domenica 31 ottobre 2021

FINE MESE DI OTTOBRE

 Approffittando di questo tempo di vacanze in Italia mi sono preso il tempo di mettere in ordine i vari Progetti e Microprogetti di aiuto alla popolazione e alle persone della nostra Missione-Parrocchia.

Nei Post qui sotto chi è interessato può trovare 'in fila' i vari progetti, con la descrizione, le foto ed il come aiutarci. Grazie a quanti potranno mettere mano con una preghiera ed un aiuto.

giovedì 28 ottobre 2021

Progetto AMBULATORIO (Ospedaletto) DI VILLAGGIO

 

Ambulatorio(ospedaletto) di Villaggio – Progetto Attivo - FOTO

La situazione sanitaria non è rosea a Babonde e dintorni come in tutta la Repubblica Democratica del Congo. Le scuole per infermieri non mancano, le università “sfornano” nuovi dottori, ma per quanto riguarda cure, medicine e strutture sanitarie tutto è nelle mani dei pazienti e delle loro possibilità economiche, per questo i “pazienti” sono spesso chiamati “clienti”.

Nella situazione economica disastrata in cui viviamo, dove la quasi totalità degli abitanti vive di sola agricoltura esercitata a livello familiare, poter garantire le cure mediche essenziali è un rompicapo, talvolta impossibile da risolvere.

Nei villaggi più periferici le cure sono affidate ad un infermiere con quattro anni di preparazione e ad una infermiera ostetrica. La struttura detta “Poste de santé” è costruita dagli abitanti del villaggio che contribuiscono con il lavoro comunitario – detto Salongo -  e con l’acquisto di qualche materiale necessario.

Molti tra gli infermieri non ricevono uno stipendio da parte dello stato. Tutte le medicine e le operazioni chirurgiche più semplici che vengono compiute nell’Ambulatorio/Ospedaletto (ernie, appendiciti, cisti, parti cesarei...) sono a pagamento.

Il tetto di questi “poste de santé” è costruito con materiale locale in foglie o in “tegole” in legno leggero che hanno una tenuta e durata limitata. Questo fatto mette spesso in pericolo i pazienti ricoverati ed i mateliali custoditi.

In questo contesto il progetto AMBULATORIO (Ospedaletto) di VILLAGGIO vuole contribuire all’acquisto di alcuni materiali, specialmente il MICROSCOPIO, utile per individuare la malaria e molte delle infezioni intestinali... il suo costo si aggira sui   350 euro.

L’acquisto dei materiali per la COSTRUZIONE DI UN AMBULATORIO (Ospedaletto) di VILLAGGIO: 

-          in materiale semi-duraturo (con struttura in legno resistente e onduline zincate per il tetto) si aggira sui 1500 euro.

-          in materiale duraturo (fondazione in pietra, mattoni...) occorre prevedere almeno 20.000 euro

       

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mercoledì 27 ottobre 2021

Progetto CENTRO NUTRIZIONALE “Talita Kum”

 

Progetto Attivo - FOTO

Il Progetto Centro Nutrizionale “TALITA KUM” (che significa “Bambino alzati!” Mc 5,41), ha preso avvio nel gennaio 2011 per rispondere ad un’emergenza acuta del nostro territorio e della nostra missione ossia i numerosi casi di malnutrizione riscontrati nei bambini dai 2-6 anni.

Alcuni degli elementi che stanno alla base del fenomeno sono la povertà economica e culturale delle famiglie, la vita e l’alimentazione ritmata sulle stagioni del raccolto a volte abbondante ma altre volte insufficiente, il gravoso carico che pesa sulle madri di numerosissimi figli e talvolta incapaci di rispondere ai bisogni di tutti. 

Se alla malnutrizione si associa qualche altra patologia come la malaria (endemica) e l’anemia, o altre malattie ed infezioni soprattutto intestinali ecco che la malnutrizione diventa severa e manifesta la sua pericolosità fino a portare alla morte numerose piccole vite. I bimbi malnutriti a differenza di quelli sottonutriti, non sono normalmente “pelle ed ossa”, manifestano invece altri segni caratteristici: lo sbiancamento della pelle e dei capelli (che diventano rossicci o bianchi), il gonfiore anomalo delle guance e dei piedi (edema), debolezza ed apatia, piaghe sulla pelle, gonfiore del ventre, ecc. Un precoce e prolungato periodo di malnutrizione può avere conseguenze permanenti al livello fisico e psico-intellettivo.

In questi anni, da quando il TALITA KUM, Centro Nutrizionale di Babonde, ha aperto le sue porte, abbiamo potuto aiutare più di 1000 bambini a recuperare la loro “buona forma” e ad uscire da uno stato di malattia che rischiava di diventare cronico se non mortale. Tutto questo grazie all’aiuto generoso di numerosi benefattori “fratelli anonimi” di questi piccoli malati. Qualcuno tra essi ha avuto il coraggio e la fortuna di poter visitare di persona il progetto sostenuto e le attività svolte.

