venerdì 17 agosto 2018

AGOSTO AFRICANO


All’equatore nelle cui prossimità anche Babonde si trova, il sole non è quasi mai timido o capriccioso da nascondersi alla vista per un tempo prolungato, ed è infatti rarissimo avere una giornata intera coperta da nuvole.

 Non si può dire che è estate, al contrario agosto è mese di pioggie intense e “rapide”, ma in qualche modo si respira un’aria vacanziera un pò simile a quella europea. 

Le scuole sono chiuse nei mesi di luglio e agosto, i ragazzi sono in famiglia ed aiutano i genitori nel lavoro dei campi, o sono in viaggio per andare a raccogliere un pò di denaro da zii e parenti che lavorano alla ricerca dell’oro o che sono oramai installati in zona miniere, ed è probabile che abbiano qualche soldo in tasca. 

Questi soldi potranno permettere ai giovani di pagare l’iscrizione a scuola e comperare l'uniforme scolastica.

A proposito di scuola assaporiamo la bella soddisfazione della riuscita al cento per cento dei giovani del nostro Institut Ste Marie agli esami di stato (maturità) alla fine del loro sesto anno di scuola superiore, opzione pedagogia, che prepara i futuri maestri delle scuole primarie. 

Anche le ragazze e le giovani mamme del "taglio e cucito", così come i ragazzi della falegnameria hanno ben terminato l'anno scolastico.



I bimbi pigmei cominciano a dare belle soddisfazioni con i numerosi certificati di fine ciclo primario, alcuni avranno sicuramente il coraggio di iscriversi alle superiori e noi li sosterremo.



Dopo il passaggio in tutte le comunità locali per la celebrazione dei battesimi (quasi mille quest’anno) è tempo di dedicarsi alla formazione biblica dei catechisti. 


 


I villaggi sonnolenti e semideserti sono svuotati delle normali attività poichè la quasi totalità degli abitanti, famiglie intere, sono impegnati nella semina del riso.



Molti costruiscono nelle adiacienze delle loro coltivazioni delle cappannucce, riparo di giorno e di notte poichè i campi distano talvolta anche 5, 10,15  chilometri dal villaggio ed è impossibile fare il va e vieni ogni giorno. 



In queste casupole tutta la famiglia si sposta e se la fortuna sorride nella coincidenza dei giorni, si partoriscono i nuovi nati, ma si fa anche il lutto.
Alla missione, al contrario, il solito “fermento” rimane. 


E’ tempo di saluti per alcuni confratelli che terminano la loro esperienza nella nostra comunità e si preparano a continuare gli studi di teologia in Camerun o ad assumere nuovi incarichi in altre missioni. 



La famiglia religiosa dei Sacerdoti de Sacro Cuore – dehoniani in R.D.Congo è una famiglia dall’età media molto giovane, e in costante crescita numerica, diversi giovani “aspirano” essere un giorno sacerdoti.


Stiamo lavorando duramente per poter aprire il più presto possibile la nuova missione di Gbunzunzu ed aspettiamo rinforzi per il mese di settembre: un giovane sacerdote, un diacono, un fratello in esperienza pastorale per un anno intero. 


Cerchiamo inoltre di iniziare una nuova esperienza pastorale in una diocesi vicina. Chiediamo al Signore di benedire queste fatiche.

Le difficoltà poste dalle strade/sentieri disastrati continuano a crearci numerosi problemi, il mese scorso il trattore con il suo carico prezioso è finito in acqua a causa del cedimento di un piccolo ponte sul ruscello Yambenda. 

I tronchi che facevano da sostegno erano oramai marciti e ci hanno tradito. Qualcosa siamo riusciti a recuperare grazie all’intervento pronto 
e generoso dei giovani del villaggio vicino, 
 ma per un buon lasso di tempo non si è potuto attraversare il ruscello che in motocicletta e con qualche qualche acrobazia. 

Solamente questa settimana dei nuovi tronchi sono stati trascinati sul posto per ripristinare la circolazione.

La nostra Land Rover, invecchiata e spesso guasta, la riserviamo per i trasporti strettamente necessari e la usiamo sovente come ambulanza per i malati gravi per raggiungere Nebobongo o Pawa due centri ospedalieri più attrezzati distanti una quarantina di chilometri. 

Qualche volta è impiegata anche come carro funebre l’unico della zona in alternativa alla motocicletta. 

