domenica 1 aprile 2012

Pasqua/Passaggio


Tutti sanno che la parola “pasqua” prende origine da un insieme di feste e riti antichi che significano in modo particolare “passaggio”. Di quale passaggio si tratta? Da un pascolo all’altro per i pastori di greggi, da una stagione all’altra e da una luna vecchia ad una nuova per gli agricoltori, da un paese all’altro e da una condizione di vita all’altra per gli esiliati e ridotti in schiavitù ora in cerca di libertà...
Pasqua/passaggio del mar Rosso, o mare dei giunchi, dall’Egitto alla terra promessa. Per gli ebrei il simbolo più evidente e più conosciuto di quel lungo viaggio che attraversa il deserto, mille peripezie e prove.



Verso il Sud di Babonde non è il mar Rosso ma il fiume Nepoko che fa da barriera e che occorre attraversare. E’ l’ostacolo verso Mambasa ed il confine con l’Uganda, oppure verso Kisangani, sede amministrativa e terza città del paese, sede di molte facoltà universitarie, di un discreto ospedale e di qualche buona attività commerciale. Verso Est è sempre il fiume Nepoko che ci separa da Wamba centro della diocesi e da tante attività della vita cristiana di questa chiesa. Verso Ovest di nuovo il Nepoko che fa da barriera verso la zona di diamanti e d’oro, fonte di guadagni ma anche miraggio di una ricchezza facile, opportunità di lavoro insieme a molte malattie talvolta mortali.


Il popolo Lika non attraversa facilmente il fiume, è gente di foresta e non conosce nuotare. Ogni traversata domanda dei soldi che non sono “moneta corrente” nelle mani di molti, impone anche  qualche fastidio “doganale” ed aumenta l’avversione al traghetto effettuato in piroga o su barconi malandati che imbarcano acqua in abbondanza, da svuotare in fretta con secchi e fatica. Sull’altra sponda la lingua è un’altra e le genti sono molte con i loro dialetti e costumi.

Ma la vita è comunicazione, viaggio, commercio, passaggio di conoscenze e di informazioni. Apertura al nuovo e sconosciuto, opportunità e rischio. La vita domanda di investire e di investirsi. Si potrà avere molto, come anche il perdere tutto.

Una domanda interessante si propone: sarà possibile perdere tutto per guadagnare di più?



La Pasqua/passaggio di Gesù Cristo sfida questa interessante domanda - perdere tutto per guadagnare di più - e ci provoca a seguirlo nel medesimo percorso. Discepoli e credenti, amanti dell’azzardo, amanti della vita, amanti delle promesse di Dio, Buona Pasqua a tutti.

venerdì 16 marzo 2012

Diamanti alternativi

Babonde – Mambasa, un itinerario di 480 chilometri circa, che solo un anno fa, utilizzando la moto, avrebbe richiesto non poche fatiche e molto spirito di avventura, e che in macchina sarebbe stato un calvario improponibile, abbiamo potuto realizzarlo in questa settimana abbastanza comodamente con una quindicina di ore di viaggio. Effetto positivo dei lavori di sistemazione della strada Niania – Wamba; piano piano noi di Babonde usciamo dall’isolamento e finalmente possiamo fare visita ai nostri confratelli di Mambasa, a distanza di più di due anni dal nostro ultimo passaggio. E’ cambiata Mambasa? Certamente risplende della sua nuova opera, il magnifico ospedale che brilla nei suoi freschi colori in mezzo al verde della foresta. Qualcuno si chiedeva se non fosse un doppione dell’ospedale pubblico che già esiste a Mambasa e così, senza ancora visitarlo, chiedo a qualcuno del posto se è già in funzione? e “come va”? Con grande stupore mi dicono che è già piccolo per il grande afflusso di persone che vi si reca apprezzando la serietà delle cure e i servizi della farmacia interna che dispone di tutte le medicine necessarie. Tutte le attrezzature non sono ancora arrivate, ma si respira già l’ossigeno della professionalità e della pulizia e questo non può che far bene sperare per il fututo. Padre Silvano mi accompagna per una breve visita ed il formicolio di persone è intenso: qualche parola agli operai che perfezionano i lavori fin qui fatti, il saluto alla dottoressa e al personale medico, l’aiuto ad un malato “spaesato” proveniente da Isiro...
 