Per poter aiutare e guarire un bimbo malnutrito sono necessari 40 euro

saranno utilizzati per medicine, alimentazione, ricompensa agli operatori; il “programma” dura normalmente due o tre mesi.

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Tre volte la settimana i bimbi con le loro mamme sono accolti per un programma che mediamente dura tre mesi, ricevono un’abbondante colazione ricca in proteine ed il pasto, in quantità sufficiente per il “mezzogiorno” e per portarne a casa da servire la sera. Se presentano altre malattie connesse, ricevono le medicine necessarie e se in gravi condizioni di salute sono curati nel vicino ospedale per la consultazione e le cure appropriate. Purtroppo in questi anni abbiamo avuto anche qualche caso di morte di quei bimbi che si sono presentati troppo tardi al centro nutrizionale Talita Kum in condizioni troppo gravi e che non siamo riusciti a salvare. Per risolvere questo problema André e Bakthasar, i nostri animatori, realizzano regolarmente delle visite di sensibilizzazione ed informazione spostandosi in bicicletta o in motocicletta,  incontrando, informando, sensibilizzando ed incoraggiando le numerose comunità locali sparse su un territorio dal raggio di una trentina di chilometri.

Inizialmente il TALITA KUM era accampato sotto una tettoia di fortuna, ma ora può vantare nella sede di Babonde di una piccola sala di consultazione e accoglienza, un deposito per gli alimenti, una cucina e una specie di refettorio all’aperto (il tetto per riparare dal sole e dalla pioggia, garantendo ai bimbi e alle mamme la libertà di muoversi e circolare liberamente come infatti è l’abitudine in tutte le famiglie della nostra realtà). Sappiamo che non sono costruzioni ralizzate secondo gli standard europei ma per noi è veramente qualcosa di straordinario. Un secondo piccolo centro è funzionante a Gbonzunzu.

Sono circa 40/50 i bimbi accolti ogni Lunedì, Mercoledì e Venerdì. Una volta la settimana le mamme sono formate alla buona alimentazione, al corretto svezzamento e all’igiene personale del corpo e alla pulizia del cortile e della casa. Il Mercoledì è previsto un tempo per il lavoro comunitario in modo da tenere pulito il cortile e i dintorni del Talita Kum e per realizzare una coltivazione collettiva di soia e mais. A turno le mamme aiutano la responsabile della cucina, mentre a due giovani – Therese e Solange– sono attualmente affidate la responsabilità delle due sedi del Centro assieme agli animatori  André e Balthasar.

Gesù amava i bambini e li proponeva agli adulti come modello da imitare. Alla mamma che lo supplicava di fare qualcosa poiché la sua bimba era morta, Gesù non ha chiuso gli occhi ma è intervenuto, come lui solo poteva, intimando alla fanciulla di rialzarsi (Mc 5,41). Noi cerchiamo di fare qualcosa con i mezzi a nostra disposizione e ringraziamo tutti coloro che con i loro piccoli ed importanti aiuti ci permettono di continuare questo servizio.

martedì 26 ottobre 2021

Progetto FORMAZIONE CATECHISTI - COSTRUZIONE CHIESA DI VILLAGGIO

 

Formazione Catechisti Costruzione Chiesa di Villaggio - Progetto Attivo - FOTO

Le proporzioni delle Missioni/Parrocchie nella nostra realtà sono dalle dimensioni molto ampie. La missione al centro del territorio che le è affidato si estende per un raggio di 15 chilometri (la missione di Gbonzunzu) 25 chilometri (Babonde) e comprende 20/40 villaggi. Il lavoro pastorale di evangelizzazione e di guida delle comunità cristiane sarebbe impossibile senza l’aiuto dei catechisti.

Essi non semplicimente preparano i catecumeni al battesimo (400/1200 nuovi battezzati ogni anno) e agli altri Sacramenti, ma sono le vere e proprie guide delle comunità cristiane locali nei differenti villaggi. Queste comunità possono variare dalle più piccole di 150 fedeli ai 2000 cristiani le più grandi.

Sono i catechisti che guidano le liturgie domenicali, spezzano il pane della Parola di Dio, distribuiscono l’Eucaristia, celebrano i funerali... poichè i sacerdoti possono essere presenti per la santa Messa solo alcune volte all’anno. Coadiuvati dal presidente e dai consiglieri della comunità cristiana i catechisti coordinano gli altri numerosi servizi: Caritas, Giustizia e Pace, Animazione liturgica, Gestione delle finanze, Animazione dei giovani, Sviluppo agricolo, Promozione della donna, Costuzione della Chiesa della comunità cristiana.