In questi giorni dobbiamo lottare contro una nuova manifestazione di credulità o di ignoranza. Alcuni ciarlatani senza alcuna preparazione medico scientifica si spacciano per guaritori capaci di risolvere una volta per tutte l’infezione dell’AIDS. 

Alcuni malati conclamati ed in cura presso l’ospedale locale, attirati da questi guaritori, abbandonano le cure ufficiali, previste e generalmente efficaci per seguire nuove, sconosciute, “miracolose” terapie. 

Purtroppo dopo pochi mesi il loro stato si aggrava e li porta quasi inevitabilmente alla morte. Le medicine sole non bastano, senza un’educazione adeguata e senza un quadro generale più completo di conoscenze e di competenze. 

La povertà che spesso deborda in miseria certamente aggrava la situazione e lascia il campo aperto a speculatori e profittatori.

In tutto questo trambusto ed agitazione dei corpi cerchiamo la pace del cuore nel Dio che tutto abbraccia, tutto purifica, tutto feconda. Il volto ed il sorriso dei bimbi ne è l’immagine nello specchio.  



L'abitzione della comunità a Gbunzunzu




Trasporto sacchi cemento in motocicletta

Il ponte di Yambenda 


Il trattore della missione recuperato dalle acque del Yambenda

Altri trasporti di fortuna

Giovani mamme del taglio e cucito a fine anno scolastico







venerdì 23 febbraio 2018

MANIFESTAZIONE, MANIFESTAZIONI


Viviamo all’Equatore in un grandissimo paese che è la Repubblica Democratica del Congo, dove il clima si sta surriscaldando sempre di più. Stavolta non solo e non principalmente a causa del riscaldamento climatico ma a causa dei disordini politici e delle tensioni che si stanno facendo sempre più forti tra la popolazione e la classe/casta dirigente che è al potere.
Appena prima di Natale il papa aveva partecipato ad una veglia di preghiera in favore della pace in R. D. Congo e nel Sud Sudan. A fine febbraio ha indetto una giornata di preghiera e digiuno, anche stavolta per la R. D. Congo e per il Sud Sudan, stavolta coinvolgendo tutta la Chiesa cattolica.

Molti non sanno che cosa realmente sta succendendo in questi due paesi in quanto non sono tra quei paesi “utili” o “degni” di entrare regolarmente a far parte delle “notizie” da telegiornale. Anche se già si sa che la R. D. Congo è tra i paesi al mondo più ricchi in minerali preziosi non si sa che il Presidente della repubblica “democratica” al potere da più di una quindicina d’anni ha terminato il suo mandato presidenziale e sta facendo di tutto per non lasciare il posto: tentativo di cambiare la costituzione per poter accedere ad un terzo mandato, “acquisto” per corruzione dei partiti di opposizione, imprigionamento o eliminazione anche fisica delle voci dissidenti, soprattutto di giornalisti, creazione di zone di insicurezza sotto il controllo di così detti “ribelli”... 

Una sala dell'ospedale di Babonde
Dittature mascherate ce ne sono molte in Africa e dappertutto nel mondo, ma alcune diventano più insopportabili di altre. Il totale disinteresse del bene della popolzione, il vergognoso secolare sfruttamento delle risorse del paese a beneficio di una classe oligarchica, l’assenza o la regressione di tutti i servizi che lo stato dovrebbe fornire (sanità, scuola, sicurezza, rispetto delle leggi, infrastrutture: strade, elettricità) hanno fatto sì che la proverbiale pazienza del popolo congolese sia oramai troppo logora.  

“Popolo congolese alzati, prendi in mano il tuo destino”, è stato il grido e la parola d’ordine che i Vescovi hanno lanciato a tutti i credenti ed uomini di buona volontà perchè alla fine un cambio ci sia e che così si possa rimotivare la speranza e l’inizio di un nuovo “corso” nell’aministrare la “cosa” pubblica.
Una strada Provinciale  - Territorio di Wamba
Gesù ebbe a dire ai suoi discepoli: “Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti” (Luca 12,3).   
E’ così che il 31 dicembre 2017 ed il 21 gennaio 2018, dopo la messa domenicale i cristiani hanno manifestato pacificamente, armati di vangelo e rosario, cantando inni e salmi; hanno manifestato per il rinnovo della classe politica del paese. Il governo non ha gradito e violando il diritto alla libera manifestazione di idee e pensiero oltre che di culto, hanno impedito ai cristiani di entrare nelle chiese, hanno disperso la folla con lacrimogeni (anche durante le celebrazioni liturgiche), hanno arrestato, picchiato ed ucciso qualche decina di persone innocenti.
Una prossima manifestazione è in programma per domenica 25 febbraio.

