29 dicembre, festa liturgica della Santa famiglia di Betlemme, d’Egitto e di Nazareth. Quando si dice che l’uomo è “pellegrino su questa terra”, certamente è stato vero per la famiglia umana di Gesù (Betlemme, Egitto, Nazareth) ma lo è anche per il più sedentario e stabile degli umani, non fosse altro per il fatto che i suoi anni sono sempre pochi, passano in fretta e si lascia il posto ad altri.
Mi affascina il viaggio, posso conoscere il punto di partenza e quello di arrivo ma non posso conoscere tutti i dettagli del percorso, gli incontri che si faranno, le scoperte, gli azzardi, le provocazioni, il bene da ricevere, le accellerazioni e i ritardi. In questo viaggio siamo alla fine di un anno. Guardo indietro e vedo il già accaduto. Guardo avanti ed immagino.
Gbunzunzu, la nuova missione, la nuova parrocchia, la nuova comunità hanno preso forma e si sono messe in moto. E’ come una locomotiva che faticosamente vince l’inerzia con tutto il suo bagaglio di vagoni, di persone, di esperienze, di storia, ma che una volta in movimento sembra andare da sè, senza troppo sforzo: forza della chiesa, forza della struttura e della sua organizzazione all’interno della quale si muove lo Spirito, che tuttavia non può essere contenuto in questa struttura e che sempre la sorpassa per renderla nuova.
Era l’anno 2005 l’inizio del progetto Gbunzunzu. Era il 27 ottobre 2019 – solo un paio di mesi fa – la data dell’inaugurazione: non male i quattordici anni come tempo di riscaldamento e di preparazione. Solenne celebrazione: vescovo e confratelli sacerdoti, autorità amministrative e politiche, locali e nazionali, amici, fedeli e curiosi.
Lascio la mia prima comunità per ricominciare dalla missione di Gbonzunzu, le sfide saranno molte, la presenza di numerose sette religiose, la mentalità tutta particolare di chi vive in zona miniere, la presenza di una popolazione eterogenea proveniente dalle differenti zone geografiche adiacenti... tra le altre sfide la lingua lingala, che non conosco affatto e che pian piano proverò a fare mia.
Il Centro nutizionale che abbiamo chiamato “Talita Kum – bambino alzati” funziona da diversi anni a Babonde ed ora abbiamo azzardato inaugurarne un secondo a Gbonzunzu, all’interno di strutture semplici ma efficaci, in attesa di poter offrire un contesto migliore per le cure necessarie che ogni bimbo merita.
Un mese dopo l’apertura la frequanza media si attesta sulle venticinque presenze giornaliere.
Siamo stati fortunati nel reperire senza ritardo due persone qualificate in studi infermieristici e già sperimentate nel lavoro pratico in modo da costituire l’equipe medica necessaria. Se a Babonde il centro rimane aperto per cinque giorni alla settimana qui a Gbonzunzu riusciamo per il momento a tenerlo aperto per soli tre giorni la settimana, ma anche così abbiamo già potuto curare e dimettere oramai guariti una ventina di bimbi.
Questo centro è senz’altro una benedizione per il circondario.
Le strutture sanitarie pubbliche organizzate dallo Stato e i servizi sanitari sono infatti ridotti ai minimi termini in fatto di personale, di attrezzature, di edifici.
Se l’infermiere responsabile è malato o viaggia, il dispensario rimane sguarnito ed i degenti restano senza consultazione e assistenza necessaria. Il laboratorio analisi è ridotto ad un microscopio e a qualche reagente. Le medicine ciascuno se le compera secondo la capacità delle proprie tasche nelle numerose farmacie adiacenti.
Ricominciando da Gbonzunzu collaboreremo con questo nostro piccolo Centre de Santé.

L’anziano signore che ogni anno modella le statuine da collocare nel presepio anche quest’anno è arrivato puntuale alla vigilia del 25 con, nel suo paniere, “Maria, Giuseppe, il bimbo Gesù, l’asino, il bue ed i pastori”. Con grande sorpresa ha confezionato anche una tartaruga, una tartaruga gigante da gareggiare con l’asino ed il bue per la sua taglia! Non ho avuto la presenza di spirito di chiedergli il perchè di questa aggiunta pensando semplicemente all’espressione, fuori proporzione, di una creatività spontanea.
Poi però ho voluto interpretare personalmente questa eccentrica presenza
pensando come tutte le genti sono chiamate ad accorrere per vedere e
meravigliarsi della presenza del figlio di Dio fatto uomo. Tutti sono chiamati
a glorificare il Padre celeste e a ricevere e costruire la Pace in terra
arrivando davanti alla grotta, ciascuno con il proprio passo e la propria
velocità. Ecco che anche la lenta tartaruga vi è giunta e quest’anno ha trovato
un posto in prima fila. Ho pensato così al percorso di fede di ciascuno, a
volte accellerato altre volte dal ritmo lento ed inconstante. Anche per me
ricominciare dalla missione di Gbonzunzu significa un nuovo percorso da
affrontare, che inizia ugualmente nella dimensione di fede, continuando quel
viaggio antico mai terminato.
Alla Santa messa della notte e del 25, al momento della
benedizione finale abbiamo chiamato davanti all’altare, vicino al presepio, le
mamme con i loro bambini piccoli che portavano in braccio, quindi possiamo
supporre dai zero ai quindici mesi, erano all’incirca un centinaio: se il futuro
politico ed economico di questo paese è incerto, lo sviluppo demografico al
contrario è molto certo. Che ne sarà del domani di questi bimbi? Se
l’istruzione scolastica zoppica ed è riservata a meno della metà degli aventi
diritto, abbiamo speranza e lavoriamo affinchè anche il cammino lento di questa
nazione possa avanzare e siamo certi che l’annunzio del Vangelo e l’esempio di
Gesù il Cristo possono irrobustire la speranza di un avvenire più equo, di uno
spirtito di servizio e di dedizione più vero, di un amore più universale e
solidale. Ricominciamo da Gbonzunzu.