Il ruolo del sacerdote è quello della supervisione e della formazione dei catechisti e delle equipes di collaboratori presenti in ogni villaggio, oltre alla celebrazione dei Sacramenti e di garanzia dell’unità tra le comunità cristiane. Senza formazione adeguata di catechisti e delle equipes il cammino delle comunità diventa faticoso e il lavoro di evangelizzazione rallenta.

Chiediamo un aiuto per i numerosi incontri o sessioni di formazione ai diversi livelli e per fornire i catechisti e le equipes degli strumenti necessari al loro servizio (libretti di formazione):

Aiuto per una Sessione di Formazione Catechisti: 100 euro

Aiuto per la Costruzione di una Chiesa di Villaggio: 1000 euro

lunedì 25 ottobre 2021

Progetto SOSTEGNO SCOLASTICO - ADOTTIAMO UNO STUDENTE


Sostegno Scolastico - Adottiamo uno Studente - progetto Attivo - FOTO

Il sistema scolastico nella Repubblica Democratica del Congo è da decenni in profonda crisi come anche tutti gli altri servizi che uno Stato degno di questo nome deve rendere alla propria popolazione. Non ci rassegniamo nel lasciare le nuove generazioni senza un’adeguata istruzione e formazione altrimenti domani si trasformerà in un ulteriore handicap per il futuro di questo Paese oltre che per i diretti interessati.

La scuola si paga, malgrado le quasi inesistenti risorse economiche della maggior parte della popolazione, ricca di figli ma  povera di scuole, di insegnanti e professori, di libri di testo, di lavagne e banchi. Nel 60 %  dei casi le scuole sono iniziate dagli stessi genitori che costruiscono poveramente delle aule, rintracciano gli insegnanti, provvedendo loro una misera ricompensa perchè privi di stipendio.

Da tempo sosteniamo i bimbi che hanno perso i genitori fornendoli di una mini borsa di studio per acquistare la divisa, quaderni e penne, e pagare la retta scolastica con una quota annua:

Scuola primaria (elementari sei anni di studio)  50 euro

Scuola secondaria (superiori sei anni di studio) 100 euro

Prepariamo i professori di domani con un sostegno universitario inviandoli per i tre anni necessari all’I.S.P. (Institut Supérieur de Pédagogie) con una quota annua: 500 euro.

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domenica 24 ottobre 2021

Progetto ACQUA PULITA Sistemazione Sorgenti d'Acqua

 

Acqua Pulita - progetto attivo - Foto     

La nostra non è una guerra per l’acqua, come qualcuno prevede accadrà a breve, disastrosamente e a livello planetario, ma molto più semplicemente una piccola e quotidiana battaglia per ottenere ed utilizzare dell’acqua pulita e difendersi dalle conseguenze sempre fastidiose e talvolta nefaste delle malattie causate dalle amebe e dai parassiti o vermi intestinali. ‘Acqua pulita’ per Babonde nella Repubblica Democratica del Congo, è il nostro progetto.

Viviamo in zona equatoriale, collinosa e ricca di vegetazione, umidità e pioggia non mancano, e sono numerose le sorgenti naturali di piccole dimensioni dalle quali vengono raccolte, in pozze naturali o scavate appositamente, le acque che servono per bere, cucinare, lavarsi e lavare stoviglie, indumenti, ecc.  L’approvvigionamento quotidiano di acqua è effettuato con bidoni, con secchi, bottiglie e recipienti di ogni genere ed è una dura occupazione riservata prevalentemente alle donne e ai bambini di casa.

In queste pozze oltre a raccogliersi le acque risorgive, vi confluiscono anche le acque piovane con tutto il loro carico di fango e sporcizia. Assieme agli uomini anche gli animali hanno bisogno di acqua, quelli selvatici e quelli domestici, allevati ‘in libertà’, ossia non in appositi recinti, ed essi con la loro sete portano anche il loro personale carico di sporcizia.

Diventa allora frequente osservare i pancioni gonfi dei bambini riempiti di vermi intestinali, le disidratazioni dei neonati  dovute a diarree con il pericolo della loro stessa vita, le debolezze talvolta croniche di adulti ed anziani tormentati da frequenti dissenterie.

Non essendoci una rete di distribuzione pubblica dell’acqua,  il nostro progetto è sanare il maggior numero di sorgenti laddove più frequente è il presentasi delle malattie dovute all’acqua sporca e nelle zone di maggiore concentrazione della popolazione.

La tecnica adottata è quella di creare piccoli bacini di raccolta e di filtraggio delle acque risorgive attraverso pietre e sabbie locali.  Sigillarne il perimetro e la superficie in modo da evitare la contaminazione attraverso il contatto con agenti  portatori delle infezioni. Un tubo in PVC (plastica) serve da condotto per la fuoriuscita dell’acqua di sorgente e per l’approvvigionamento.