Curare i malati è una delle virtù che il cristiano è chiamato a manifestare nelle opere ed il nuovo ospedale della missione di Mambasa potrà fare molto in questa direzione associando allo spirito evangelico la competenza del personale e l’opportunità inestimabile di una struttura adatta ed efficiente.
In queste zone si cercano oro e diamanti ed i lavoratori delle miniere sudano non poco per ricavarci qualcosa... il sudore di p. Silvano e dei tanti che l’hanno aiutato hanno potuto far brillare oggi un prezioso gioiello che non servirà solo l’estetica o la vanità ma che produrrà una grande quantità di bene. Se qualcuno talvolta si è sentito rivolgere la domanda “è bella Mambasa?” Oggi non ci possono essere dubbia nella risposta: “E’ veramente bella Mambasa”.

giovedì 16 febbraio 2012

Il viaggio e le sue incognite

Erano oramai tre anni che non percorrevamo più la strada che da Babonde, passando per Wamba, ci porta fino a Kisangani, capoluogo della Provincia Orientale e sede di molte delle nostre comunità ed attività. Nel 2009 eravamo riusciti a passare con la nuova Land Rover in direzione inversa, ma poi il percorso era divenuto impossibile e l’unico mezzo era rimasto l’aereo o l’odissea di un viaggio infinito in moto. Ora finalmente dopo più di un anno di lavori la strada è stata riparata e in due giorni soltanto siamo riusciti a percorrere i 550 chilometri che ci separano. Una strada che sia viabile è un’enorme apertura, fonte di novità importanti: è la possibilità di collegamenti sicuri, di sviluppo economico, di riduzione dei prezzi dei prodotti che vengono dall’esterno, possibilità di esportare i prodotti locali, faciltà di comunicazione  e di passaggio di informazioni, uscita dall’isolamento, che genera ignoranza e rende possibile ed impunito il sopruso da parte dei “forti”. Le famiglie possono visitarsi, gli scambi economici fiorire, la comunicazione del sapere intensificarsi, grazie al movimento degli studenti, le collaborazioni tra le univarsità, lo scambio di esperti nei vari domini.

Come risaputo, in Congo le cose non sono mai semplici, così che l’apertura della strada che permette ora ai grossi camion di passare con i loro enormi carichi, talvolta eccessivi, ha come conseguenza il pericolo di mettenre a repentaglio la sicurezza dei ponti progettati e costruiti per pesi limitati.

In questi ultimi tempi sulla nostra strada già due ponti hanno dovuto essere rifatti dopo essere stati “abbattuti” dall’imperizia e dalla trasgressione dei limiti. Le guardie ed i militari preposti alla vigilanza, senza salario sufficiente e sicuro proveniente dallo stato, sono facilmente corrompibili.

Noi stessi ne abbiamo fatto le spese dovendo attendere più di sette ore sotto il sole, la riparazione in corso del ponte sul fiume Lindi. Un buon esercizio di pazienza, un’occasione di dialogo con la popolazione locale, assaggiando i cibi preparati sul posto – il pesce non poteva mancare – e l’apprendimento di qualche nozione su come sono stati costruiti quei ponti in epoca coloniale e che ancora continuano a servire migliaia e migliaia di persone.