Una scuola elementare a Bovoboli
Il comitato di laici cattolici che ha indetto le manifestazioni, e con loro i Vescovi che lo appoggiano, hanno voluto contrastare pacificamente la deriva autoritaria che il governo sta prendendo e il rischio evidente di trasformare la Repubblica in una dittatura. Questo movimento di coscienze e di popolo nasce dalle comunità cristiane ed è fortemente sotenuto ed animato dai sacerdoti e dai vescovi.
La Chiesa cattolica è stata allora accusata di “fare politica”, di cercare il potere, di essere schierata con l’opposizione... dimenticando o non accettando che la Chiesa, ogni pastore ed ogni battezzato abbiano un ruolo profetico da esercitare che è essenzialemente quello di denunciare il male e di cercare il bene del popolo o di Dio, non tacendo la verità, ma piuttosto difendendo la comunità quando è minacciata, manifestando o portando alla luce quello che non va, cercando piste di soluzione, creando alternative. La mediocrità di un governo che poco a poco fa collassare il paese non poteva essere ulteriormente tollerata: “troppo è troppo”. Lo sfruttamento delle ricchezze del paese è andato di pari passo con lo sfruttamento della pazienza del popolo congolese, erodendo profondamente la sua “riserva di speranza”.   Nella “pienezza dei tempi” il Cristo si è manifestato per la salvezza di tutti, con il sacrificio di se stesso. Amore della verità, denuncia del male e della corruzione, azioni per la giustizia, sono scelte che si pagano con il sacrificio. Del sangue è già stato versato in R. D. Congo. La nostra preghiera è perchè altro sangue sia risparmiato e che le piccole conquiste politiche realizzate negli ultimi decenni a prezzo di grandi sacrifici non siano bruciate sull’altare degli interessi di pochi distruggendo il “bene” di un’intera popolazione.  
Se le elezioni realmente ci saranno, come programmate il 23 dicembre 2018, che siano elezioni vere, che garantiscano l’alternativa al potere e non la continuità delle solite politiche predatorie a favore di interessi personali o internazionali.

La preghiera ed il digiuno sono uno dei passi necessari ben sapendo che il digiuno che piace al Signore “è piuttosto sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?” (Isaia 58,6).

sabato 23 dicembre 2017

PRENDERSI CURA



Un pò di “fresche vacanze” non guastano  - sono in Italia - e l’adattamento necessario non è stato subito facile poichè i 30 gradi quasi costanti di Babonde ed i tendenti allo 0 nell’inverno della pianura padana fanno uno scarto considerevole. Il clima rigido con una spruzzata di neve mi ha accolto come è normale che sia. Il ritorno in famiglia, le visite ed i saluti ai familiari, ai confratelli, agli amici... rivedersi è necessario e fa bene, recuperare i sorrisi, le storie, le vicende belle, insieme anche alle preoccupazioni e ai cambiamenti fatti o subiti. 

Bimbi che nascono e crescono tra le giovani coppie, ragazzi di una volta, capelli che imbiancano nelle generazioni che sono le nostre. Alcuni dialoghi necessari, altri interessanti, progetti, disillusioni insieme a conquiste, si fanno domande, ci si informa reciprocamente. Tra le altre spesso me ne vengono rivolte due, ricorrenti, ma che scontate non sono: “Cosa trovi di cambiato in Italia dopo questi anni?” e  “Che cos’è che è cambiato in Africa da quando sei partito?”.