Secondo l’esperienza maturata, i costi dei materiali e il lavoro necessario per le sorgenti da risistemare, prevediamo una spesa complessiva per Sistemazione Sorgente*:  300 euro

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Per maggiori informazioni sulla missione di Gbonzunzu e Babonde visita il Blog: http://karibubabonde.blogspot.com/   

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5 sacchi di cemento a 25 dollari cadauno (incluso trasporto)       125 dollari

Tubo in PVC 2 metri                                                                                     15 dollari

Salario dei  muratori                                                                                     100 dollari

Estrazione e trasporto, pietre, sabbia                                                  contribuzione locale

Attrezzatura e trasporti                                                                                              60 dollari            

La popolazione locale contribuisce con la raccolta delle pietre e della sabbia necessarie alla risistemazione delle sorgenti e con il cibo per i pasti dei muratori.

sabato 23 ottobre 2021

Progetto PIGMEI – TUTTI I BIMBI A SCUOLA

 

Pigmei  - progetto attivo - FOTO 

Nelle missioni di Babonde e Gbonzunzu come anche delle altre circostanti sono presenti i Pigmei, gli abitanti originari, storici, della foresta equatoriale africana, prima dell’arrivo/migrazioni delle popolazioni bantu provenienti dai bacini del lago Ciad e dalle regioni del Nilo.

Oggi sono minoritari, emarginati se non maltrattati, certamente sfruttati come manodopera a basso costo. Conducono una vita seminomade, talvolta accanto ai villaggi dei bantu, altre volte in piena foresta vivendo di caccia e di raccolta. Piccoli di statura, schivi e timidi, sommariamente abbigliati, vivono in accampamenti composti dai cinque ai quindici nuclei familiari. Abitano capanne precarie in situazioni dalle condizioni igieniche difficili.

Il nostro progetto mira alla scolarizzazione dei bimbi pigmei sostenendo le famiglie e sopperendo alle molte lacune: necessità di divise scolastiche, quaderni e penne, pagamento dell’iscrizione e la piccola ricompensa necessaria per gli insegnanti che lo Stato non paga. Da diversi anni avviamo allo studio circa un migliaio di questi bimbi.  Alcuni animatori fanno da tramite con il ruolo di facilitatori culturali. In prossimità degli accampamenti troppo lontani dalle scuole già esistenti costruiamo un’aula scolastica e provvediamo un’insegnante per facilitarli nei primi due anni quando i bimbi sono ancora troppo piccoli.

Quota annua per un bimbo: 50 euro

Costruzione di un’aula scolastica in materiale semiduraturo (struttura in legno robusto e tetto in lamiere): 1500 euro

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martedì 19 ottobre 2021

LUNEDI - OTTOBRE 2021

 

Quasi un anno è trascorso dall’ultimo post. E’ stato un periodo un pò impegnativo nella nuova missione: nuovi impegni, costruzioni, imprevisti...

Scrivo da Padova dove sono attualmente per un buon periodo di riposo in famiglia, visite mediche, animazione missionaria. In Congo chiamiamo questo periodo “congedo”, quasi fossimo dei militari: a casa ma pronti a ripartire appena ci sia necessità. 

E’ stato un anno intenso a Gbonzunzu, trascorso in solitaria per diversi mesi ed infine con un confratello, padre Alain, ordinato sacerdote a fine febbraio. Ci ha poi raggiunti a fine aprile e questo ha permesso di affrontare con più serenità gli impegni pastorali. Si occuperà principalmente della scuola secondaria che è affidata alle cure della nostra missione e che nello scorso anno ha avuto come iscritti quasi 200 allievi tra ragazzi e ragazze dei quali purtroppo molti si sono persi per strada: la pausa covid, difficoltà economiche o familiari, gravidanze...


Guardando indietro retrospettivamente possiamo citare all’attivo di questo periodo alcune piccole belle realizzazioni: una casetta che ospiterà uno spaccio di materiali utili alla pastorale ed una farmacia per facilitare la popolazione nell’acquistare farmaci a costi più accessibili. Siamo infatti in una zona aurifera, e questo basta a far duplicare i prezzi di quasi tutti gli articoli commerciabili, che siano alimentari, vestiti, attrezzi o altro, anche se a dire il vero l’oro non è più così abbondante come lo era in passato ed oggigiorno pala, piccone e setaccio avrebbero bisogno di essere sostituiti da scavatori ed altri robusti mezzi meccanici per lasciar sperare ancora in buoni risultati. Al momento della nuova farmacia c’è solo la struttura, ancora vuota di medicinali che saranno però disponibili dal mese di dicembre quando diventerà effettivamente operativa tentando di scardinare un pò la lobbing dei prezzi alti.