Visite


Il mese di febbraio è stato ricco di visite importanti alla missione di Babonde. Il nostro Vescovo Mons. Kataka Janvier per una Visita Pastorale di tre giorni, incontrando i vari gruppi presenti, celebrando ed istruendo, riconfermando le direttive pastorali, rispondendo ai vari quesiti, preoccupazioni pastorali e domande di chiarimento. Sono stati giorni di festa e di “laboratorio”. Incontro con i catechisti, con gli insegnanti, con i giovani... la partita di football cui ha dato il calcio d’inizio, il concerto dei giovani... Tre giorni per vedere da vicino Babonde e per orientare bene il cammino pastorale, per “confermarci” nel nostro lavoro e darci coraggio. Immediatamente dopo il passaggio del Vescovo ha seguito la visita dei nostri superiori della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, una delegazione proveniente da Roma e da Kisangani, che dopo diverse peripezie lungo la strada sono riusciti a condividere con noi una breve mezza giornata, presentandoci la vita della nostra congregazione a livello mondiale e mettendosi in ascolto della nostra comunità e della sua vita. Due visite importanti, momenti di accoglienza, di incontro e di ascolto, che ci hanno permesso di uscire  dall’isolamento cui spesso siamo forzati a vivere, riaffermando che la notra comunità ed il lavoro di ciascuno è inserito e collegato ad un piano più ampio, quello della diocesi, della congregazione e della Chiesa universale. Respirare quest’aria ci ha fatto del bene. Ringraziamo tutti di cuore.

sabato 31 dicembre 2011

Natale dovunque

Eccomi a Babonde, il viaggio lungo ed un pò teso a causa dei disordini post elettorali soprattutto nella capitale Kinshasa dove era necessario passare. I carri armati schierati qua e là lungo le strade e nei punti sensibili della città. Il vincitore Kabila, con notevoli brogli all’attivo ed il secondo in classifica Tchisekedi che già prima del voto si era auto-proclamato presidente ed ha continuato a farlo dopo, accendendo il fuoco di una rivolta per fortuna appena abbozzata. Al “giuramento” del presidente Kabila un solo capo di stato era presente alla cerimonia, segno evidente dell’isolamento del paese e della poca credibilità di cui gode. In ogni caso i voli aerei non sono stati perturbati e due giorni prima di Natale ero finalmente a casa. Allora Buon Natale a tutti, a partire dal caldo polveroso della stagione secca ma anche dalla tranquilla assenza di pubblicità invadenti ed ossessive e dalle obbligazioni dei regali a tutti i costi. Fare quello che gli altri si attendono da te? Fare quello che la tua coscienza ti ispira o reagire all’iniziativa che viene dall’Alto?
Cosa resterà? Fare tesoro di quello che si celebra nella Festa, in un momento intenso di preghiera nella fede, senza che sia travolto dalle infinite preoccupazioni della quotidianità è una bella sfida a tutte le latitudini. Ebbene mettere l’infinito Amore nelle piccole faccende di ogni giorno – poichè anche le cose grandi alla fine diventano normalità - è esattamente il mistero che celebriamo nel Natale: Dio/altissimo fattosi piccolo/uomo. Bene: l’Amore in tutte le cose. Auguri di Buon Natale.

giovedì 8 dicembre 2011

ECOGRAFO

Si discuteva se “ecografo” è la macchina che permette di fare le ecografie oppure è il tecnico che usa quella stessa macchina. In ogni caso noi cercavamo la macchina da portare in Africa e non l’uomo, anche se quest’ultimo sarebbe comunque molto utile... magari in seguito. Ora l’Ecografo c’è, grazie alle persone amiche che hanno saputo ben spargere la voce e grazie soprattutto alla Casa di Cura di Abano Terme, al dott. Nicola Petruzzi e alla sua staff che hanno prontamente accolto la nostra domanda e senza battere ciglio hanno donato questo prezioso macchinario all’ospedale di Babonde. Certo molta strada è ancora da fare, nel senso che avere l’Ecografo a Padova non è la stessa cosa che averlo a Babonde, occorrerà una robusta cassa che lo protegga per un viaggio lungo  e impervio, ricco di scossoni e di imprevisti. Dentro un container, che assieme a molto altro materiale tra qualche mese lascerà l’Italia per il Kenya, passerà per l’Uganda ed infine raggiungerà il Congo dove, cigliegina sulla torta, sopporterà più di seicento chilometri di piste in camion o trattore.
Ci vorrà un’assistenza speciale per non mandare in frantumi tanto tesoro di generosità e di tecnica. L’ospedale di Babonde ne sarà il beneficiario e con lui i tantissimi pazienti di “foresta” che non hanno mai conosciuto un apparecchio come questo  e che sembrerà loro qualcosa di molto strano e misterioso, loro che fino ad oggi hanno guardato con curiosità il solo microscopio e il misuratere della pressione sanguigna.
Nel grazie che voglio esprimere c’è anche un appello, poichè la nostra missione di Mambasa, della quale vi invito a leggere il Blog, è lei pure alla ricerca di materiale medico dovendo attrezzare un ospedale nuovo di zecca. Chissà mai, da cosa nasce cosa e la Provvidenza non si smentisce mai.

