L’immaginaria carta geografica della parrocchia di Babonde
e dei suoi 43 villaggi è puntellata dalla presenza di più di 170 CEVB, ossia
dalle piccole Comunità Ecclesiali Viventi di Base, che raggruppano un insieme
di famiglie (od un quartiere nei due centri di Babonde e Gbunzunzu) e sono
organizzate in modo da sostenere le attività della comunità cristiana. Ogni
CEVB ha un responsabile ed un gruppo di animazione per la preghiera, la lettura
e la condivisione della Parola di Dio, per il sostegno ai poveri, per qualche
attività di miglioramento delle condizioni di vita locali... Molte di queste
CEVB sono talvolta presenti solo sulla carta, soprattutto a causa dei relativi
responsabili, che lo sono solo di nome e per questo l’animazione langue e le
attività scarseggiano. Abbiamo allora pensato ad un “anno speciale” delle CEVB
per rivitalizzarle nella loro struttura e nelle loro attività: la costruzione
di una piccola barza (tettoia o sala
di ritrovo), la scelta di animatori più dinamici e l’attenzione alla loro
formazione, la dotazione di strumenti necessari come la Bibbia e di una
metodologia appropriata per condurre gli incontri.
Il viaggio della nostra
ammalata è in motocicletta. I passeggeri sono tre, come d’abitudine: colui che
guida, la malata nel mezzo, sostenuta dal terzo passeggero che sta dietro: per
fortuna la sella delle moto di fabbricazione cinese è robusta e
sufficientemente lunga. All’altezza di Babonde la moto ha una foratura del
pneumatico e una sosta diventa obbligatoria. Mentre si cercano attrezzi e
colla, la malata è fatta stendere sotto un albero ed l’animatore responsabile della
CEVB che fortuitamente è lì accanto – lo chiamiamo anche mwalimo che
significa “insegnante”, poichè insegna ai ragazzi le prime preghiere ed i primi
elementi di catechesi - le porta dell’acqua da bere. Vedendo lì vicino la barza della CEVB, la malata domanda di
esservi trasportata all’interno, che gli si tolgano le scarpe, la giacchetta
del viaggio e che si preghi per lei. Il mwalimo
fa come desidera la malata, le toglie le scarpe, la giacchetta, prega per
lei ed infine chiede: cos’è che non va? La malata allora esprime il desiderio
che si preghi di nuovo per lei ed in modo particolare per l’assoluzione dei
peccati che ha commesso su questa terra e che il buon Dio la possa accogliere
nella sua misericordia. Il mwalimo
allora prega così come la donna gli chiede, per lei e su di lei, per il perdono
dei peccati e di quelli di tutti gli uomini, malvagi e non. Terminata la
preghiera la malata rende l’ultimo suo respiro.
Mentre
i due chiamavano i presenti come testimoni e giudici delle loro opposte ragioni
e diritti sulla salma della defunta, i due non hanno saputo fare silenzio e
gustare il racconto che il mwalimo
poteva loro fare. Affaccendati nel necessario lavoro per sostenere e far
viaggiare il corpo oramai senza vita della defunta, hanno ripreso la strada del
ritorno ed hanno perso “la parte migliore”. Davvero c’è modo e modo per morire,
così come c’è modo e modo a coloro che restano per accompagnare la morte di chi
ci lascia.