Con il nuovo anno scolastico iniziato nel mese di ottobre, cominceranno a funzionare la nuova sede della scuola di taglio e cucito che l’anno scorso ha avuto una ottantina di allieve ripartite in più corsi secondo la disponibilità di spazi e del numero di macchine da cucire.


Anche l’atelier di falegnameria è stato inaugurato e sarà principalmente utilizzato dagli studenti della locale scuola secondaria “Institut Zatua” unendo così alla teoria le necessarie esperienze di pratica.

 

Quasi tutte le scuole superiori che azzardano iniziare degli indirizzi professionali sono infatti confrontate alla mancanza di finanziamenti e quindi mancanza di locali adatti, attrezzi e materiali. Gli studenti, anche se muniti di buona volontà e di entusiasmo sono allora fortemente penalizzati.

 

In questi anni l’atelier dell’Institut era costituito da un solo solido tavolazzo assicurato ad una pianta nel cortile della scuola. Ora potranno vantare una buona costruzione in mattoni e dei macchinari elettrici all’altezza del compito.

 

Se questo è il bilancio sul fronte costruzioni il nostro impegno di missionari si gioca ugualmente e prioritariamente sul fronte dell’evangelizzazione, dell’annuncio di Gesù e del Vangelo dell’Amore, ben sapendo che questo annuncio è doveroso renderlo sia in parole come in azioni.

Ogni struttura come ogni corpo ha bisogno di un’anima, di uno spirito, di una motivazione, di una ispirazione, di un fine. Conoscere la Parola, celebrare la fede, vivere la carità sono le preoccupazioni che rimangono al centro della nostra presenza in luoghi così sperduti e lontani e sono il sale ed il buon sapore delle piccole opere che cerchiamo di realizzare.

 

Non sapremmo fare tutto questo senza l’aiuto di tanti collaboratori e dei catechisti, i responsabili delle 45 piccole comunità ecclesiali di base che compongono le comunità cristiane dei 12 villaggi sparsi sul territorio. Non lo sapremo fare senza l’appoggio dei gruppi Caritas e dei responsabili dell’animazione giovanile, dei movimenti e di tutte le persone di fede e di buona volontà.

Ed infine è la celebrazione eucaristica che tutto raccoglie e tutti raccoglie in canto e danza di lode, in preghiera e ringraziamento, in offerta, in riflessione e impegno. Difficilmente le nostre celebrazioni possono durare meno di due ore, due ore e mezzo, occorre dare ed avere il tempo di sostare senza fretta, per incontrare e stare con la comunità, per ascoltare, riflettere, esprimere, celebrare la fatica, il dolore, la gioia, la nascita, la crescita, il cambiamento... la vita.

Questo tempo di vacanza è così il tempo per staccarmi un pò, vedere da lontano, assaporare, riprendere forze e motivazioni, ed infine ringraziare tutti coloro che nei più diversi modi fanno parte delle radici, della comunità delle origini che genera alla fede, prepara, sostiene ed invia. 


 













 

lunedì 30 novembre 2020

APRI, AGGIUNGI...


Quando all'improvviso arriva un ospite si può essere talvolta messi in ansia perchè non si è pronti a ricevere, ad accogliere, talvolta interiormente si ha paura di far brutta figura, di non essere all’altezza delle aspettative, o nella peggiore delle ipotesi, non si è pronti a condividere il poco od il tanto che si ha. 



In molte culture ed anche qui da noi, l’ospitalità è così sacra che si è pronti ad indebitarsi per ben ricevere una visita inaspettata





 


Giunti a Gbonzunzu l’abbozzo di strada che c’è termina, e se si vuol continuare il viaggio lo si pò fare solamente a piedi per inoltrarsi nelle zone miniere, attraversando in piroga la riviera Nepoko. Un qualsivoglia straniero in visita è allora desiderato perchè diventa “il nuovo” che entra nel quotidiano, lo scuote, lo modifica e lo arricchisce.  

 

Coloro che passano per Gbunzunzu e si fermano alla missione non sono affatto numerosi, anzi. 

Diventa allora un esercizio importante saper scoprire ed accogliere “il nuovo” che si avvicina ma è nascosto dentro o dietro le persone di tutti i giorni, quelle della porta accanto o piuttosto della capanna accanto. Al contrario quando qualcuno bussa ed interiormente mi suggerisco e mi ripeto “so già chi è”, “so già cosa vuole”, in quel momento mi impedisco una apertura vera della porta di casa ma anche della porta del cuore e della mente. 

Accogliere ed aggiungere un piatto a tavola diventa possibile in così tanti modi da poter stupire, e se Avvento e Natale sono preparazione all’accoglienza del Figlio di Dio questa preparazione può riempirsi dei volti e delle situazioni di tantissime persone le 
più diverse.

