, situate in continenti differenti, sembra separare radicalmente.
 E’ stata l’occasione bella di toccare con mano un mondo conosciuto spesso solo per immagini e reportage o secondo racconti e cliché. E’ stata l’occasione di confermare una volta di più il grande bene che può fare la solidarietà e il dono: salvare la vita ad un bimbo malato o malnutrito, rendere potabile dell’acqua malsana e portatrice di innumerevoli malattie, garantire il diritto all’istruzione e alla scuola a chi, come il popolo pigmeo, non sa minimamente che è detentore anche di diritti, mentre fin qui ha appreso unicamente i doveri da ottemperare. 

Diritto alla vita, diritto allo studio, diritto alla salute, diritto ad un giudizio giusto, diritto all’informazione imparziale... immersi nella natura, salvati dall’inquinamento e dalla vita frenetica delle città, manchiamo di molte altre cose pure essenziali per una dignitosa vita umana.

Padre Marfi si è divertito con gli scouts, facendo dono della propria esperienza e formazione, raccogliendo entusiasmo e attenzione. Morena si è riempita gli occhi ed il cuore di tanti bimbi soprattutto i malnutriti del Centro nutrizionale Talita Kum, curati anche grazie al suo aiuto assieme a tante, tante persone di buona volontà e di buon cuore.

Insieme abbiamo incassato gli scossoni di viaggi brevi ma faticosi su strade difficili e polverose riempiendo però la valigia dei ricordi e delle esperienze: l’accampamento dei pigmei con le loro lunghe pipe e archi precisissimi; il rokò dove si fabbrica l’olio di palma e la balada dove si distilla la bevanda alcolica; la carriere dove penibilmente si setaccia la sabbia alla ricerca di qualche pagliuzza d’oro; la briquetterie dove si fabricano i mattoni con presse manuali; la stanza di dada Anualite, la martire congolese originaria di questa diocesi di Wamba; i fiumi Nepoko e Maika, ricchi di pesce ma privi di ponti per poterli attraversare facilmente; 
le scuole e le chiese di villaggio in costruzione; 
l’ospedale, le famiglie e i bimbi, tanti, tanti bimbi...
Grazie padre Marfi, grazie Morena della vostra visita a Babonde, grazie della vostra presenza che sappiamo non è solo di puro passaggio, poichè ci si conosce da tempo e la relazione non fa che approfondirsi, relazione di conoscenza, di amicizia, di aiuto e di fede. Il Signore benedica.


Al vostro ritorno qualcuno forse avrà giudicato con scetticismo il viaggio a Babonde. In questi giorni mi sono imbattutto in questa citazione (sempre che non sia una falsa citazione, come se ne trovano molte in internet) di A. Einstein che può aiutare e dare qualche suggestione: “Follia é fare la stessa cosa ed aspettare risultati diversi”. E’ il mio augurio per coloro che temono di imbarcarsi in un viaggio differente che porta ad una delle periferie di questo nostro mondo, ed aiuta a considerare differentemente le cose, i beni, le azioni. 










mercoledì 22 aprile 2015

Incontri unici

Ciao. Poiché il tempo si fa sempre più tiranno, ed in modo del tutto particolare nei mesi di inizio 2015, sarà bene cercare di pubblicare qualche foto e qualche breve commento di questi ultimi tempi, giusto per testimoniare che siamo vivi ed in movimento nonostante il “silenzio informatico”. 
Molti sono stati gli avvenimenti curiosi o belli, o speciali che si sono succeduti. Voglio cominciare con il brevissimo incontro avuto a Kinshasa durante il viaggio di ritorno a Babonde. E’ vero che i cinesi sono dappertutto, anche in Africa, soprattutto per lo sfruttamento delle miniere o per i cantieri stradali, ma trovare una cinese in una nostra comunità, e che parla benissimo l’italiano, è stata una vera sorpresa. Quel che è più sorprendente è che questa donna cinese è cristiana cattolica. Originaria di un piccolissimo villaggio cinese, che ha ricevuto l’annuncio del Vangelo ancora qualche secolo fa, quando i primi missionari vi sono giunti, e che nonostante le persecuzioni ha conservato la fede. Il novanta per cento degli abitanti del suo piccolo villaggio sono cristiani, il fratello era sacerdote, e ammalatosi era stato trasportato in Italia per le cure mediche, lei lo aveva accompagnato, ma alla fine la malattia aveva avuto il sopravvento. Lei a Roma era stata aiutata ed aveva avuto l’opportunità di studiare  la catechesi ed ora l’occasione di un viaggio in missione, prima di fare rientro in Cina.
E’ stato un incontro durato appena trenta minuti, ed il tempo di una foto, ma del tutto speciale per me e per i nostri ospiti, compagni di viaggio, padre Marfi Pavanello e Morena Marconi, che con coraggio sono saliti in aereo a Venezia, destinazione Babonde. La missione non ha confini ed anche nell’immensa nazione cinese i buoni semi sono stati piantati ed accolti da tempo, in attesa di poter dare frutti abbondanti. Ci siamo lasciati con un “arrivederci” stentato, poiché sarà veramente nelle mani di Dio la possibilità di ritrovarci, ma conserverò il ricordo di questa breve storia come testimonianza della forza del Vangelo, capace di entrare e radicarsi nel cuore delle persone.