Sorvolo un pò sulle domande, giusto per descrivere quelle che sono solo le mie “impressioni”. Riguardo alla prima domanda sembra che non molto sia cambiato nel panorama sociale, la stessa confusione e lo stesso sentimento di delusione rispetto ad un certo “degrado” delle idee e delle proposte politiche, lo stesso senso di insicurezza a livello economico, la stessa paura, dello straniero e del differente, una paura senz’altro cresciuta,. Noto anche la difficoltà sempre più accentuata di incontrare le persone gratuitamente, fuori casa, per strada, nei cortili. Magari appunto il clima invernale accentua questo mio sentire, ma sembra che gli abitacoli delle automobili in cui tutti sono rinchiusi nei propri viaggi, con i minuti contati senza spreco alcuno, le comunicazioni fatte grazie al solo elettronico o “virtuale”, gli appuntamenti serrati, ebbene abbiano come effetto di ridurre la possibilità del gratutito, del non programmato e di aumentare invece il disagio di fronte all’incontro imprevisto, casuale, che genera novità. E’ vero, tutto questo non toglie il desiderio e la necessità del fare comunità, dello stringere i legami, ma sembra quasi che le famiglie si chiudano in se stesse e le comunità frequentate facciano lo stesso accontentandosi di quanto è già stato costruito o sperimentato. 
La vita di fede da parte sua si fragilizza ed è vissuta sempre più privatamente, individualmente.  
Sommerso e poco appariscente si intuisce e si vede un mare di solidarietà e di bene, di gentilezza e di pazienza, fatto di tante persone e piccoli gruppi, di azioni private e di decisioni del “pubblico”, di braccia aperte e di azioni concrete che rassicurano i cuori. Nel disorientamento e nelle trasformazioni veloci della società non si è smesso di cercare e di nuovamente ricercare risposte di fede e di comunione, di valori e di bene, di diritti da difendere o da conquistare, di fraternità e di ricchezza da condividere. 

Qui in Italia stiamo nel mondo dei ricchi (7 a/8a potenza mondiale economica) ma tutti si sentono più poveri. Ecco appunto, se parliamo di ricchezza direi che questi anni nelle vicende varie delle bolle e speculazioni bancarie hanno insegnato che non sempre i soldi della pura finanza producono una ricchezza sana, possono essere mal utilizzati, svalutati o semplicemente conservati senza produrre beni o produrre del “bene”. Talenti non trafficati, bloccati dalla paura. Allo stesso modo la ricchezza umana e di fede che è patrimonio di tanti ha bisogno di non essere semplicemente conservata o difesa, ma condivisa. La fede se è condivisa si rafforza e così vale per ogni apertura.
 

Se ora veniamo alla seconda questione che spesso mi viene posta - cos’è che è cambiato in Africa da quando sono partito - mi sembra di cogliere nel sottofondo della domanda il desiderio di capire se la mia presenza in missione ha creato un cambiamento evidente, un sostanzioso miglioramento delle condizioni di vita delle comunità incontrate, qualcosa per cui è valsa la pena partire per il Congo e varrà la pena ripartire.    


Il missionario deve sempre fare attenzione a non cadere nella trappola psicologica di considerarsi in qualche modo il “salvatore” o la giusta “soluzione” delle situazioni che gli si presentano, equipaggiato di un di “più di sapere”, di maggiore forza economica, di un surplus di tecnica... Ma questo pericolo che è nel missionario può dimorare anche nei pensieri di chi pone la questione il quale pensa che vale la pena essere in missione solo se qualche cosa di risolutivo si potrà realizzare. Nel nostro animo umano ci compiaciamo di poter porre noi dei gesti o delle azioni che pensiamo essere finalmente “risolutive”. E’ vero, abbiamo bisogno di saper “generare”, noi, qualcosa. Abbiamo bisogno di sapere che noi abbiamo fatto e che senza di noi non sarebbe stato fatto. 
Certo “generiamo”, ma attenzione, mai da soli. Certo diamo alla luce, e poi ci stupiamo che quel qualcosa o colui a cui abbiamo dato vita cammina da sé, anche senza di noi, e domani sarà certamente più veloce senza di noi. Certo dobbiamo fare qualcosa di importante della nostra vita e con la nostra vita, consapevoli tuttavia che quanto facciamo rimane sempre goccia che si aggiunge all’acqua del mare, pur composta dall’insieme di tali gocce. Molto più banalmente: tutti importanti nessuno indispensabile.

Vale la pena ricordare qui come ci “riposiziona” la spiritualità cristiana e la nostra fede poiché senza il Signore “non potete fare nulla” (Gv 15,5) e, con molta umiltà e realismo, è ben giusto dichiararci “servi inutili” (Lc 17,10).
E’ allora vero che in questi anni abbiamo potuto aiutare efficacemente tanti poveri ma “i poveri li avrete sempre con voi”  (Mt 26,1).  Ed è ugualmente vero che ora c’è una bella scuola a Babonde, ma manca ancora a Yambenda, Gbunzunzu, Bavamabutu, Nitoni ed in mille altri posti. E’ vero che nell’ospedale abbiamo un ecografo e qualche altro materiale nuovo, ma molto di più è quello che manca nell’ospedale di Babonde ed altrove. 