La malattia senza cure agli ammalati, la miseria dei poveri, l’abbandono degli anziani che mendicano un telo cerato per sfuggire alla pioggia, il bisogno di scuola ed istruzione per gli orfani ed i pigmei, il cibo per i malnutriti... Accoglienza, apertura, aggiungi un piatto.

 

Non avrei voluto iniziare quest’anno, senza preparazione alcuna, una scuola dell’infanzia, eppure più di cinquanta bimbetti sono già lì senza una struttura adeguata, senza insegnati qualificati, senza materiale didattico appropriato. Il sogno dei genitori è di poter loro offrire qualcosa di più di quanto loro stessi hanno ricevuto... Accoglienza, apertura, aggiungi un piatto.

 



Mi sembrava arrischiato, dopo solo un anno di presenza a Gbunzunzu, iniziare le attività di una piccola scuola di taglio e cucito, ma ecco che più di ottanta giovani ragazze e mamme sono lì presenti, tre giorni la settimana per cogliere una opportunità di formazione, di lavoro, di emancipazione. Molte sono giovani spose senza grande istruzione, qualcuna è ragazzina con uno o due anni più dei quindici ma con già un bimbo a carico, qualche altra è insegnante con così tanti figli da far studiare che il magro salario non basta ed occorre inventarsi qualcosa... Accoglienza, apertura, aggiungi un piatto. 

La locale scuola secondaria ha davvero pochi requisiti in ordine per essere all’altezza del compito, con le sue numerose specialità comprese “costruzioni” e “falegnameria”, eppure i giovani si iscrivono carichi del desiderio di riuscire, di imparare. 

Mi domando come sarà possibile accogliere, essere aperti, aggiungere un piatto?

 Alla missione di Gbonzunzu aumentano le visite degli ospiti che non vengono da lontano. Grazie a coloro che ci sono accanto le sfide si aggiungono, ma senza stress, senza ansia, poichè indipendentemente da quanto possiamo condividere, il poco od il tanto, l’ospite è un dono ed il dialogo con lui è ricchezza, ad immagine del dono dall’alto che riviviamo in ogni Natale.

P.S. I miei migliori auguri di Buon Anniversario per i venti anni di esistenza laboriosa ed attiva all’associazione AUPAT di Bologna (Aggiungi Un Posto A Tavola) che ha voluto fare dell’Accoglienza e dell’Aggiungere un piatto il proprio motto e stile di pensiero e d’azione. Con l’augurio aggiungo il ringraziamento per i numerosi piccoli progetti di sviluppo realizzati assieme. Buona festa e buon cammino futuro.

P.S. n° 2  Per quanto riguarda il COVID 19 allo stato attuale ne siamo esenti, nel senso che questa nazione è stata toccata solo marginalmente dalla pandemia per quanto riguarda il numero di contaminati (meno di 20.000 dall’inizio ad oggi) e di morti (meno di 1000). E’ speranza di tutti che possa continuare così. 












 

giovedì 21 maggio 2020

CONFINEMENT


2 gradi Nord dalla linea dell’equatore : in apparenza tempo di pandemia anche a Gbonzunzu. Dalla fine del mese di marzo scuole chiuse, di tutti gli ordini e gradi. Nelle chiese e altri edifici di culto vietate le celebrazioni, possibili solo a qualche “intimo”. Tutto il resto? normale! Applicazione alla congolese del confinement, parola presa dal francese che tutti possono in qualche modo ben interpretare o tradurre, ma a scanso di equivoci ecco cosa dice il dizionario: “Procedura di sicurezza che mira a proteggere le persone all’interno di spazi chiusi in modo da evitare un qualche contatto con una nube tossica o la propagazione di una malattia infettiva”.


Applicazione alla congolese, dicevamo, in quanto con estrema rapidità il confinement è stato intimato su tutto il territorio (otto volte più grande dell’Italia) senza badare a dove i casi di contagio sono realmente e geograficamente presenti, senza prevedere nessuna gradualità circa le norme di applicazione, anche se al momento la quasi totalità dei casi – 1500 circa a metà maggio – è localizzata nella sola capitale Kinshasa che è pressoché l’unico punto di ingresso per i voli aerei internazionali, dovutamente sospesi assieme a tutti quelli nazionali. La prudenza obbliga al rispetto del decreto presidenziale e dello Stato d’urgenza, ma piange il cuore constatare che è un ‘restare a casa’ fittizio poichè commerci, punti di incontro e di svago, mercati e celebrazioni familiari – vedi le cerimonie in occasione dei funerali di congiunti – continuano come d’abitudine mentre al contrario le uniche realtà veramente penalizzate sono le realtà educative della scuola e della vita di fede. Se è bene confinare la popolazione là dove il virus si manifesta è difficile comprendere il perchè del chiudere due attività così importanti lasciando a tutto il resto la libertà di continuare normalmente quindi senza un reale confinement. Pazienza. Viviamo nella speranza.