martedì 16 dicembre 2014

NATALE 2014


Scrivo queste righe a partire da Padova dove sono oramai prossimo per il rientro a Babonde la nostra missione in Africa, nella Repubblica democratica del Congo. Il tempo di Avvento è iniziato, Natale si fa vicino per cui inizierò il viaggio il 20 dicembre per essere con le comunità di Babonde esattamente la vigilia di Natale. Ritroverò i nostri  43 villaggi che attendono di poter celebrare con gioia e con solennità la nascita di Gesù. Non sarà possibile essere dappertutto ma in alcuni luoghi centrali i cristiani verranno a piedi da 5/10 chilometri per poter insieme cantare “gloria a Dio” e per cercare quella “pace in terra” che anche Babonde l’anno scorso ha perso e rischia di non ritrovare in fretta a causa di un conflitto locale. Due gruppi di villaggi si sono contesi l’autorità e la supremazia su di uno stesso territorio spingendo la popolzione a schierarsi ed a imbracciare le armi, lance e frecce, affrontandosi reciprocamente.
L’uomo, nella sua indole e nei suoi tratti essenziali, dell’animo e del carattere, si rassomiglia dappertutto, nel bene e nel male, ma sembra quasi inevitabile quella sorta di cecità che tutto infetta nel momento in cui cerca il potere e non si accorge più di nulla e di tutto quello che accade all’intorno. Diventa capace di oscurare o dimenticare o passare sopra ad ogni legame fraterno e familiare disposto a calpestare quanto per tanto tempo l’ha unito e reso solidale con i vicini. Un proverbio africano recita: quando i pesci piangono, nessuno vede le loro lacrime.

Non sarà inutile ricordare la nascita di Gesù, nostro Signore, che rinuncia a fasti ed eserciti, strategie politiche ed armi, per farsi piccolo e povero nella grotta di Betlemme. Sì, Gesù non ha mai ricercato il potere. Un uomo sano di mente e di cuore non dovrebbe mai cercare il potere, anche se esercita una qualche autorità pur necessaria. Un cristiano non dovrebbe mai cercare il potere per se stesso. La Chiesa non dovrebbe mai cercare il potere per se stesso. E Gesù pur avendone molti di poteri – di guarire, di insegnare, di leggere nei cuori, di salvare... – pur avendo molta autorità, l’ha usata unicamente a servizio degli altri e non a suo servizio.

Tra le povere capanne di legni e fango ma ricche di bimbi e di vita, nelle notti prive di luminarie ma ricche di stelle splendenti, lungo le strade sconnesse e polverose di Babonde, all’inizio della stagione secca, non sarà davvero inutile o superfluo o ingenuo annunciare la venuta del Figlio di Dio che, piccolo, ha bisogno delle braccia accoglienti di Maria, di un luogo caldo che gli sia preparato, di abiti e cibo...  Un Dio bisognoso che ci ricorda come noi tutti siamo bisognosi degli altri e che allo stesso tempo non possiamo dimenticare coloro che sono nel bisogno.
Non troverò presepi sofisticati e meccanici, non troverò cibi e dolci tipici, non troverò pubblicità allettanti ed invadenti.  Troverò invece un’umanità semplice, desiderosa di parole di verità e di speranza, un’umanità ignara di molte cose di questo vasto mondo, ma desiderosa di luce e di grazia, un’umanità fragile e povera di cose, ma ricca della capacità di accoglienza e di stupore. Sarò quasi unico bianco nel giro di chilometri e chilometri, ma non sarò “fuori luogo”, poiché il Vangelo e conoscere Gesù sono le cose essenziali di questa vita, sono i beni più necessari. Sarà lui a darci la sincera ispirazione per costruire insieme giustizia e diritti umani, per imitarlo nel curare i malati e fare attenzione a tutti i “piccoli” di questo mondo. 