E’ancora vero che per curarsi occorre sempre pagare quei soldi che troppo spesso non ci sono ed è vero che ancora troppo numerosi sono i bimbi malnutriti. Qualcuno potrà attingere acqua potabile da sorgenti risistemate mentre altri, senza, continueranno a combattere contro quei parassiti e amebe di cui si conoscono bene i nomi ma che non si riesce a sconfiggere. 

Di fronte alla domanda di cosa sia cambiato in questi anni possiamo dire che con l’aiuto di tanti abbiamo realizzato azioni di bene, che sono stati costruiti ponti ed accesi fuochi di speranza, che molti hanno studiato, molti sono stati “salvati”, guariti, anche se necessariamente torneranno ad ammalarsi. Possiamo allora dire che la cosa più importante è stata, è e sarà il “prenderci cura”. Farci vicini o “prossimo” senza pretesa di avere per ogni cosa la soluzione risolutiva. Capaci di ascolto, sapendo imparare, dare e ricevere. 
Prendersi cura gli uni degli altri, consapevoli dei limiti di tutte le azioni e della nostra natura, che sono anche i limiti di questo grande e “dis-graziato” paese che è il Congo.
Insieme al limite abbiamo anche coscienza delle risorse perchè con gli aiuti ed con le azioni di bene abbiamo potuto portare l’ “Aiuto” ed il “Bene” che è il Cristo, lui che vince la dis-grazia, ogni dis-grazia con la sua Grazia ed è capace di creare “la soluzione”. 

Nelle lunghe liturgie africane (due/tre ore e mezza) è un gruppo di bimbe, chiamate in francese joyeuses (gioiose),  che aprono la processione di ingresso. Il ritmo della loro danza si può sintetizzare con “due passi avanti ed uno indietro”. A loro modo anch’esse contribuiscono alla lunghezza della liturgia. Tuttavia, seppur lentamente, si arriva all’altare! Musica e danza sono troppo importanti nell’espressione dello spirito di fede dei credenti in Africa. Lentamente ma gioiosamente si avanza. 
Due passi avanti ed uno indietro è il simbolo di questo paese e di tutto quanto si realizza in esso e forse nel mondo intero. 
In questi anni di Congo il numero dei missionari che vi operano continua a diminuire, il numero delle vocazioni locali al contrario non ha cessato di aumentare. E’ anche questa una ragione che mi permette di vivere il natale qui in Italia invece che a Babonde: altri confratelli mi stanno sostituendo. Non mancano i missionari africani già sparsi per il mondo. Sarà loro l’evangelizzazione del continente asiatico? Chissà quante cose nuove ancora nasceranno. 

Senza avere soluzioni in tasca prendendiamoci cura gli uni degli altri, come in questi giorni tutti sembrano prendersi cura di un bimbo-Gesù, sapendo molto bene che, al contrario, è invece lui a prendersi cura di tutti noi: Buon Natale a tutti.

mercoledì 25 ottobre 2017

Ottobre, i Pigmei e la dimensione tempo.



A quando l’inizio dell’anno scolastico? Verrebbe di rispondere velocemente: In settembre naturalmente!

Già, sul calendario e sulla carta è così, la realtà in effetti è molto più complessa e variegata. Giusto la settimana scorsa, a ottobre inoltrato i responsabili della “pastorale pygmei” nel settore scuola, si sono incontrarti per fare il punto della situazione e dare il via alle attività di alfabetizzazione e scolarizzazione dei bambini pigmei. 


Occorre una cura particolare per i bimbi pigmei in quanto marginalizzati ed economicamente al di fuori del circuito normale della maggioranza della popolazione di ceppo bantu. Hanno delle abitudini seminomadi, sono sempre in difficoltà nell’entrare a scuola, nel perseverare e nel terminare l’anno. 
Spesso i genitori sono nell’incapacità di aiutarli anche se possono desiderare la scolarizzazione dei loro bimbi.

Quindi l’anno scolastico inizia a settembre, a ottobre o un pò più avanti?