lunedì 21 novembre 2011

Donne Africane - Nobel di Pace

Leymah Gbowee
Lo sapevamo ma stavolta lo si è detto con voce forte ad Oslo, dove ha sede il comitato per l’assegnazione dei premi Nobel: l’Africa cammina con i piedi delle donne, esse la sostengono e le fanno fare pace, tormentata com’è da tanti mali che si risolvono in aspre guerre ed interminabili conflitti. Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, Leymah Gbowee, presidente di una associazione per i diritti dell’uomo e in prima linea contro l'utilizzo dei bambini soldato, Tawakkul Karman, coraggiosa giornalista nel chiuso mondo arabo, protagonista della primavera yemenita.
Ellen Johnson Sirleaf
Combattenti per la vita, come tutte le donne, mai rassegnate. Non sono state piegate, demoralizzate, abbattute. Non la quotidiana guerra contro la fame per nutrire le numerose bocche di una famiglia sempre vasta, non la guerra di violenze personali subite che domanderebbero rancore infinito e odio senza tregua, non la guerra strettamente intesa delle armi e dei morti sul campo, non tutto questo nè tanto altro hanno potuto piegare le donne africane, sempre pronte a ricominciare daccapo, contro ogni scoraggiamento, portatrici di vita, quella biologica, quella dei rapporti, quella spirituale...
Tre donne caparbie che hanno saputo non solo convivere, ma scardinare almeno in parte quei mali che affliggono il loro genere e trascinare altri ed altre, sperando e sognando, vedendo infine le loro speranze realizzate e i loro sogni compiuti.
Tawakkul Karman
La sottomissione supina, l’insufficienza di istruzione, il non diritto alla parola libera, l’ingiustizia subita impunemente sono alcune delle piaghe che anche a Babonde continuano ad affliggere le donne, considerate ancora merce di scambio, macchine da lavoro e trasporto. I volti sorridenti spesso nascondono drammi ed amarezze, ma dicono l’enorme potenziale di pace che custodiscono intatto, sorgente che non secca, albero che continua a dare frutti. 
Omaggio alle donne, le oramai famose del premio Nobel per la Pace e quelle quotidiane che pacificamente vincono la loro giornaliera guerra perchè la vita continui a vivere, nelle cose semplici ma insostituibili del cibo, dell’unione della famiglia, della loro personale dignità, dell’istruzione dei figli... omaggio alle donne.



mercoledì 2 novembre 2011

TAPPI e SORGENTI

Ecco infine un’altra applicazione per i tappi di ogni dimensione e formato che erano soliti essere adoperati e gettati nel pattume di ogni abitazione dei paesi occidentalizzati. Sì, proprio i tappi di bottiglie e bottigliette, detersivi e quant’altro che dopo essere stati più e più volte svitati e riavvitati vengono ora separatamente raccolti a parte, separati dal resto dell’altra plastica. Già da tempo una coscienza ecologica si sta facendo strada, vuoi per amore della natura, vuoi perchè spinti dalle amministrazioni comunali: ecologia e riciclaggio vuol dire anche risparmio e guadagno oltre che diminure l’impatto della propria “impronta ecologica”. Sta di fatto che una quotidiana operosità, una attenta vigilanza sulla destinazione finale dei progotti di scarto e degli imballaggi di tutto ciò che consumiamo, permette di recuperare buona parte di quanto sarebbe destinato all’inceneritore. Una società occidentale dei consumi e degli sprechi, si combatte anche con le mille piccole azioni che permettono il riciclaggio ed il riutilizzo. E’ sata per me una piacevole sorpresa vedermi recapitata una discreta somma di denaro frutto, appunto, di questi famosi tappi di plastica, pazientemente raccolti e sapientemente venduti. Se quei tappi nella loro maggioranza, hanno per vocazione il preservare l’acqua quotidianamente bevuta, ebbene che il frutto della loro vendita sia fedele alle loro origini, sia destinato alla sistemazione delle sorgenti d’acqua. Chi poteva immaginare un percorso così lungo, dal Nord Italia all’equatoriale africana Babonde. Certo, sappiamo che una buona abitudine ecologica è anche quella di consumare cibi e bevande prodotti in luoghi vicini ai quali si abita per evitare gli inquinamenti prodotti da tonnellate di merci che viaggiano per chilometri e chilometri da un paese all’altro. Ma in questo caso non si poteva fare altrimenti ed assicuriamo che non sarà consumato alcun litro aggiuntivo di carburante affinchè quei tappi del Nord Italia aiutino la sistemazione di una sorgente d’acqua nel Sud del Mondo. Grazie a quelle persone che, senza conoscerle direttamente, hanno pensato a Babonde.