Questa fede fragile ma preziosa che mi ritrovo tra le mani e che é anche la vostra fede, a Dio piacendo,  mi accompagnerà a Babonde, assieme alla simpatia e al sostegno concreto e solidale di tutti voi, amici, gruppi e comunità che ho incontrato in questi brevi mesi. 
Vi ringrazio di cuore e vi auguro Buon Natale. 
p. Renzo



sabato 6 dicembre 2014

INCONTRI

Da quando sono rientrato in Italia per il consueto periodo di vacanza, queste sono le domande che vanno per la maggiore: “Come va laggiù? Come sta andando?”. A queste si aggiungeva, quindici giorni fa, l’altra domanda: “E l’ebola? C’é da voi?”. Dico ‘quindici giorni fa’, nel senso che momentaneamente spenti i riflettori delle notizie da prima pagina e da apertura dei telegiornali, questa domanda è stata messa un pò da parte. Alla questione sull’ebola la risposta era: “No, da noi l’ebola non c’è in forma così grave ed aggressiva. Quando é comparsa, più volte negli anni, é sempre stata ben isolata e curata, nonostante le numerose vittime. Comunque noi siamo lontani da questi villaggi, la R.D.Congo è grande 8 volte circa l’Italia”. Alle ovvie domande di apertura seguiva ovvia anche la risposta: “Sta andando bene. A Babonde le cose procedono normalmente”.  
Non ci meravigliamo delle domande, dettate dall’attualità e dalla necessità di un primo approccio non ci meravigliamo delle risposte, frettolose ed evasive, perché non si può rendere in fretta la realtà di un mondo che, pur essendo sempre il nostro mondo, è però altro, talvolta tutt’altro. Occorre vedere con gli occhi e toccare con le mani. Camminare nelle stesse scarpe per alcuni mesi, mangiare insieme almeno qualche chilo di sale.  