Come sapete bene la nozione di tempo in foresta è un concetto relativo, difficilmente catalogabile con i mesi lunari seguendo il calendario. In questo momento, ottobre, è terminata la stagione dei bruchi che si raccolgono e mangiano in quanto ricchi di proteine, per quel che riguarda il gusto, beh non è da discutere ed in ogni caso ci si abitua.

Dopo i bruchi viene la stagione delle pioggie, quelle abbondanti precedute da un forte vento capace di scoperchiare i tetti delle case.
A voler seguire i pigmei,

e gli si può far fede, dopo i bruchi viene il periodo dei fungi ed in seguito, con la stagione secca, si potranno raccogliere i pesci approfittando dei ruscelli ormai in scarsità d’acqua. Un pò più tardi sarà il momento del miele di foresta e del ringraziamento a Dio perchè in ogni momento, attraverso la natura, elargisce i suoi abbondanti doni ed il cibo. Quindi verranno le formiche volanti nelle notti precedute dalla pioggia, catturate attorno a dei fuochi accesi apposta per attirarle in grande numero, anch’esse molto saporite.



In questo contesto parlare dell’inizio ufficiale delle lezioni il giorno 4 del mese di settembre suona giusto come una sommaria indicazione. Nei villaggi dell’interno gli insegnti potranno sedere per lunghe giornate all’interno di aule completamente vuote attendendo l’iscrizione e l’arrivo degli alunni, che siano bantu o pigmei poco importa e poco cambia.
L’arrivo dei primi tra di essi darà l’annuncio reale che il tempo della scuola è davvero cominciato, il tempo di cercare l’uniforme (il grembiule scolastico) i quaderni e le penne.


Senza ansia, senza patemi per un ritardo che non è immediatamente comprensibile anche perchè spesso l’aula è da rifare e i banchi, fatti di legno dolce locale, da produrre di nuovo.

Coloro che siederanno a lezione, provenienti da famiglie per lo più numerose, saranno spesso solo alcuni tra i pochi fortunati scelti o selezionati tra i molti in età scolare. I restanti fratellini e sorelline andranno a scuola in uno degli anni a seguire, il tutto senza troppo drammatizzare (purtroppo!). Difficile infatti pensare a tutti allo stesso momento provvedendo il necessario. Che qualche bambino più grande rimanga a casa è infine utile se non indispensabile per le molte faccende e soprattutto per accudire i fratellini più piccoli liberando un pò la mamma oberata dalle mille preoccupazioni e dai lavori dei campi.

Ebbene, per ritornare all’incontro di ottobre con gli insegnanti della “pastorale pigmei” e ai bimbi pigmei, con grande soddisfazione anche quest’anno, come nell’edizione 2016/2017 siamo riusciti ad accogliere in classe e far accedere all’insegnamento scolastico all’incirca 550 bambini e bambine soprattutto nei primi tre anni di scuola primaria (elementare), distribuiti o sparpagliati su 24 differenti siti. Alcuni di questi siti sono delle scuole normali di bimbi bantu, dove i bambini pigmei sono facilitati ad inserirsi. Altri siti sono delle apposite aule costruite in prossimità dei loro accampamenti. Tutti potranno avere quaderni e penne, un buon numero riceverà l’uniforme e i loro insegnanti saranno sostenuti economicamente con una piccola ricompensa, poiché nella Repubblica Democratica del Congo è compito dei genitori provvedere al salario di un gran numero di insegnanti. Qualche libro di testo è stato procurato, le lavagne, i gessi, i banchi. Pochissimi tra i bambini pigmei sono coloro che perseverano fino al quinto e sesto anno della scuola primaria, tuttavia con grande soddisfazione una decina di ragazzi e ragazze sono già inseriti alla scuola secondaria/superiore con la speranza che in un futuro prossimo saranno loro stessi gli insegnanti dei loro piccoli fratelli. Dobbiamo ringraziare in questo i gruppi e le associazioni che ci sostengono assieme a tante persone di buona volontà e di buon cuore.


Tutto lascia ben sperare anche se sappiamo che il compito dell’educazione e dell’istruzione è un lavoro di lunga lena e appunto...  non ha tempo! Noi cerchiamo di piantare semi con abbondanza sperando e sapendo che il “padrone della messe” farà crescere e maturare con altrettanta abbondanza a tempo voluto.