venerdì 21 ottobre 2011

PERCHE' L'AFRICA NON EVOLVE

La pertinenza della domanda è evidente a fronte di una perenne immagine negativa del continente africano che  continua a rimbalzare sugli schermi televisivi nei notiziari delle cicliche carestie o guerre tribali con gli inevitabili drammi dei morti per fame o le infinite colonne di sfollati e rifugiati. Quasi tutti i paesi africani hanno oramai festeggiato i cinquant’anni della loro indipendenza e affrancamento dall’epoca coloniale ma non sono così tangibili i risultati positivi, in diversi casi sono le stesse infrastrutture coloniali costruite nel secolo scorso a dover servire una popolazione a dir poco quadruplicata; qualcuno arriva perfino a rimpiangere quei tempi in cui almeno “qualche cosa funzionava”. Che dire dei piani d’aiuto emanti dagli organismi internazionali vuoi delle Nazioni Unite vuoi dalla Comunità Europea o dagli Stati Uniti, vuoi dal Fondo monetario internazionale o dalla Banca Mondiale. Che dire ancora delle migliaia di microprogetti ed interventi ad hoc realizzati con caparbia determinazione dai missionari di tutto il mondo  assieme alle loro chiese o in epoca più recente ma non meno significativa, da altrettante migliaia di associazioni ed organizzazioni non governative nei più differenti campi, siano essi emergenze dovute a crisi umanitarie, sanità, istruzione, lavoro.  Certamente alcune città-capitale si distinguono per il loro volto e per i loro servizi di livello europeo, eppure l’impressione generale che predomina sia nei media sia nel viaggiatore attento al panorama complessivo dei paesi africani, è quella che fa esclamare “nulla si muove” e probabiolmente “qualcosa peggiora”. Perché?

Potremo cercare le cause nelle politiche neocolonialiste da parte dei paesi industrializzati e del retaggio del debito estero che stangola le giovani economie, chi non ricorderà le campagne contro l’abolizione dell’ingiusto debito internazionale dei paesi più impoveriti.  Potremmo parlare della fame di materie prime dei paesi ad economie avanzate e dei contratti super favorevoli a questi primi e alle loro industrie, compiacenti e benficiari innumerevoli e corrotti governanti africani, senza ricadute di rilievo sulle infrastrutture dei paesi governati e sulla qualità di vita dei loro cittadini. Ai vecchi “leoni” europei ed americani si aggiungono oggi i nuovi leoni cinesi ed indiani. Potremo anche puntare il dito sulla proverbiale e culturale capacità d’attesa (pazienza secondo alcuni, pigrizia secondo altri) del popolo africano, uomo di foresta e non d’industria sintonizzato più sul ritmo del sole che su quello dell’orologio e dell’agenda. Potremmo ancora aggiungere altri elementi, la cultura del “capo” sovrano supremo, la mancanza di istruzione per tutti e di accesso alle comunicazioni, una concezione ed un’esperienza ancora immatura di democrazia... un problema complesso non può avere che delle risposte articolate, nessuna soddisfaciente in pieno.