Sfollati di questi giorni all'est de Congo RDC
Speranza innanzitutto che il virus non arrivi all’interno della nostra foresta poichè le strutture sanitarie e le capacità di cura nelle zone rurali sono totalmente aleatorie. A tutt’oggi, dopo più di un mese dall’inizio dell’emergenza non un solo test è disponibile in un raggio di duecento chilometri, non un solo equipaggiamento di protezione è stato fornito al personale medico, nessun medicinale specifico è disponibile gratuitamente, quindi, speriamo bene. Le sale di rianimazione e le apparecchiature per facilitare la respirazione si contano sulle dita di una mano per un’immensità di territorio e di possibili futuri pazienti.
Speriamo nell’assennatezza delle nostre autorità che spesso non danno prova di buon senso e realismo. Quelle scolastiche, per dare un esempio, hanno avuto il coraggio di annunciare la realizzazione di moduli educativi via internet. Di che prendere in giro la popolazione pensando all’infima percentuale di persone che dispongono di un computer o di un tablet e di una connessione decente. Molte decisioni e dichiarazioni sembrano semplicemente imitare le nazioni europee francofone di riferimento come il Belgio o la Francia ma che risultano inapplicabili sul nostro territorio. Un vero confinement nella megalopoli Kinshasa che si stima conti all’incirca nove milioni di abitanti, è semplicemente impossibile poichè la stragrande maggioranza della popolazione vive alla giornata portando a casa la sera il necessario di che mangiare. Restare a casa significherebbe condannare alla fame tutte queste persone e alla fine risulterebbe impossibile.

Solite code alla sorgente per rifornirsi d'acqua
Speriamo che gli aiuti internazionali che cominciano ad arrivare siano gestiti in modo trasparente e a profitto del sistema sanitario congolese e a beneficio dei malati, vincendo la triste prassi che privilegia il bene personale – leggi corruzione - a scapito del bene comune.
Speriamo in un benedetto vaccino perchè dopo ebola, con il persistere della tubercolosi e con la malaria che continua ad imperversare – per la quale un vaccino non è stato ancora trovato malgrado lungi anni di ricerca – il coronavirus sembra davvero un di più, di cui non c’era affatto bisogno. E tuttavia se pensiamo a quella malattia endemica cui siamo assolutamente abituati, la malaria possiamo argomentare che di malaria si muore; di malaria ci si ammala; dalla malaria ci si cura e si guarisce. Di malaria ci si ri-ammala di nuovo. Della malaria non c’è ancora un vaccino nonostante le numerose ricerche scientifiche e gli ingenti investimenti. In ultima analisi, con la malaria occorre conviverci al momento e da un sacco di tempo. Sarà la stessa cosa anche per il COVID19?

Speriamo infine che dopo oramai due mesi di confinement ‘apparente’ se mai dovesse arrivare veramente l’emergenza sanitaria dovuta al virus, la popolazione sia davvero capace di rispettare le norme sanitarie basilari necessarie.
Per intanto a 2 gradi nord dell’equatore stiamo bene, malgrado la sottile paura che serpeggia negli animi attendendo un peggio che presto o tardi dovrebbe arrivare. Ci preoccupiamo di quello che avviene in Europa e in molti altri paesi del mondo con il numero impressionante di contagiati e di morti. Abbiamo ‘sete’ di riprendere l’ascolto comunitario della Parola di Dio che educa, illumina e guida. Abbiamo ‘fame’ di comunicare all’Eucaristia per rinsaldare fraternità e prospettive di vita eterna. Infatti tra tutte le realtà di questo mondo solo poche tra queste riusciamo davvero a dominare e a dirigere. Siamo perciò abbastanza abituati a metterci nelle Sue mani poichè conduca Lui a buon fine tutte le cose, senza rinunciare a fare la nostra parte, ma riconoscendo il nostro limite.

mercoledì 11 marzo 2020

C'E' MODO E MODO





Mercoledì delle ceneri oggi è anche il giorno del rientro da Kisangani a Gbonzunzu, partenza nel pomeriggio con la compagnia viaggi CLASSIC che mette in strada una serie di pullmans scalcagnati. La strada in questo mese è asciutta vista la stagione, per cui spero che il viaggio fino a Nia Nia sia più o meno tranquillo. Vedremo. A Kisangani abbiamo avuto alcuni giorni di ritiro spirituale e poi la settimana dell’annuale Assemblea Provinciale. Buoni momenti di spiritualità e di fraternità. Mentre aspetto che si avvicini il momento di andare lì dove il pullman partirà ripercorro i vari post scritti fin qui sul blog e trovo un abbozzo di racconto che probabilmente ho dimenticato di pubblicare. Ecco allora il momento buono per farlo anche se data di qualche tempo quando ero a Babonde. 