La bella notizia allora é che stavolta, quando ritornerò a Babonde, rientrerò con qualcuno che mi accompagna, magari solo per qualche settimana, ma sarà già sufficiente. Sarà sufficiente anche un breve periodo, come per chi non conosce l’acqua è sufficiente tuffarsi dentro: anche se riemerge subito, anche se sta vicino alla riva, anche se la sente un pò fredda, tuttavia ha già potuto sperimentare molto, potrà lui stesso raccontare molto, esprimere sensazioni, ricordare immagini, suoni e profumi... incontri.
“Da quando sei lì le cose sono cambiate?”. Ecco un’altra domanda ricorrente. Allora, visto che non sono di fretta posso iniziare a riflettere un pò e tentare una risposta più articolata.
Sì le cose vanno bene – un pò - e sono cambiate – un pò - !, nel senso che oramai da quasi dieci anni la Repubblica Democratica del Congo ha un presidente eletto democraticamente, grossi disordini militari non ci sono stati e la presenza di alcune ribellioni ruandesi e ugandesi in territorio congolese, che hanno mietuto vittime e creato instabilità locali, sono state oramai spente o sono geograficamente limitate e circoscritte. Guardando avanti un pò di incertezza rimane, visti i progetti dell’equipe di governo che medita di cambiare la costituzione e la legge elettorale per dare la possibilità all’attuale presidente di candidarsi per un terzo (e poi chissà, quarto... quinto...) mandato. Un futuro sereno è difficilmente prevedibile ma non impossibile, l’incertezza predomina.
C’è un piccolo budget del governo per far funzionare alcuni dei servizi essenziali dello stato, ma vista l’esiguità delle somme liberate ai funzionari, ai militari, alla sanità e all’insegnamento, e viste anche le irregolarità dei pagamenti e la corruzione, possiamo dire che il sistema sta in piedi con le stampelle e sembra sempre sul punto di cadere. Poiché il giovane congolese non ha mai conosciuto nulla di meglio di quanto sta vivendo attualmente, e poiché nel bel mezzo delle foreste equatoriali non sa a chi bussare la porta o contro chi arrabbiarsi, tutto continua con pochi brontolii non molto efficaci. In questo senso le cose sono cambiate solo un pò: se non hai i soldi non ottieni giustizia, se non hai i soldi non ti curi, se non hai i soldi non vai a scuola, ed in un’economia di sussistenza, che per buona parte si appoggia ancora sul baratto tutto è estremamente complicato.
Le infrastrutture lentamente migliorano, c’è qualche intervento su strade e ponti, ma in modo occasionale, e vista la grandezza del Congo vaste zone restano abbandonate a se stesse. Scuole e ospedali sono a cadenza regolare costruite ed inaugurate con molta enfasi, soprattutto in città, ma sono per la maggior parte “dono” di qualche deputato o senatore in odore di campagna elettorale, ed in attesa di “interessi di ritorno”, più che essere inserite nei programmi dei ministeri, il tasso di analfabetismo rimane alto ed ugualmente l’abbandono scolare . Questi nuovi edifici, frutto della benevolenza non possono stare al passo con la crescita demografica.
Luci ed ombre, tonalità di grigi, chiaroscuri di una nazione nel cuore dell’Africa, riscaldata da un sole stupendo... sempre, rossa della sua terra, verde delle sue foreste, azzurra dei suoi fiumi, nera della pelle dei suoi figli, bianca del riso e della manioca, i suoi cibi.

Le cose sono cambiate in questi anni?
I colori non cambiano e se non cambia sostanzialmente l’insieme della nazione, allora che cosa cambia? Che cosa potrò dire dal mio punto di vista, dall’angolo in cui sono e da cui guardo le cose, dalla piccola e isolata Babonde? Molte cose sono state fatte, dei miglioramenti evidenti ci sono, le sorgenti d’acqua, le costruzioni, i muratori e i falegnami, il laboratorio di taglio e cucito, l’alfabetizzazione dei pigmei, le scuole e l’educazione, le cure e le attrezzature mediche, l’aiuto ai bambini malnutriti,... e di questo occorre lodare il  Signore e la generosità di molti. Babonde un pò é cambiata,  ma i grossi mutamenti non sono nelle mani dei singoli o delle piccole comunità e talvolta neppure dei governi. Anni fa in occidente era iniziata la crisi economica negli Stati Uniti prima e in tutto il mondo poi. Sembra nessuno finora sia stato in grado di governarla, finanza o politica, governo o sindacati, cittadini o associazioni. Ciascuno ci mette del suo e concorre all’insieme. Qualcuno si ritira in disparte deluso. Altri azzardano nuove proposte. Molti eventi accadono senza poterli dirigere.

Ciò che però abbiamo tra le mani tutti i giorni è la forza degli incontri, ossia la possibilità di essere veri e autentici nell’incontro con gli altri, un pò come Gesù sapeva fare quando guardava diritto negli occhi e leggeva nei cuori, conoscendo e facendosi conoscere. La domanda più profonda da porre potrebbe allora essere “che cosa è cambiato nell’incontro con gli altri? “che cosa conosci di più dei tuoi fratelli?”. Che cosa cambia nell’incontro con i bimbi, i poveri, le vedove, i malati? Ma anche che cosa è cambiato nell’incontro con i giovani, i catechisti, gli insegnanti, gli uomini, le donne, i responsabili amministrativi? Che cosa é cambiato nell'incontro con la cultura in cui sei immerso...?C’é un modo vero, profondo, cordiale, simpatico/empatico, costruttivo, positivo di incontrare. Un modo aperto, fraterno, solidale di stare accanto, di camminare insieme con le persone che fanno parte della tua vita e che entrano a far parte della tua vita, che provocano ed interrogano, un modo di incontrare i cuori. Non é sempre, non é con tutti, però é certo che: se cambia il modo di incontrare le persone cambia il mondo, anche se le strutture zoppicano e i grandi eventi non li possiamo governare. Non possiamo cambiare il mondo ma il mondo di molte persone cambia se le incontriamo veramente.