Io non sono nè politico nè economista, nè industriale nè antropologo, ma semplicemente missionario del Vangelo in terra congolese, in quella Repubblica Democratica del Congo che per certi versi più di altre in Africa manifesta tutte le contraddizioni appena descritte. Vorrei perciò aggiungere un altro elemento d’analisi che possa aiutare a comprendere il perchè l’Africa evolve, e lo individuo nella lentezza con cui la novità e la rivoluzione del Vangelo dell’amore è entrato in gioco per risollevare le sorti dei paesi africani. Mi spiego. Se le comunità cristiane d’antica data da sempre si mobilitano attivamente a favore dei fratelli poveri africani, fino ad essere quasi stanche nel donare e nell’essere sollecitate a donare, senza avere riscontri concreti e apprezzabili di migliorie evidenti, ebbene non è certamente questa la filosofia – la filosofia del dono sincero e dell’aiuto efficace e duraturo - con la quale si muovono i governi occidentali e le loro grandi istituzioni internazionali anche se di facciata si sanno mostrare solidali e pronte all’aiuto; non è neppure la filosofia con la quale i governi africani pensano le loro azioni, in vista cioè del maggior bene comune a favore di tutti. I microprogetti, le donazioni, gli aiuti puntuali servono eccome, ad alimentare la speranza, a testimoniare la carità fattiva, a dare esempi puntuali di possibile e reale sviluppo, ma occorre evangelizzare le politiche locali ed internazionali per poter vedere dei miglioramenti effettivi su scala nazionale e continentale. I piani d’aiuto internazionali sono generalmente operazioni pubblicitarie o mascherate operazioni economiche che mirano inequivocabilmente al profitto se non al “massimo profitto” in un mondo spietatamente concorrenziale. Evangelizare la politica ed evangelizzare l’economia, con le Parole forti del Dono e dell’Aiuto, dell’Amore e della Gratuità, ecco la sfida. Nulla di meno. Sia sul versante europeo che in quello africano. Politiche di effettiva solidarietà, di reale giustiza, di interese partecipato sono il fermento del vangelo che dopo aver operato nel cuore del singolo è capace di operare su scala globale attraverso il cristiano e attraverso ogni uomo di sincera e buona volontà. Chi frenerà corrotti governanti africani e corruttori operatori internazionali se non animi che hanno accolto il Vangelo e la sua rivoluzione d’amore? Chi smetterà di riempire le proprie casseforti personali per aprire gli occhi sulle migliaia di fratelli, viventi sotto la soglia della povertà, se non dei cuori evangelizzati? Chi convertirà le operazioni di facciata dei grandi organismi ossessionati dalla necessità della propria sussistenza e perpetuità, in capacità di com-patire se non chi come Cristo si saprà immergere nel dolore dei piccoli di questo continente? E’ necessario che il Vangelo, il suo modo di intendere il Creato e l’Uomo, guidi in modo esplicito o implicito i passi di tutti.

Riflettendo da missionario, il cui compito principale è l’evangelizzazione dei popoli ed il loro sviluppo integrale, di fronte alla pesante questione del perchè l’Africa non si sviluppa credo sia giusto dire con franchezza che la principale causa è un deficit di evangelizzazione, un deficit di vangelo nelle anime e nelle società. Da un lato, in occidente, si rischia l’affievolimento se non lo spegnimento della fede e del suo carico di novità d’amore nel cuore di molte persone, a maggior ragione nelle politiche dei governanti e degli operatori economici svuotate d’umanità e di larghi orizzonti. Dall’altro lato, in Africa l’evangelizzazione che infiamma il cuore di molti non è ancora giunta ad intaccare le strutture decisionali e di governo attraverso le persone che dall’interno vi operano. A ciascuno, secondo i mezzi e gli strumenti che gli sono dati, la possibilità di agire per uno sviluppo integrale del continente africano, ma non sottovalutiamo l’imperiosa esigenza di evangelizzarci ed evangelizzare.

giovedì 6 ottobre 2011

Babonde su Google


Immagino che per colui che non c'è stato questa mappa Google non può dire grandi cose, ma testimonia pur sempre che nel belmezzo della foresta, sotto il verde degli aberi che Babonde è la.
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