L’immaginaria carta geografica della parrocchia di Babonde e dei suoi 43 villaggi è puntellata dalla presenza di più di 170 CEVB, ossia dalle piccole Comunità Ecclesiali Viventi di Base, che raggruppano un insieme di famiglie (od un quartiere nei due centri di Babonde e Gbunzunzu) e sono organizzate in modo da sostenere le attività della comunità cristiana. Ogni CEVB ha un responsabile ed un gruppo di animazione per la preghiera, la lettura e la condivisione della Parola di Dio, per il sostegno ai poveri, per qualche attività di miglioramento delle condizioni di vita locali... Molte di queste CEVB sono talvolta presenti solo sulla carta, soprattutto a causa dei relativi responsabili, che lo sono solo di nome e per questo l’animazione langue e le attività scarseggiano. Abbiamo allora pensato ad un “anno speciale” delle CEVB per rivitalizzarle nella loro struttura e nelle loro attività: la costruzione di una piccola barza (tettoia o sala di ritrovo), la scelta di animatori più dinamici e l’attenzione alla loro formazione, la dotazione di strumenti necessari come la Bibbia e di una metodologia appropriata per condurre gli incontri.

Accade qualche tempo fa che una malata grave è trasportata in motocicletta da Gbunzunzu a Nebobongo (75 chilometri passando per Babonde), dove un ospedale ben gestito ed un pò attrezzato lascia sperare in cure più appropriate, anche se spesso è all’ultimo momento che la famiglia del malato prende la decisione di indirizzarsi alla struttura medica con grande ritardo, e con un pronosticato esito nefasto!

Il viaggio della nostra ammalata è in motocicletta. I passeggeri sono tre, come d’abitudine: colui che guida, la malata nel mezzo, sostenuta dal terzo passeggero che sta dietro: per fortuna la sella delle moto di fabbricazione cinese è robusta e sufficientemente lunga. All’altezza di Babonde la moto ha una foratura del pneumatico e una sosta diventa obbligatoria. Mentre si cercano attrezzi e colla, la malata è fatta stendere sotto un albero ed l’animatore responsabile della CEVB che fortuitamente è lì accanto – lo chiamiamo anche  mwalimo che significa “insegnante”, poichè insegna ai ragazzi le prime preghiere ed i primi elementi di catechesi - le porta dell’acqua da bere. Vedendo lì vicino la barza della CEVB, la malata domanda di esservi trasportata all’interno, che gli si tolgano le scarpe, la giacchetta del viaggio e che si preghi per lei. Il mwalimo fa come desidera la malata, le toglie le scarpe, la giacchetta, prega per lei ed infine chiede: cos’è che non va? La malata allora esprime il desiderio che si preghi di nuovo per lei ed in modo particolare per l’assoluzione dei peccati che ha commesso su questa terra e che il buon Dio la possa accogliere nella sua misericordia. Il mwalimo allora prega così come la donna gli chiede, per lei e su di lei, per il perdono dei peccati e di quelli di tutti gli uomini, malvagi e non. Terminata la preghiera la malata rende l’ultimo suo respiro.

Davvero c’è modo e modo per lasciare questo mondo. Se per tutti è necessario quest’ultimo passo, è bello che sia fatto in pace, senza rabbia nè rancore e possibilmente senza rimpianti. La barza della  CEVB ed il mwalimo lì presente, sono stati i segni visibili per orientare le ultime energie e gli ultimi pensieri alla fede; Sono stati anche lo strumento di una riconciliazione dello spirito e dell’anima: coscienza della propria piccolezza e della grandezza e forza della bontà di Dio. Sì, la CEVB ed il mwalimo hanno fatto bene il loro lavoro.


Dall’altra parte della strada invece si accende l’increscioso litigio causato morte della donna, tra i due giovani uomini che l’accompagnavano, l’uno della famiglia di lei, l’altro della famiglia del marito di lei. Il litigio verte sul “dove” portare la salma della defunta affinché sia sepolta, se nel villaggio del marito (nel frattempo assente per lavoro) o nel villaggio della famiglia d’origine della donna. Preoccupati degli attrezzi, della colla e della pompa per riparare il pneumatico forato, i due giovani uomini non hanno potuto “vedere come moriva” colei che avrebbero voluto salvare con una intempestiva corsa all’ospedale. 

Mentre i due chiamavano i presenti come testimoni e giudici delle loro opposte ragioni e diritti sulla salma della defunta, i due non hanno saputo fare silenzio e gustare il racconto che il mwalimo poteva loro fare. Affaccendati nel necessario lavoro per sostenere e far viaggiare il corpo oramai senza vita della defunta, hanno ripreso la strada del ritorno ed hanno perso “la parte migliore”. Davvero c’è modo e modo per morire, così come c’è modo e modo a coloro che restano per accompagnare la morte di chi ci lascia.