giovedì 11 settembre 2014

IN VIAGGIO



Tre anni di Africa, a Babonde, ed oggi sono a Kinshasa la capitale della Republica Democratica del Congo, pronto a partire per un tempo, tre mesi, di riposo o di congé come diciamo in francese, traducibile in congedo, come fossimo dei militari partiti per una missione in terra straniera. Ed effettivamente una missione da compiere l’abbiamo, missionari lo siamo è vero, ma non in terra straniera, poichè come dice in modo un pò paradossale un famoso antico testo dei primi cristiani, la Lettera a Diogneto:  “Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera”. Come per dire che ovunque per il cristiano è come essere a casa propria ed ovunque per il cristiano è come se fosse straniero in casa poichè aspira a qualcosa d’altro che non é di questo mondo.
Tre anni lunghi, come se ci fossero in verità anni più lunghi ed anni più corti, eppure passati in un batter d’occhio, come se tutto si tenesse insieme in un solo respiro, in un solo sorgere e tramontare del sole. Segno che la cronologia del calendario non è la stessa che quella dell’animo umano. Segno dell’intensità e della concentrazione delle attività, degli incontri, della predicazione, dei progetti, come se il tempo non bastasse ed un domani non fosse ancora dato per terminare quanto è stato iniziato. Il turbinio delle attività lasciate per il momento alle spalle a Babonde - le sorgenti d’acqua, le scuole e gli studenti, i bimbi malnutriti, i poveri, le cure mediche, i pigmei, la formazione dei catechisti, le nuove chiese, la guida delle comunità cristiane... – lasciano il posto alla tranquillità in questi giorni di transizione, prima del rientro in Italia. Giorni di tranquillità e di interrogativi. Un bilancio da fare, non economico ma umano, non finanziario ma di fede.
Uno sguardo indietro per soppesare i progetti realizzati ed esprimere un grande grazie ai tanti, tantissimi, che da lontano pensano a Babone e ai “piccoli” di Babonde. Uno sgurdo indietro per dire grazie al buon Padre celeste che ci ha dato la possibilità di cavarcela anche stavolta dai pericoli sempre in agguato di strade pericolose, di una circoscritta ma insidiosa guerra tribale, dalla malaria che rimane pur sempre una malattia aggressiva, endemica e mortale. Uno sgurado indietro per contemplare quanto bene può costruire il Vangelo, la Buona notizia di Gesù, nel mettere pace tra i conflitti, nel suscitare fedeltà e giustizia, nel cercare la verità che costruisce nel bel mezzo di un grande mare di menzogne, nel proporre la donazione piuttosto che l’accaparramento, mirando ad un futuro che non si riduca al puro immediato ma si spinga fino a quello eterno. 
Uno sguardo avanti, desideroso di ritrovare gli affetti della famiglia che mai si possono perdere nè intiepidire, pena il perdere la propria radice. Desideroso di ritrovare le amicizie costruite nel lavoro insieme, nella condivisione degli ideali e dei tempi liberi, dei viaggi fatti insieme. Desideroso di ritrovare i confratelli della congregazione con cui condividiamo fede, vocazione e missione, appartenenza ad una famiglia religiosa ad uno spirito e carisma comune, maturati nella fraternità di tanti anni passati insieme. Uno sguardo avanti incuriosito dall’avanzare della tecnica che sforna a ritmo regolare novità, marchingegni e invenzioni, buone e cattive, utili ed inutili, per sapere se sono ‘rimasto indietro’ e trovare il momento opportuno per aggiornarmi. Incuriosito dal comprendere meglio e più da vicino a quale svolta è giunta la ‘corsa del Vangelo’ in una Europa che l’ascolta sempre più indifferente o che sembra poterne fare a meno. 
La nostra esistenza è viaggio, con tutta una serie di piccole svolte anche se la direzione può ben rimane la stessa. Dicevano che gli italiani sono tra l’altro, un popolo di viaggiatori. Indipendentemente dal chilomentraggio a tutti voi e a me stesso auguri di buon viaggio.